
SpaceX sbarca sul Nasdaq-100 dopo l’IPO record, mentre i data center accendono la gara per l’energia
L’offerta da 75 miliardi di dollari ridisegna gli indici tecnologici e accende il mercato immobiliare californiano; in Europa la Danimarca frena i collegamenti dei grandi consumatori elettrici.
L’ingresso di SpaceX nell’indice Nasdaq-100, previsto per il 7 luglio, segna il primo effetto strutturale del più grande collocamento azionario mai realizzato. L’offerta pubblica iniziale, che ha raccolto 75 miliardi di dollari valorizzando la società a 1,77 trilioni, ha attivato meccanismi accelerati di inclusione dopo appena quindici sedute. Secondo le stime delle banche d’affari statunitensi, i fondi passivi che replicano il Nasdaq-100 dovranno acquistare circa 4 miliardi di dollari in azioni SpaceX, mentre quelli legati agli indici Russell hanno già mobilitato quasi 3 miliardi. Il titolo, pur scambiando intorno a 153 dollari e quindi sotto il massimo intraday di 225,64 toccato a metà giugno, resta sopra il prezzo di collocamento di 135 dollari.
La liquidità generata dall’operazione sta già producendo scosse sul mercato immobiliare della California meridionale. Almeno quattromila tra dipendenti ed ex dipendenti diventeranno milionari, con circa quattrocento posizioni superiori a cento milioni di dollari, secondo le piattaforme che tracciano le partecipazioni pre-Ipo. Agenti immobiliari di Hawthorne, Manhattan Beach e Santa Monica segnalano richieste per proprietà sopra i cinque milioni, e gli economisti locali prevedono che la pressione più intensa si manifesterà dopo la scadenza dei periodi di lock-up, con possibili impennate speculative dei prezzi in un mercato già segnato da inventari ridotti.
L’espansione dei giganti digitali si intreccia con la domanda di elettricità su scala globale. Simon Bennett, responsabile per l’innovazione energetica dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha dichiarato che il consumo dei data center raddoppierà in quattro anni fino a rappresentare il 3% della domanda mondiale, alimentando un rinnovato interesse per il nucleare, inclusi i piccoli reattori modulari. Negli Stati Uniti, un’analisi del think tank Energy Innovation quantifica il costo della risposta alla fame di corrente: soddisfare la crescita attesa con un mix dominato da combustibili fossili, in linea con le attuali priorità federali, aggiungerebbe 30 miliardi di dollari l’anno alle bollette entro il 2030, mentre accelerare solare, eolico e accumulo ridurrebbe l’onere di 5,1 miliardi, con risparmi che salirebbero a 13,5 miliardi in caso di shock dei prezzi del gas.
In Europa, la Danimarca ha scelto una strada di contenimento selettivo. Il governo di centro-sinistra ha annunciato un ordine di priorità per l’allaccio alla rete elettrica che colloca i data center all’ultimo posto, dopo funzioni essenziali come sanità, difesa, trasporti e teleriscaldamento. La decisione arriva dopo che il gestore di rete Energinet aveva sospeso le nuove connessioni, trovandosi di fronte a richieste per 60 gigawatt a fronte di una capacità di picco di 7. Il progetto di legge, che sarà presentato in autunno, classifica gli accessi in quattro categorie e intende applicare le nuove regole già dalla prossima finestra di allacciamento. La confederazione industriale danese ha accolto il piano come risposta d’emergenza, pur sollecitando una strategia di lungo periodo per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche al 2035.
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