
Giappone e Corea, i ct ai poli opposti: Moriyasu verso il rinnovo, Hong si dimette sotto scorta
Dopo l'eliminazione dal Mondiale 2026, Hajime Moriyasu riceve la fiducia della federazione nipponica, mentre Hong Myung-bo lascia tra le minacce dei tifosi e Keisuke Honda si autocandida.
L'uscita simultanea di Giappone e Corea del Sud dal Mondiale 2026 ha prodotto due storie speculari, capaci di raccontare più di ogni analisi tattica il rapporto tra una nazione e il proprio commissario tecnico. I Samurai Blue sono caduti a Houston con l'onore delle armi: in vantaggio sul Brasile, hanno retto l'urto per quasi tutta la partita, per poi essere piegati da un gol nei minuti di recupero che ha spento il sogno dei quarti. La Corea, invece, non è nemmeno scesa in campo nel giorno della condanna: l'eliminazione è arrivata da lontano, quando la vittoria della Repubblica Democratica del Congo sull'Uzbekistan ha cancellato l'ultima speranza di ripescaggio come migliore terza. Eppure, a poche ore dai rispettivi rimpatri, i due tecnici hanno vissuto accoglienze diametralmente opposte.
All'aeroporto di Incheon, Hong Myung-bo è stato investito da fischi e insulti da parte di centinaia di tifosi. Non era solo la delusione sportiva: nei giorni precedenti la federcalcio coreana aveva raccolto segnalazioni di minacce di morte indirizzate al ct, un clima che ha spinto Hong a rassegnare le dimissioni per la seconda volta in carriera dopo il passo indietro del 2014. In Giappone, al contrario, il presidente della JFA Tsuneyasu Miyamoto ha confermato l'intenzione di prolungare il contratto di Hajime Moriyasu per un altro anno, con l'obiettivo dichiarato di guidare la nazionale alla Coppa d'Asia del 2027 in Arabia Saudita. Moriyasu, visibilmente provato, ha parlato di «rammarico profondo» per non aver saputo gestire meglio i cartellini contro il Brasile, ma non ha sciolto la riserva sul proprio futuro, chiedendo tempo per «riposare e riflettere».
La notizia del rinnovo ha però incrinato il fronte interno. L'ex stella Keisuke Honda, che in passato ha allenato la Cambogia con un bilancio di nove vittorie in trentaquattro partite, ha bollato l'offerta della JFA come un «tappabuchi» dettato dall'assenza di alternative credibili. Con un messaggio sui social, ripreso con enfasi dai media indonesiani e brasiliani, Honda si è proposto per un anno di prova: «Se perdiamo la Coppa d'Asia, potete licenziarmi senza fare domande». La sua uscita ha acceso un dibattito che va oltre il nome del successore, mettendo in discussione la reale profondità del progetto tecnico nipponico, da molti osservatori asiatici considerato il più avanzato del continente.
Il caso giapponese-coreano non è isolato. La prima fase a eliminazione diretta del torneo ha già consumato altri addii eccellenti: Ronald Koeman ha lasciato l'Olanda dopo la sconfitta con il Marocco, e lo stesso Hong Myung-bo si unisce a una lista di ct illustri travolti dalla pressione di un Mondiale finito troppo presto. Eppure, la direzione intrapresa da Tokyo appare in controtendenza. Mentre Seul si interroga su come ricostruire dopo il trauma, il Giappone sembra voler blindare la continuità tecnica, forte di un percorso che negli ultimi due cicli mondiali ha prodotto un ottavo di finale a Qatar 2022 e una fase a gironi da imbattuta nel 2026, con un pareggio contro l'Olanda a certificare la crescita.
Ora lo sguardo è già rivolto alla Coppa d'Asia. Per il Giappone, la conferma di Moriyasu rappresenterebbe il tassello di una strategia a lungo termine che punta dichiaratamente al titolo mondiale del 2050. Per la Corea del Sud, invece, si apre una fase di rifondazione, con l'ombra delle minacce a Hong che solleva interrogativi più ampi sulla pressione sociale attorno alla nazionale. In mezzo, la provocazione di Honda ricorda che nel calcio asiatico le successioni non sono mai solo questioni di panchina, ma specchi di ambizioni e fratture generazionali.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa giapponese segue il ritorno e la conferenza stampa del ct Moriyasu, sottolineando l'offerta di un nuovo contratto nonostante l'uscita ai sedicesimi. Il tono è misurato, concentrato sulla continuità del progetto e sul contrasto con il ct sudcoreano che riceve minacce di morte, ma senza sensazionalismi.
I media del Sud-est asiatico drammatizzano i destini opposti: l'allenatore del Giappone viene premiato con un rinnovo, mentre quello della Corea del Sud riceve minacce di morte dopo l'eliminazione. La copertura è allarmistica, sottolineando le reazioni estreme e la differenza 'come tra cielo e terra' tra le due situazioni.
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