
Scadenze scaglionate e piattaforme sotto licenza: l’Africa ridisegna la compliance fiscale
Kenya introduce l’invio differito delle dichiarazioni dei redditi dal 2027, mentre Ghana e India rafforzano i controlli su certificazioni e intermediari digitali.
A partire dal 1° gennaio 2027 il Kenya abbandonerà la concentrazione unica delle dichiarazioni dei redditi al 30 giugno, introducendo un calendario scaglionato che fissa la scadenza per le persone fisiche al 30 aprile e lascia quella per le società al 30 giugno. La modifica, contenuta nel Finance Act 2026 firmato dal presidente William Ruto, punta a decongestionare i sistemi dell’amministrazione fiscale e a concedere alla Kenya Revenue Authority il tempo necessario per verificare l’attendibilità dei dati, in un paese dove i lavoratori dipendenti in regime PAYE rappresentano la quota più ampia del gettito. Secondo il Tesoro di Nairobi, la precompilazione delle dichiarazioni – resa operativa dal gennaio 2026 con la validazione di entrate e spese – rende sostenibile una finestra più breve per gli individui, riducendo il rischio di colli di bottiglia informatici come quelli che nel 2025 costrinsero a una proroga d’emergenza.
La scelta keniota si inserisce in un più ampio riordino della compliance che attraversa il continente. In Ghana la Securities and Exchange Commission ha intimato a tutte le piattaforme online di investimento e trading di ottenere una licenza entro il 31 agosto 2026, pena la cessazione immediata dell’attività. Il regolatore accraese motiva la stretta con la crescita di applicazioni non registrate che espongono i risparmiatori a frodi, e impone anche agli intermediari fintech già autorizzati di richiedere un’abilitazione specifica per ogni strumento digitale. Parallelamente, l’Institute of Chartered Accountants del Ghana ha messo in guardia il pubblico da enti che rilasciano certificazioni contabili senza base legale, forte di una sentenza dell’Alta Corte che ha ribadito il monopolio dell’istituto su tutte le discipline della contabilità, compresa quella fiscale.
Il quadro è completato dall’esperienza indiana, dove la campagna per la dichiarazione dei redditi dell’anno fiscale 2025-26 (scadenza 31 luglio 2026) ruota attorno al Form 26AS, un prospetto che aggrega le ritenute alla fonte e i crediti d’imposta associati al codice fiscale personale. Gli analisti di Mumbai sottolineano che il documento, insieme all’Annual Information Statement, consente di incrociare i dati in possesso del fisco con quelli del contribuente, riducendo errori e contestazioni. È un principio analogo a quello che ispira la precompilazione keniota: spostare il baricentro del controllo a monte, prima che la dichiarazione venga presentata.
Per l’Italia e l’Europa, queste tendenze offrono un termine di paragone mentre si discute di semplificazione degli adempimenti e di obblighi per le piattaforme digitali. Le prossime tappe da osservare sono l’entrata in vigore del nuovo calendario in Kenya ad aprile 2027, la scadenza di fine agosto 2026 per le piattaforme ghanesi e, sul fronte indiano, il termine del 31 luglio 2026 per la presentazione delle dichiarazioni, che misurerà l’efficacia del sistema di verifica incrociata.
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L'amministrazione fiscale ricorda alle imprese l'obbligo di passare alla dichiarazione elettronica entro metà 2026, indicando la piattaforma SIMPL come canale esclusivo. Si tratta di un avviso tecnico, senza toni allarmistici, che segnala una scadenza amministrativa.
Diversi paesi africani stanno ridisegnando la compliance fiscale con scadenze scaglionate e l'obbligo di licenza per le piattaforme online. Le autorità avvertono che chi non si adegua rischia sanzioni, mentre si cerca di modernizzare la riscossione e proteggere gli investitori.
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