
Sheikh Hasina promette il ritorno in Bangladesh entro l’anno, mentre l’India riapre ai visti turistici
L’ex premier condannata a morte rompe il silenzio, Nuova Delhi tenta il disgelo con Dhaka dopo mesi di tensioni e richieste di estradizione
Da un rifugio segreto in territorio indiano, l’ex prima ministra del Bangladesh Sheikh Hasina ha annunciato in un’intervista via email concessa a NDTV l’intenzione di rientrare in patria “entro quest’anno”, sfidando la condanna a morte in contumacia per crimini contro l’umanità emessa lo scorso novembre da un tribunale di Dhaka. Hasina, 78 anni, ha definito il verdetto parte di “un processo illegale, incostituzionale e politicamente motivato”, sostenendo che il suo ritorno è legato al ripristino della democrazia e dello stato di diritto, non a un’ambizione personale. Nel colloquio ha ribadito che la Lega Awami, il partito da lei guidato e messo fuori legge, resta una “forza politica radicata nel suolo del Bengala” e tornerà a crescere grazie al sostegno popolare, nonostante il divieto e gli arresti tra i suoi sostenitori.
L’intervista giunge in una fase di forte frizione nei rapporti bilaterali. Dopo la fuga di Hasina in elicottero militare nell’agosto 2024, Dhaka ha più volte sollecitato l’estradizione dell’ex premier, rigettata da Nuova Delhi. L’attuale esecutivo di Dacca, guidato dal primo ministro Tarique Rahman dopo la vittoria elettorale dello scorso febbraio, ha rafforzato la repressione contro la Lega Awami e molte formazioni giovanili islamiste, mentre ha intensificato i contatti con Pechino: la visita di Stato di Rahman a Pechino, concomitante all’annuncio di Hasina, segnala la volontà di diversificare le alleanze strategiche del Bangladesh, con implicazioni dirette sugli equilibri del subcontinente. Secondo fonti diplomatiche sudasiatiche, l’irritazione di Dhaka è alimentata anche dalla percezione di una copertura mediatica indiana ostile e dagli episodi di confine non risolti.
In questo contesto di reciproche diffidenze, la decisione del nuovo alto commissario indiano Dinesh Trivedi di riaprire da domenica il rilascio dei visti turistici ai cittadini bangladesi – bloccati dall’agosto 2024 – presso cinque centri (dai sedici precedenti) è letta da analisti di Nuova Delhi come una mossa di distensione a pochi giorni dal viaggio cinese di Rahman. La sospensione aveva tagliato del 75% i flussi: dai 2,1 milioni di visitatori all’anno si è scesi a 470.000, con un crollo del turismo sanitario (il Bangladesh generava oltre il 70% dei visti medici indiani) che ha colpito le famiglie della classe media impegnate in cure salvavita. Il ripristino, seppur parziale, mira a ricostruire una relazione basata sui legami sociali ed economici transfrontalieri, storicamente cementati da lingua, cultura e prossimità geografica.
La promessa di Hasina complica però il percorso di disgelo. Un suo eventuale rientro, anche solo tentato, rischierebbe di innescare una crisi costituzionale e nuovi scontri di piazza, proprio mentre l’esecutivo di Rahman cerca stabilità e legittimazione internazionale. Il dossier resta aperto: i visti turistici ricominceranno a essere trattati nei prossimi giorni, mentre l’estradizione di Hasina rimane congelata e il suo rientro appare, per il momento, più retorico che logisticamente fondato, in attesa di passi concreti da entrambe le capitali.
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L'ex premier Sheikh Hasina, definita fuggitiva dalle attuali autorità, promette di tornare in Bangladesh quest'anno nonostante una condanna a morte in contumacia. Il suo giuramento arriva mentre si segnala un disgelo nei rapporti bilaterali, con l'India che riprende i visti turistici per i cittadini del Bangladesh.
Sheikh Hasina presenta il suo progettato ritorno come una lotta per ripristinare la democrazia e proteggere le minoranze sotto attacco in Bangladesh. Le sue dichiarazioni, riportate da Dubai, inquadrano la condanna a morte e il divieto del suo partito come mosse politicamente motivate da un regime illegittimo.
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