
Tabacco, risparmi e pensioni: la partita globale della sicurezza sociale
Dalla Germania che alza la tassa sulle sigarette per tappare i buchi della sanità agli Stati Uniti che vedono esaurirsi il Trust Fund entro il 2032, i governi cercano risposte diverse a una stessa crisi demografica.
A partire dal 2027 il prezzo di un pacchetto di sigarette in Germania salirà progressivamente fino a 11,78 euro nel 2030, con un prelievo fiscale che passa da 4 a 6,19 euro a pacchetto. L’inasprimento, che dovrebbe generare 4,44 miliardi di euro di gettito aggiuntivo fino al 2030, è stato appena riformulato dal Ministero delle Finanze di Berlino per coprire anche un disavanzo di 750 milioni dell’assicurazione sanitaria pubblica. La misura rivela una tendenza più ampia: di fronte all’invecchiamento della popolazione, i governi attingono a leve fiscali sempre più creative per puntellare sistemi previdenziali sotto stress.
La stessa urgenza si legge nei dati malesiani: solo il 38,3% dei contribuenti attivi del fondo pensione obbligatorio EPF ha raggiunto la soglia di risparmio minima per l’età, ha riferito il viceministro delle Finanze Liew Chin Tong. Secondo economisti di Kuala Lumpur, il nodo non è la mancanza di strumenti di risparmio – esistono già fondi privati e statali – ma la debolezza strutturale dei salari, che impedisce versamenti costanti e adeguati. Anche in Kenya, dove oltre il 70% dei lavoratori arriva alla pensione senza alcuna copertura formale, gli esperti di Enwealth Financial Services segnalano errori frequenti nei calcoli delle prestazioni e invitano i futuri pensionati a verificare minuziosamente i propri estratti contributivi.
Sul fronte opposto dell’Atlantico, il Congressional Budget Office stima che il Social Security Trust Fund americano si esaurirà entro il 2032, con un taglio automatico delle prestazioni fino al 28% in assenza di interventi. Analisti di Washington osservano che il sistema, nato nel 1936 con un rapporto di 16,5 lavoratori per ogni pensionato, oggi ne conta appena 2,7, mentre l’aliquota contributiva è salita al 15,3%. La prospettiva di un default strisciante attraverso la svalutazione della moneta, simile a quanto accaduto al sistema pensionistico sovietico, comincia a circolare tra gli osservatori più scettici. Intanto nel Regno Unito la commissione Tesoro della Camera dei Comuni ha bocciato la Strategia per l’inclusione finanziaria del governo, giudicandola priva di obiettivi misurabili e di un’analisi quantitativa dell’esclusione, che colpisce 13,1 milioni di adulti a bassa resilienza finanziaria.
In Europa meridionale la tensione si sposta sull’età di pensionamento. In Spagna, la riforma del 2011 fissa a 67 anni l’uscita dal lavoro per chi non raggiunge 38 anni e mezzo di contributi, ma funzionari della Seguridad Social come Alfonso Muñoz Cuenca avvertono che «è molto difficile che un lavoratore arrivi a 67 anni in piena capacità al ritmo che oggi si esige», descrivendo casi di esaurimento psicofisico tra operai e personale sanitario. La proposta di una «decelerazione lavorativa» progressiva, che alleggerisca i carichi nell’ultima fase della carriera, resta per ora confinata al dibattito specialistico.
Il prossimo banco di prova sarà l’iter parlamentare tedesco della riforma fiscale sul tabacco, atteso in Bundestag nelle prossime settimane. Il testo, che colpirà anche i sigari con un decuplo della tassa sul prezzo al dettaglio, potrebbe subire modifiche sotto la pressione dell’industria, che denuncia il rischio di un’esplosione del contrabbando come già avvenuto in Francia. La partita è la stessa, da Berlino a Nairobi: trovare un equilibrio tra sostenibilità fiscale e tenuta sociale in società che invecchiano rapidamente.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
Il governo tedesco usa la tassa sul tabacco come tappabuchi, ma lo fa con gradualità per non scatenare proteste.
Presenta l'aumento come inevitabile e graduale, ma lo critica come una scelta cinica che sfrutta i fumatori.
Non menziona i potenziali benefici per la salute pubblica derivanti dalla riduzione del fumo, né confronta le aliquote con altri paesi.
La soluzione per la sicurezza pensionistica è aumentare i salari reali attraverso la crescita della produttività, non le tasse.
Riduce un problema complesso a un unico fattore economico, ignorando disuguaglianze e fallimenti del mercato.
Non considera il ruolo delle tasse sul tabacco o di altre imposte nel finanziamento delle pensioni, né affronta il problema dei lavoratori a basso reddito che non riescono a risparmiare.
I sistemi di sicurezza sociale attuali sono inadeguati e necessitano di riforme profonde, ma le tasse sul tabacco non fanno parte della discussione.
Usa il confronto storico e demografico per minare la fiducia nel sistema attuale, senza offrire alternative concrete.
Non menziona l'uso di tasse sul tabacco come possibile fonte di finanziamento, né discute le esperienze di altri paesi.
Il Kenya deve riformare il sistema pensionistico per permettere ai lavoratori di accedere ai propri risparmi, non aumentare le tasse.
Presenta il problema come una mancanza di accesso e di copertura, proponendo soluzioni legali senza considerare il finanziamento.
Non discute l'uso di tasse sul consumo come il tabacco per finanziare le pensioni, né confronta con le strategie di altri paesi.
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