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Geopolitica e Politicamercoledì 1 luglio 2026

Teheran subordina i colloqui finali all’attuazione del memorandum: «Pronti alla guerra»

Il capo negoziatore Ghalibaf esige il rispetto di cinque clausole preliminari, dalla tregua in Libano allo sblocco degli asset, prima di qualsiasi passo successivo.

L’Iran ha formalizzato un ultimatum che lega la prosecuzione del dialogo con Washington all’adempimento integrale delle clausole preliminari del memorandum d’intesa firmato il 19 giugno. Il presidente del Parlamento e capo della delegazione negoziale, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato in un’intervista televisiva che Teheran «è pronta alla guerra» qualora gli Stati Uniti non onorino gli impegni assunti, precisando che il negoziato su un accordo definitivo non potrà iniziare finché non saranno attuati i cinque punti prioritari: la fine delle ostilità in Libano, la revoca del blocco navale, la riapertura dello Stretto di Hormuz, le licenze per l’export petrolifero iraniano e lo sblocco dei fondi congelati.

Secondo la lettura fornita da Teheran, il memorandum rappresenta un’intesa operativa e non ancora un quadro politico risolutivo. Ghalibaf ha ricordato che l’esperienza del JCPOA del 2015 ha dimostrato come persino una ratifica in sede di Consiglio di Sicurezza non offra garanzie esecutive, e ha perciò rivendicato il diritto all’arricchimento dell’uranio come «non negoziabile», pur ribadendo che il programma nucleare iraniano resta sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e nel perimetro del Trattato di non proliferazione. In quest’ottica, la leadership iraniana considera le clausole preliminari un test di credibilità: senza la loro piena attuazione, ha avvertito il capo negoziatore, l’Iran non procederà alla fase successiva e si riserva di reagire con mezzi militari a quelle che definisce violazioni dell’intesa, citando incidenti in corso nel Golfo Persico.

Da Washington, il presidente Trump ha confermato che i colloqui tecnici sono in corso a Doha e ha espresso ottimismo, affermando che l’Iran avrebbe accettato di non dotarsi di armi nucleari. La Casa Bianca inquadra il memorandum come un passo verso una de-escalation regionale, ma fonti diplomatiche europee osservano che la sequenza imposta da Teheran – prima l’attuazione delle misure umanitarie ed economiche, poi il negoziato politico – riflette una strategia negoziale che punta a consolidare risultati tangibili prima di affrontare i nodi più controversi, a cominciare dal programma missilistico e dal ruolo regionale dell’Iran. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è duplice: la stabilizzazione del Libano, dove un comitato congiunto Iran-Usa-Libano dovrebbe monitorare il cessate il fuoco, e la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, via cruciale per gli approvvigionamenti energetici del Mediterraneo.

Il dispositivo concordato prevede un periodo di sessanta giorni durante il quale il transito nello stretto resta gratuito, per poi introdurre un sistema di pedaggi. Ghalibaf ha quantificato in oltre quaranta milioni di barili il petrolio esportato da quando il blocco navale è stato allentato, a fronte di un blocco quasi totale nelle settimane precedenti. I colloqui tecnici in corso a Doha, mediati da Qatar e Pakistan, si concentrano proprio sull’attuazione delle clausole del memorandum, incluso lo sblocco degli asset. Al momento non sono previsti incontri ad alto livello politico, ha chiarito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, mentre il Qatar ha confermato che le discussioni tecniche proseguiranno nei prossimi giorni. La scadenza del 21 agosto per le deroghe alle sanzioni petrolifere fissa un orizzonte temporale entro il quale le parti dovranno dimostrare di aver rispettato gli impegni, pena il rischio di un nuovo inasprimento.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'Iran ha segnalato la propria disponibilità a un'azione militare qualora gli Stati Uniti non attuino il memorandum concordato. Teheran insiste sulla piena esecuzione dei termini dell'accordo, ma avverte che il mancato rispetto la costringerà a ricorrere alla guerra. La dichiarazione sottolinea la determinazione iraniana a ritenere Washington responsabile.

Stampa indiana e sudasiatica
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L'Iran ha tracciato una linea rossa, avvertendo che non procederà ai negoziati finali finché gli Stati Uniti non avranno adempiuto agli impegni previsti dal memorandum. Pur privilegiando la via diplomatica, Teheran ha chiarito di essere pronta alla guerra in caso di fallimento del dialogo. Il messaggio pone una condizione preliminare ferma in vista dei colloqui in Qatar.

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Teheran subordina i colloqui finali all’attuazione del memorandum: «Pronti alla guerra»

Il capo negoziatore Ghalibaf esige il rispetto di cinque clausole preliminari, dalla tregua in Libano allo sblocco degli asset, prima di qualsiasi passo successivo.

L’Iran ha formalizzato un ultimatum che lega la prosecuzione del dialogo con Washington all’adempimento integrale delle clausole preliminari del memorandum d’intesa firmato il 19 giugno. Il presidente del Parlamento e capo della delegazione negoziale, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato in un’intervista televisiva che Teheran «è pronta alla guerra» qualora gli Stati Uniti non onorino gli impegni assunti, precisando che il negoziato su un accordo definitivo non potrà iniziare finché non saranno attuati i cinque punti prioritari: la fine delle ostilità in Libano, la revoca del blocco navale, la riapertura dello Stretto di Hormuz, le licenze per l’export petrolifero iraniano e lo sblocco dei fondi congelati.

Secondo la lettura fornita da Teheran, il memorandum rappresenta un’intesa operativa e non ancora un quadro politico risolutivo. Ghalibaf ha ricordato che l’esperienza del JCPOA del 2015 ha dimostrato come persino una ratifica in sede di Consiglio di Sicurezza non offra garanzie esecutive, e ha perciò rivendicato il diritto all’arricchimento dell’uranio come «non negoziabile», pur ribadendo che il programma nucleare iraniano resta sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e nel perimetro del Trattato di non proliferazione. In quest’ottica, la leadership iraniana considera le clausole preliminari un test di credibilità: senza la loro piena attuazione, ha avvertito il capo negoziatore, l’Iran non procederà alla fase successiva e si riserva di reagire con mezzi militari a quelle che definisce violazioni dell’intesa, citando incidenti in corso nel Golfo Persico.

Da Washington, il presidente Trump ha confermato che i colloqui tecnici sono in corso a Doha e ha espresso ottimismo, affermando che l’Iran avrebbe accettato di non dotarsi di armi nucleari. La Casa Bianca inquadra il memorandum come un passo verso una de-escalation regionale, ma fonti diplomatiche europee osservano che la sequenza imposta da Teheran – prima l’attuazione delle misure umanitarie ed economiche, poi il negoziato politico – riflette una strategia negoziale che punta a consolidare risultati tangibili prima di affrontare i nodi più controversi, a cominciare dal programma missilistico e dal ruolo regionale dell’Iran. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è duplice: la stabilizzazione del Libano, dove un comitato congiunto Iran-Usa-Libano dovrebbe monitorare il cessate il fuoco, e la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, via cruciale per gli approvvigionamenti energetici del Mediterraneo.

Il dispositivo concordato prevede un periodo di sessanta giorni durante il quale il transito nello stretto resta gratuito, per poi introdurre un sistema di pedaggi. Ghalibaf ha quantificato in oltre quaranta milioni di barili il petrolio esportato da quando il blocco navale è stato allentato, a fronte di un blocco quasi totale nelle settimane precedenti. I colloqui tecnici in corso a Doha, mediati da Qatar e Pakistan, si concentrano proprio sull’attuazione delle clausole del memorandum, incluso lo sblocco degli asset. Al momento non sono previsti incontri ad alto livello politico, ha chiarito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, mentre il Qatar ha confermato che le discussioni tecniche proseguiranno nei prossimi giorni. La scadenza del 21 agosto per le deroghe alle sanzioni petrolifere fissa un orizzonte temporale entro il quale le parti dovranno dimostrare di aver rispettato gli impegni, pena il rischio di un nuovo inasprimento.

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L'Iran ha segnalato la propria disponibilità a un'azione militare qualora gli Stati Uniti non attuino il memorandum concordato. Teheran insiste sulla piena esecuzione dei termini dell'accordo, ma avverte che il mancato rispetto la costringerà a ricorrere alla guerra. La dichiarazione sottolinea la determinazione iraniana a ritenere Washington responsabile.

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L'Iran ha tracciato una linea rossa, avvertendo che non procederà ai negoziati finali finché gli Stati Uniti non avranno adempiuto agli impegni previsti dal memorandum. Pur privilegiando la via diplomatica, Teheran ha chiarito di essere pronta alla guerra in caso di fallimento del dialogo. Il messaggio pone una condizione preliminare ferma in vista dei colloqui in Qatar.

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