
Il veto greco sul Gnl blocca il 21° pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia
Atene si oppone al divieto di trasporto del gas liquefatto russo verso Paesi terzi, mentre altri Stati membri sollevano obiezioni su singole misure, segnalando un crescente affaticamento sanzionatorio.
Il ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia, presentato dalla Commissione all’inizio di giugno, è bloccato dall’opposizione della Grecia a una misura che vieterebbe alle navi europee di trasportare gas naturale liquefatto (Gnl) russo verso Paesi terzi. Per evitare che lo stallo facesse automaticamente aumentare il price cap sul petrolio russo, legato all’andamento dei mercati globali, i rappresentanti permanenti dei Ventisette hanno congelato in via temporanea il tetto a 44,1 dollari al barile fino al 23 luglio, data entro la quale è convocata una nuova riunione decisiva.
Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, il governo di Kyriakos Mitsotakis chiede una deroga o un periodo di transizione per tutelare la compagnia armatrice Dynagas, controllata dal miliardario George Prokopiou, che con le sue sette navi rompighiaccio di classe Arc7 è specializzata nel trasporto di Gnl dall’impianto Yamal, nell’Artico siberiano. Atene sostiene che quelle unità, progettate esclusivamente per operare in condizioni estreme, non potrebbero essere riconvertite ad altre rotte, e che un divieto immediato costringerebbe a venderle a operatori extra-occidentali, trasferendo di fatto un business redditizio a concorrenti asiatici. La Commissione replica che il divieto di acquisto, importazione o trasferimento di Gnl russo era già stato concordato nel diciannovesimo pacchetto e dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2027.
L’impasse greca ha innescato un effetto domino: secondo diversi diplomatici, anche altri Stati membri hanno sollevato obiezioni su punti specifici del pacchetto. La Bulgaria ha ottenuto di escludere il patriarca Kirill dalla lista dei congelamenti patrimoniali, la Germania ha contestato il bando all’importazione di merluzzo dell’Alaska utilizzato negli omogeneizzati, l’Austria ha chiesto lo sblocco di due miliardi di euro di asset russi congelati, mentre Francia e Italia avrebbero premuto per attenuare le restrizioni sui visti per i militari russi. Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che le sanzioni sono illegali secondo il diritto internazionale e ha avvertito che eventuali nuove misure colpiranno «in modo diretto e su larga scala» i contribuenti e le imprese europee, dopo che i pacchetti precedenti avevano già causato danni indiretti per miliardi di euro.
L’impasse segna un punto di svolta nella politica sanzionatoria dell’Unione. Con l’uscita di scena di Viktor Orbán, sconfitto alle elezioni ungheresi, Bruxelles sperava in un percorso più lineare, ma il veto greco mostra come la moltiplicazione delle richieste di deroghe stia diventando, secondo le parole di un diplomatico europeo, «un problema strutturale». La presidenza irlandese del Consiglio ha convocato un nuovo incontro dei rappresentanti permanenti per la mattina di giovedì 23 luglio, con l’obiettivo di trovare un compromesso che eviti sia l’indebolimento del price cap, sia la percezione di una frattura irreversibile tra gli Stati membri sulla tenuta del fronte sanzionatorio.
| Stampa russa e CSI | −0.80 | critical |
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| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
La Russia denuncia le sanzioni UE come illegali e autolesioniste, e sottolinea l'impotenza del blocco di fronte alle divisioni interne.
La retorica russa utilizza la metafora della 'follia' per delegittimare le sanzioni, e cita le resistenze nazionali come prova del fallimento della strategia europea.
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L'UE cerca un compromesso tecnico per approvare il 21° pacchetto, ma la Grecia blocca le misure sul GNL e sul tetto del prezzo del petrolio.
Il resoconto si concentra sulle scadenze e sugli ostacoli procedurali, presentando le sanzioni come una questione di negoziazione tra interessi nazionali, non come un confronto geopolitico.
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Sei paesi UE si oppongono alle nuove sanzioni, chiedendo eccezioni; l'unità europea è in discussione.
L'articolo elenca le richieste di esenzione senza approfondire le motivazioni, creando l'impressione di un blocco frammentato e indeciso.
Viene omesso il contesto dell'invasione russa e la posizione della maggioranza dei paesi UE a favore delle sanzioni, enfatizzando solo le voci dissenzienti.
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