
Siria, smantellata cellula dell’Isis dopo gli attentati durante la visita di Macron
Le autorità di Damasco annunciano arresti e un deposito di esplosivi, mentre l’attentato getta ombre sul rilancio diplomatico europeo e sulla tenuta del nuovo governo.
Le forze di sicurezza siriane hanno arrestato l’intera cellula ritenuta responsabile dei due attentati esplosivi che martedì hanno colpito il centro di Damasco durante la visita del presidente francese Emmanuel Macron, e hanno sequestrato un deposito di ordigni destinato – secondo gli investigatori – a una serie di ulteriori attacchi. Lo ha comunicato il ministero dell’Interno di Damasco, precisando che le indagini preliminari indicano un legame diretto con lo Stato Islamico (Isis), sebbene il gruppo non abbia finora rivendicato l’operazione. Gli ordigni, piazzati in un cassonetto e in un’auto parcheggiata nei pressi del Four Seasons Hotel dove Macron aveva trascorso la notte, hanno ucciso una persona e ferito 36 civili, senza tuttavia interrompere il programma del capo dell’Eliseo, che ha proseguito i colloqui con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa.
Nell’ottica di Parigi, la visita – la prima di un capo di Stato dell’Unione Europea dalla caduta di Bashar al-Assad alla fine del 2024 – rappresentava un segnale di riapertura verso il nuovo esecutivo siriano e un tentativo di accompagnare il processo di ricostruzione. Durante la conferenza stampa congiunta, Macron ha dichiarato che simili attacchi «non devono destabilizzarci», mentre al-Sharaa ha elogiato il «coraggio» dell’ospite. I due leader hanno annunciato l’avvio delle procedure per lo scambio di ambasciatori residenti, un passo che secondo fonti diplomatiche europee mira a normalizzare le relazioni bilaterali e a creare canali diretti per la cooperazione in materia di sicurezza e investimenti.
Secondo analisti iraniani e media vicini a Teheran, tuttavia, le retate condotte in quattro quartieri della capitale – tra cui aree a maggioranza alawita come Ish al-Warwar – sollevano interrogativi sulla reale portata dell’operazione. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito di decine di arresti in quel sobborgo popolare, e fonti locali segnalano che la zona era già stata oggetto di incursioni dopo l’ascesa al potere delle autorità islamiste. Il governo di Damasco respinge ogni accusa di repressione settaria e insiste sulla natura terroristica della cellula, ma il sospetto che la lotta all’Isis possa offrire una copertura per il consolidamento del controllo interno è un elemento che gli osservatori regionali tengono in considerazione, specie in un momento in cui il nuovo esecutivo cerca di attrarre centinaia di miliardi di dollari per la ricostruzione.
Il contesto in cui si inseriscono gli attentati è quello di una rinnovata offensiva dello Stato Islamico contro il governo al-Sharaa. Un rapporto delle Nazioni Unite ha documentato cinque tentativi di assassinio sventati contro lo stesso presidente e due ministri, mentre da febbraio si registrano attacchi sporadici ma letali, come quello che ha ucciso quattro agenti di sicurezza vicino a Raqqa. L’Isis, pur avendo perso il controllo territoriale, mantiene cellule dormienti in Siria e considera apostati i nuovi governanti di Damasco. L’attentato di martedì, il secondo nella capitale in meno di una settimana dopo l’esplosione in un caffè che ha causato dieci morti il 2 luglio, mostra come la minaccia jihadista resti una variabile capace di condizionare il percorso di stabilizzazione del Paese e il rinnovato impegno diplomatico europeo, con possibili ripercussioni anche per l’Italia, storicamente attenta agli equilibri del Mediterraneo orientale. Le indagini sono in corso e il ministero dell’Interno siriano ha promesso di rendere pubblici i nomi e i ruoli dei membri della cellula una volta completati gli accertamenti.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
Le autorità siriane smantellano con successo una cellula dell'ISIS, dimostrando capacità di controllo e sicurezza.
La narrazione si basa sulle dichiarazioni ufficiali e sulla cronaca fattuale, presentando gli eventi come accertati senza mettere in dubbio le motivazioni del governo.
Omette il contesto degli arresti di massa e della potenziale repressione politica, concentrandosi esclusivamente sul successo di sicurezza.
Il governo siriano sfrutta gli attentati per reprimere i dissidenti, mascherando una repressione politica come lotta al terrorismo.
La narrazione inverte la prospettiva: gli attentati diventano un pretesto, e l'attenzione si sposta sulle vittime della repressione, non sugli autori degli attacchi.
Omette la rivendicazione ufficiale del legame con l'ISIS e il ritrovamento di esplosivi, che minerebbero la narrazione del pretesto.
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