
Teheran allestisce i funerali di Khamenei tra imponenti misure di sicurezza e assenze europee
Le esequie del leader ucciso il 28 febbraio si terranno dal 4 al 9 luglio in Iran e in Iraq, con l’obiettivo dichiarato di rinsaldare l’unità nazionale dopo mesi di guerra e proteste.
A cinque mesi dalla morte dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio nel bombardamento della sua residenza durante il primo giorno dell’offensiva congiunta americano-israeliana, l’Iran si appresta a celebrare funerali di Stato che, per scala e coreografia, appaiono disegnati come un test di tenuta del sistema. Le cerimonie si articoleranno in sei giorni, dal 4 al 9 luglio, toccando Teheran, Qom, Mashhad e le città sante irachene di Najaf e Karbala. Secondo i piani diffusi dalle agenzie semiufficiali iraniane, la salma sarà esposta nella Mosalla dell’imam Khomeini, il grande complesso di preghiera della capitale, dove le autorità prevedono un’affluenza compresa tra i quindici e i venti milioni di persone. Tre giorni di lutto cittadino, chiusura totale del centro storico e imponenti restrizioni alla circolazione trasformeranno Teheran in un palcoscenico blindato, mentre la televisione di Stato trasmette documentari e avvisi sulle temperature torride attese durante i cortei.
Nella narrazione ufficiale iraniana, l’evento ha una duplice funzione: onorare la memoria della guida suprema che ha retto il paese per trentasette anni e, come ha dichiarato il responsabile dell’organizzazione Ali Akbar Pourjamshidian, «rafforzare la coesione e l’unità nazionale tra le diverse componenti politiche, sociali e religiose attorno al ruolo centrale della Guida». Manifesti che promettono un «futuro radioso» tappezzano le strade, mentre gli operai ultimano gli allestimenti sotto la sorveglianza di ingenti forze di sicurezza. L’enfasi sull’unità arriva dopo mesi di fragilità interna: le proteste contro il carovita e il governo che hanno scosso il paese nei sei mesi successivi allo scoppio del conflitto, e un cessate il fuoco con Stati Uniti e Israele che, secondo osservatori regionali, ha congelato ma non risolto le tensioni militari.
La dimensione regionale è marcata dalla scelta di includere l’Iraq nel percorso funebre. Le processioni a Najaf e Karbala, organizzate con il sostegno delle Unità di mobilitazione popolare irachene, proiettano l’eredità di Khamenei oltre i confini nazionali, in un momento in cui Teheran cerca di rinsaldare l’influenza sull’asse sciita. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in visita a Baghdad, ha parlato di un evento che «sarà ricordato dalla storia» e che «contribuirà a consolidare i legami di fratellanza» tra i due popoli. Al tempo stesso, il portavoce del ministero degli Esteri Esmaïl Baghaï ha escluso la presenza di rappresentanti europei, affermando che l’Europa «non si è messa dalla parte giusta della storia» durante la guerra. Una presa di distanza che, nell’ottica di Bruxelles, riflette il congelamento dei canali diplomatici seguito al conflitto e alla designazione del successore.
La successione stessa resta un nodo irrisolto. Il figlio secondogenito di Khamenei, Mojtaba, è stato nominato nuova Guida suprema dall’Assemblea degli Esperti già ai primi di marzo, ma da allora non è apparso in pubblico. Il rinvio dei funerali – inizialmente previsti per marzo e posticipati a causa della guerra – ha alimentato, secondo analisti vicini all’opposizione, interrogativi sulla solidità della transizione e accuse di una regia statale volta a gonfiare la partecipazione popolare. Le cerimonie si concluderanno il 9 luglio con la sepoltura nel mausoleo dell’imam Reza a Mashhad, città natale di Khamenei e capitale spirituale dello sciismo iraniano. Da quel momento, il nuovo establishment dovrà misurarsi con la capacità di trasformare una coreografia di massa in un effettivo consolidamento del potere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le esequie rappresentano un momento di unità nazionale e riconoscimento internazionale. Dignitari regionali e internazionali parteciperanno per onorare l'eredità del defunto leader. Le cerimonie rafforzeranno il ruolo centrale della Repubblica Islamica.
Il regime sta organizzando un funerale elaborato mesi dopo la morte di Khamenei per proiettare forza, ma il ritardo ha alimentato dubbi sulla successione e la legittimità. I critici accusano le autorità di gonfiare le cifre della partecipazione per mascherare il malcontento interno.
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