
Teheran minaccia di non sentirsi più vincolata all’intesa con Washington
L’ambasciatore iraniano all’ONU avverte: se gli Stati Uniti continueranno a violare il memorandum di Islamabad, l’Iran si riterrà libero da ogni obbligo. In bilico la tregua e i negoziati.
L’Iran ha formalmente messo in guardia gli Stati Uniti: in caso di nuove violazioni del memorandum d’intesa firmato a Islamabad, Teheran non si considererà più obbligata a rispettare i propri impegni. La dichiarazione, rilasciata sabato sera dal rappresentante permanente iraniano alle Nazioni Unite Amir Saeid Iravani a margine di una riunione del Consiglio di Sicurezza, segna un innalzamento della tensione dopo giorni di attacchi reciproci e nuove sanzioni americane. Secondo la ricostruzione fornita dalla diplomazia iraniana, i bombardamenti statunitensi del 7 e 8 luglio contro isole e città meridionali dell’Iran costituiscono una «palese violazione» della Carta dell’Onu e delle clausole del memorandum che imponevano la cessazione immediata delle ostilità. Teheran, ha precisato Iravani, resta disposta ad attuare l’intesa «a condizione che gli Stati Uniti rispettino pienamente e in buona fede i propri obblighi».
La posizione iraniana è stata ribadita su più fronti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in un messaggio su X, ha accusato il segretario al Tesoro americano di aver violato il paragrafo 9 del memorandum con l’imposizione di nuove sanzioni e la revoca delle licenze per l’export petrolifero, definite da Teheran un colpo diretto agli impegni di normalizzazione economica. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei ha elencato una serie di infrazioni americane, citando le clausole 1 e 2 – quelle che sancivano lo stop alle operazioni militari – e ha ribadito la dottrina iraniana del «impegno contro impegno»: nessun passo verrà compiuto senza reciprocità. Fonti vicine al negoziato ricordano che l’intesa, mediata dal Pakistan e siglata il 18 giugno, doveva porre fine a un conflitto armato iniziato il 28 febbraio e aprire la strada a colloqui per una soluzione permanente.
Da Washington, il presidente Donald Trump ha dichiarato conclusa la tregua ma ha al contempo confermato che i colloqui con l’Iran proseguiranno, con un nuovo round atteso in Svizzera già nella prossima settimana. L’amministrazione americana ha giustificato i raid come una risposta alle restrizioni imposte da Teheran al traffico nello Stretto di Hormuz, mentre il Comando centrale statunitense ha rivendicato le operazioni come azioni mirate. Le due narrazioni appaiono inconciliabili: ciascuna parte accusa l’altra di aver violato per prima l’intesa, pur dichiarandosi disponibile al dialogo. Analisti mediorientali osservano che la sequenza di attacchi e contromosse – inclusi i lanci iraniani contro basi americane in Bahrain e Kuwait – sta erodendo la credibilità del memorandum come cornice di riferimento.
Per l’Europa e l’Italia, la posta in gioco è immediata. La sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante del petrolio e del gas naturale liquefatto destinati ai mercati mediterranei, resta esposta a un’instabilità che potrebbe tradursi in nuovi shock energetici. Osservatori di Bruxelles sottolineano che un collasso dell’intesa di Islamabad rischierebbe di riaccendere un conflitto regionale su larga scala, con conseguenze dirette sulle rotte commerciali e sui prezzi delle materie prime. Al momento, il dossier è in una fase di stallo carico di reciproche accuse: i contatti diplomatici non sono stati interrotti, ma la finestra per un rilancio credibile del negoziato appare sempre più stretta.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.50 | critical |
Iran defends its sovereignty and conditions cooperation on US compliance.
The Iranian press builds a hierarchy of threats: first listing US violations, then presenting Iran's response as proportionate and legitimate.
Iranian press omits any mention of Iranian military actions in the Strait of Hormuz that preceded US strikes, which would complicate the narrative of unprovoked US aggression.
Southeast Asian press reports the Iranian position as a matter of fact, without taking sides.
Uses journalistic detachment: cites official sources and contextualizes with Pakistani mediation, avoiding judgment.
The Southeast Asian press omits the Iranian foreign minister's direct accusation of US sanctions as a breach, and the emotional framing of US aggression, presenting a more sanitized version.
Iran accuses the United States of systematically violating the understanding and presents itself as the compliant party.
Arab press uses personification of the state: attributes intentions and actions to 'Iran' and 'the United States' as unitary actors, polarizing the conflict.
The Arab Levant-Maghreb press omits the conditional nature of Iran's commitment as stated by its UN ambassador, and the context of mutual exchanges of fire, presenting a more one-sided narrative of US aggression.
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