
Teheran: 'Pronti alla difesa totale se gli Usa violano l'intesa'. A rischio la tregua in Medio Oriente
Il capo negoziatore Ghalibaf avverte: la guerra non finirà con la resa dell'Iran, mentre Trump dichiara finito il cessate-fuoco ma apre a nuovi colloqui.
La guerra tra Iran e Stati Uniti non si concluderà con una resa di Teheran, e solo chi è pronto al conflitto può negoziare con Washington. È il messaggio che il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento, ha affidato a un incontro con l'omologo indonesiano, secondo quanto riportato da fonti iraniane. Ghalibaf ha aggiunto che l'Iran è preparato a una «difesa totale» nel caso in cui gli americani violino il memorandum d'intesa firmato a metà giugno per porre fine alle ostilità in Medio Oriente. Durante i colloqui, ha rivelato, aveva già detto al vicepresidente statunitense J.D. Vance che Teheran «non ha alcuna fiducia» negli Stati Uniti.
L'intesa, raggiunta con la mediazione del Pakistan e un ruolo chiave del Qatar, prevedeva in quattordici punti la riapertura dello Stretto di Hormuz, un allentamento delle restrizioni finanziarie contro l'Iran e l'avvio di negoziati tecnici sul programma nucleare, oltre a un cessate-il-fuoco su tutti i fronti. Dopo un solo round di colloqui diretti in Svizzera e alcuni incontri tecnici indiretti a Doha, il percorso diplomatico è stato travolto questa settimana da una nuova escalation: attacchi attribuiti a Teheran contro navi mercantili nello Stretto, raid statunitensi su obiettivi in territorio iraniano e, come ritorsione, lanci di droni e missili iraniani contro basi americane in Kuwait, Bahrein, Qatar e Giordania.
Secondo fonti statunitensi, il presidente Donald Trump ha dichiarato che il cessate-il-fuoco «è finito», pur accettando di proseguire i colloqui con l'Iran. Una delegazione qatariota è giunta a Teheran per tentare di riportare le parti al tavolo. La posizione iraniana, tuttavia, lega esplicitamente la capacità negoziale alla deterrenza militare, segnalando che Teheran non intende cedere a pressioni. Analisti regionali osservano che la combinazione di dichiarazioni bellicose e canali diplomatici ancora aperti riflette un equilibrio precario, in cui entrambi gli attori cercano di guadagnare posizioni senza innescare una guerra su larga scala.
Per l'Italia e l'Europa, la posta in gioco è alta. Lo Stretto di Hormuz è un crocevia energetico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale; un'interruzione prolungata dei traffici farebbe impennare i prezzi, con effetti diretti sulle economie del Mediterraneo. Fonti diplomatiche europee hanno espresso preoccupazione per l'escalation, mentre Bruxelles segue con attenzione gli sforzi di mediazione. Al momento, il dossier resta in bilico: il Qatar tenta una nuova mediazione, Trump alterna aperture e minacce, e Teheran ribadisce che la partita si giocherà sul terreno della forza, non della resa.
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L'Iran ribadisce la propria determinazione a difendersi, rifiutando ogni resa e ponendo la guerra come unica via per il negoziato.
Il blocco amplifica le dichiarazioni iraniane senza contrapporre voci alternative, creando una narrazione di forza e intransigenza.
Il blocco omette le dichiarazioni statunitensi e i dettagli dell'accordo, concentrandosi esclusivamente sulla posizione iraniana.
L'Iran avverte che non si arrenderà, ma il tono è distaccato e privo di enfasi.
Il blocco riporta la dichiarazione come un fatto, senza aggiungere contesto o commento, mantenendo una posizione di osservatore.
Il blocco omette il contesto dell'accordo e le dichiarazioni di Trump, riducendo la notizia a una semplice citazione.
L'Iran e gli Stati Uniti sono in rotta di collisione, con Teheran che prepara una difesa totale e Washington che dichiara fallito il cessate il fuoco.
Il blocco mette in parallelo le dichiarazioni di Iran e USA, creando un quadro di imminente escalation senza prendere posizione.
Il blocco omette le motivazioni iraniane di non aver cercato la guerra, concentrandosi sulla minaccia di difesa totale.
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