
Stallo Ue sulle nuove sanzioni alla Russia: la Grecia frena, il price cap rischia di salire
Mentre gli ambasciatori Ue cercano un compromesso, la Grecia blocca il pacchetto per difendere il trasporto di Gnl russo; senza intesa, il price cap sul greggio salirà da 44 a 58 dollari.
Gli ambasciatori dei Ventisette si riuniscono mercoledì 22 luglio con una scadenza stringente: entro giovedì devono approvare il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, altrimenti il tetto al prezzo del petrolio russo – oggi congelato a 44,10 dollari al barile – scatterà automaticamente a 58 dollari, un livello giudicato economicamente vantaggioso per Mosca. Il negoziato, che richiede l’unanimità, si è già arenato la settimana scorsa, costringendo a un rinvio di sette giorni. Il principale ostacolo è la Grecia, ma dietro la posizione di Atene si sommano le richieste di deroga avanzate da almeno altri cinque Stati membri.
Secondo fonti diplomatiche europee, la Grecia contesta le clausole che vieterebbero il trasporto di gas naturale liquefatto russo verso Paesi terzi. Atene, che domina il mercato europeo delle navi metaniere e compete con Giappone, Cina e Stati Uniti, sostiene che un divieto sposterebbe semplicemente le quote di mercato fuori dall’Unione, senza ridurre le entrate energetiche del Cremlino. Parallelamente, la Francia e l’Italia chiedono di ammorbidire le restrizioni sui visti per ex militari russi; la Germania e il Portogallo si oppongono al bando sull’importazione di pesce russo; l’Austria insiste per lo sblocco di circa due miliardi di euro di asset congelati, necessari a compensare una multa inflitta da Mosca alla Raiffeisen Bank International. Il quadro mostra come il tentativo di colpire gli interessi russi finisca per incrociare filiere e istituti ancora legati a doppio filo con le economie dell’Unione.
Il pacchetto in discussione, proposto dalla Commissione europea il 9 giugno, mira ad ampliare la pressione sul sistema finanziario di Mosca inserendo nella lista nera circa 215 tra persone ed entità, di cui 94 istituti finanziari – quasi novanta banche – con l’obiettivo di dissuadere i Paesi terzi dal mantenere relazioni con essi. Un rapporto di intelligence di un Paese europeo, citato da fonti diplomatiche, avverte che la Russia rischia una crisi bancaria «esplosiva» e che nuove sanzioni mirate potrebbero innescare uno shock economico. Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito le sanzioni «una follia» e ha osservato che, dopo aver danneggiato indirettamente l’Europa per miliardi di euro, le misure residue colpiscono ora direttamente gli interessi di diversi Stati membri, generando le contraddizioni attuali.
L’impasse segna un paradosso politico: l’uscita di scena del premier ungherese Viktor Orbán, a lungo freno alle decisioni unanimi, non ha reso più agevole l’adozione di nuove misure. Anzi, man mano che i pacchetti si avvicinano ai gangli vitali dell’economia russa, le resistenze nazionali si moltiplicano. Al momento, secondo fonti di Bruxelles, sono sul tavolo tre opzioni: concedere un periodo transitorio di ventiquattro mesi per il Gnl, stralciare del tutto la clausola contestata, oppure abbandonare l’intero pacchetto. La riunione degli ambasciatori di mercoledì è quindi decisiva: se non si troverà un compromesso, il congelamento del price cap decadrà giovedì 23 luglio, facendo scattare l’aumento automatico e vanificando uno degli strumenti con cui l’Unione cerca di limitare le rendite petrolifere del Cremlino.
| Stampa russa e CSI | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
La Russia denuncia le sanzioni UE come illegali e autolesioniste, e sottolinea l'impotenza del blocco di fronte alle divisioni interne.
La retorica russa utilizza la metafora della 'follia' per delegittimare le sanzioni, e cita le resistenze nazionali come prova del fallimento della strategia europea.
Viene omesso il contesto dell'invasione russa dell'Ucraina come causa delle sanzioni, così come il sostegno della maggioranza degli stati UE alle misure.
L'UE cerca un compromesso tecnico per approvare il 21° pacchetto, ma la Grecia blocca le misure sul GNL e sul tetto del prezzo del petrolio.
Il resoconto si concentra sulle scadenze e sugli ostacoli procedurali, presentando le sanzioni come una questione di negoziazione tra interessi nazionali, non come un confronto geopolitico.
Viene omesso il ruolo della Russia come aggressore e la dimensione morale delle sanzioni, riducendo la questione a un problema di coordinamento interno.
Sei paesi UE si oppongono alle nuove sanzioni, chiedendo eccezioni; l'unità europea è in discussione.
L'articolo elenca le richieste di esenzione senza approfondire le motivazioni, creando l'impressione di un blocco frammentato e indeciso.
Viene omesso il contesto dell'invasione russa e la posizione della maggioranza dei paesi UE a favore delle sanzioni, enfatizzando solo le voci dissenzienti.
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