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Geopolitica e Politicalunedì 29 giugno 2026

Stretto di Hormuz, Oman frena sui pedaggi ma apre al dialogo con Teheran

Il ministro degli Esteri omanita esclude dazi sul transito, mentre il primo comitato congiunto con l'Iran discute la futura gestione del passaggio strategico.

Il sultano dell’Oman ha escluso l’introduzione di pedaggi per il semplice attraversamento dello Stretto di Hormuz, chiarendo però che potranno essere discussi oneri per servizi marittimi specifici. La presa di posizione, affidata dal ministro degli Esteri Badr al-Busaidi a un’intervista con Radio Monte Carlo, arriva mentre a Mascate si è insediato il primo comitato congiunto Iran-Oman incaricato di ridisegnare l’amministrazione del braccio di mare da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. L’apertura a costi per sicurezza della navigazione, antinquinamento e soccorso in emergenza – sul modello dello Stretto di Malacca, ha suggerito al-Busaidi – segna un punto di equilibrio tra la richiesta iraniana di un nuovo regime tariffario e l’opposizione di Washington, che considera Hormuz un passaggio internazionale non assoggettabile a dazi unilaterali.

Secondo la prospettiva di Teheran, ribadita dal vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, la gestione dello Stretto non tornerà allo status quo precedente il conflitto. L’Iran rivendica il diritto sovrano di regolare la navigazione nelle proprie acque territoriali e insiste sulla responsabilità esclusiva delle operazioni di sminamento, respingendo qualsiasi interferenza esterna, inclusa l’offerta francese di contribuire alla bonifica. Gharibabadi ha inoltre annunciato l’avvio di colloqui tecnici per modificare i corridoi di transito, fissati nel 1968 e ritenuti ormai inadeguati, e ha lasciato intendere che, in assenza di un’intesa con Mascate, l’Iran procederà autonomamente. La Repubblica Islamica, che non ha aderito alla Convenzione ONU sul diritto del mare, interpreta il memorandum d’intesa di Islamabad come un mandato a costruire un’architettura di controllo fondata sulla sovranità degli Stati costieri, in aperto contrasto con il principio di libertà di passaggio sostenuto dalle capitali occidentali.

Per l’Oman, tradizionale mediatore tra Iran e Occidente, la priorità è ancorare qualsiasi intesa futura al diritto internazionale e alla Convenzione di Montego Bay, di cui Mascate è firmataria. Fonti diplomatiche europee osservano come la monarchia del Golfo stia cercando di trasformare il proprio ruolo da semplice facilitatore a garante di un equilibrio che eviti sia un’escalation militare sia un’eccessiva erosione della libertà di navigazione. La posta in gioco per l’Italia e l’Europa è immediata: un’alterazione del regime di transito o l’imposizione di costi aggiuntivi si tradurrebbe in un aumento dei premi assicurativi e dei noli, con ripercussioni dirette sul prezzo di gas naturale liquefatto e greggio, in una fase già segnata dal calo della domanda cinese e dal ricorso alle riserve strategiche.

Il dossier resta aperto. Il memorandum di Islamabad garantisce il passaggio gratuito per sessanta giorni e affida all’Iran l’onere di rendere sicuri i corridoi entro trenta, ma non definisce l’assetto successivo. Nei prossimi giorni i comitati tecnici bilaterali inizieranno a discutere le nuove rotte e la quantificazione dei costi per i servizi, mentre Mascate ha assicurato che consulterà anche gli altri Stati rivieraschi del Golfo. La divergenza di fondo – tra la visione iraniana di una gestione sovrana e quella americana di un passaggio internazionale non tassabile – non appare colmata, e il rischio di incidenti resta elevato dopo gli attacchi a due petroliere che hanno ulteriormente rallentato il traffico marittimo nella regione.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa iraniana e affiniStampa atlantica / anglosfera
Stampa iraniana e affini/ Regime
PragmatismoRevanscismo

Iran e Oman hanno tenuto la prima riunione del comitato congiunto sullo Stretto di Hormuz, segnando una nuova fase di gestione bilaterale. Teheran insiste sul rispetto della propria sovranità e avverte che i nuovi assetti non torneranno allo status quo precedente, mentre Mascate si dice aperta a discutere tariffe per servizi marittimi come sicurezza e protezione ambientale, ma non pedaggi di transito. L'Iran ribadisce che non permetterà interferenze esterne nelle operazioni di sminamento.

Stampa atlantica / anglosfera/ Sicurezza
DistaccoPragmatismo

L'Oman ha respinto con fermezza l'idea di imporre pedaggi di transito alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, sottolineando che ogni futuro accordo dovrà rispettare il diritto internazionale e garantire la libertà di navigazione. Il ministro degli Esteri omanita ha chiarito che, sebbene i pedaggi siano esclusi, si potrebbero discutere tariffe volontarie per servizi marittimi specifici come la sicurezza e il controllo dell'inquinamento. La posizione è interpretata come un freno alle ambizioni iraniane di trarre profitto dal passaggio strategico.

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lunedì 29 giugno 2026

Stretto di Hormuz, Oman frena sui pedaggi ma apre al dialogo con Teheran

Il ministro degli Esteri omanita esclude dazi sul transito, mentre il primo comitato congiunto con l'Iran discute la futura gestione del passaggio strategico.

Il sultano dell’Oman ha escluso l’introduzione di pedaggi per il semplice attraversamento dello Stretto di Hormuz, chiarendo però che potranno essere discussi oneri per servizi marittimi specifici. La presa di posizione, affidata dal ministro degli Esteri Badr al-Busaidi a un’intervista con Radio Monte Carlo, arriva mentre a Mascate si è insediato il primo comitato congiunto Iran-Oman incaricato di ridisegnare l’amministrazione del braccio di mare da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. L’apertura a costi per sicurezza della navigazione, antinquinamento e soccorso in emergenza – sul modello dello Stretto di Malacca, ha suggerito al-Busaidi – segna un punto di equilibrio tra la richiesta iraniana di un nuovo regime tariffario e l’opposizione di Washington, che considera Hormuz un passaggio internazionale non assoggettabile a dazi unilaterali.

Secondo la prospettiva di Teheran, ribadita dal vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, la gestione dello Stretto non tornerà allo status quo precedente il conflitto. L’Iran rivendica il diritto sovrano di regolare la navigazione nelle proprie acque territoriali e insiste sulla responsabilità esclusiva delle operazioni di sminamento, respingendo qualsiasi interferenza esterna, inclusa l’offerta francese di contribuire alla bonifica. Gharibabadi ha inoltre annunciato l’avvio di colloqui tecnici per modificare i corridoi di transito, fissati nel 1968 e ritenuti ormai inadeguati, e ha lasciato intendere che, in assenza di un’intesa con Mascate, l’Iran procederà autonomamente. La Repubblica Islamica, che non ha aderito alla Convenzione ONU sul diritto del mare, interpreta il memorandum d’intesa di Islamabad come un mandato a costruire un’architettura di controllo fondata sulla sovranità degli Stati costieri, in aperto contrasto con il principio di libertà di passaggio sostenuto dalle capitali occidentali.

Per l’Oman, tradizionale mediatore tra Iran e Occidente, la priorità è ancorare qualsiasi intesa futura al diritto internazionale e alla Convenzione di Montego Bay, di cui Mascate è firmataria. Fonti diplomatiche europee osservano come la monarchia del Golfo stia cercando di trasformare il proprio ruolo da semplice facilitatore a garante di un equilibrio che eviti sia un’escalation militare sia un’eccessiva erosione della libertà di navigazione. La posta in gioco per l’Italia e l’Europa è immediata: un’alterazione del regime di transito o l’imposizione di costi aggiuntivi si tradurrebbe in un aumento dei premi assicurativi e dei noli, con ripercussioni dirette sul prezzo di gas naturale liquefatto e greggio, in una fase già segnata dal calo della domanda cinese e dal ricorso alle riserve strategiche.

Il dossier resta aperto. Il memorandum di Islamabad garantisce il passaggio gratuito per sessanta giorni e affida all’Iran l’onere di rendere sicuri i corridoi entro trenta, ma non definisce l’assetto successivo. Nei prossimi giorni i comitati tecnici bilaterali inizieranno a discutere le nuove rotte e la quantificazione dei costi per i servizi, mentre Mascate ha assicurato che consulterà anche gli altri Stati rivieraschi del Golfo. La divergenza di fondo – tra la visione iraniana di una gestione sovrana e quella americana di un passaggio internazionale non tassabile – non appare colmata, e il rischio di incidenti resta elevato dopo gli attacchi a due petroliere che hanno ulteriormente rallentato il traffico marittimo nella regione.

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Iran e Oman hanno tenuto la prima riunione del comitato congiunto sullo Stretto di Hormuz, segnando una nuova fase di gestione bilaterale. Teheran insiste sul rispetto della propria sovranità e avverte che i nuovi assetti non torneranno allo status quo precedente, mentre Mascate si dice aperta a discutere tariffe per servizi marittimi come sicurezza e protezione ambientale, ma non pedaggi di transito. L'Iran ribadisce che non permetterà interferenze esterne nelle operazioni di sminamento.

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L'Oman ha respinto con fermezza l'idea di imporre pedaggi di transito alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, sottolineando che ogni futuro accordo dovrà rispettare il diritto internazionale e garantire la libertà di navigazione. Il ministro degli Esteri omanita ha chiarito che, sebbene i pedaggi siano esclusi, si potrebbero discutere tariffe volontarie per servizi marittimi specifici come la sicurezza e il controllo dell'inquinamento. La posizione è interpretata come un freno alle ambizioni iraniane di trarre profitto dal passaggio strategico.

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