
Vertice E5 a Berlino e Rutte da Trump: la Nato prepara il banco di prova di Ankara
Mentre il segretario generale incontra il presidente americano per smorzare le tensioni, i cinque grandi d’Europa coordinano una linea comune su difesa e Ucraina in vista del summit di luglio.
Nella stessa giornata in cui il segretario generale della Nato Mark Rutte varcava la soglia della Casa Bianca per un colloquio con Donald Trump, i leader del formato E5 – Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia – si riunivano alla Cancelleria di Berlino con Rutte in videocollegamento. Un doppio movimento diplomatico che delinea la manovra di avvicinamento al vertice atlantico di Ankara del 7 e 8 luglio, indicato da tutte le capitali come un passaggio decisivo per la tenuta del legame transatlantico e per la credibilità del nuovo target di spesa del 5% del Pil entro il 2035, scomposto in un 3,5% per la difesa classica e un 1,5% per sicurezza interna e tecnologie dual-use.
Secondo fonti diplomatiche europee, l’incontro di Rutte con Trump è servito a contenere le fibrillazioni provocate dalla guerra americana contro l’Iran e dalle minacce di riduzione della presenza militare statunitense in Europa. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva bollato gli alleati come «scrocconi» e annunciato una revisione semestrale dello schieramento di truppe, mentre Trump aveva messo in dubbio la clausola di difesa collettiva. Rutte, da parte sua, ha difeso la strategia iraniana del presidente, ha definito «isolati» i casi di diniego di basi e diritti di sorvolo e ha anticipato «cifre enormi» sugli aumenti di spesa degli alleati, nel tentativo di dimostrare che la pressione americana sta producendo risultati. Da Ankara, il presidente turco Erdoğan ha confermato che «molto probabilmente» si terrà un bilaterale con Trump a margine del summit, mentre la Turchia punta a raggiungere l’obiettivo del 5% già entro il 2030.
Sul fronte europeo, il vertice E5 ha cercato un minimo comune denominatore in vista dell’appuntamento turco. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha insistito sulla necessità di lanciare da Ankara «un forte segnale a Putin» perché entri in colloqui di pace, e ha salutato con favore l’intesa quadro tra Stati Uniti e Iran. Il presidente francese Emmanuel Macron ha rivendicato l’aumento dei bilanci militari e ha spinto per una cooperazione che rafforzi la deterrenza europea. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha declinato il concetto di sicurezza in chiave multidimensionale – cyber, approvvigionamento energetico, protezione delle frontiere – e ha ribadito che l’Italia si presenterà ad Ankara con una spesa al 2,8% del Pil per l’anno in corso, resa possibile dall’inclusione delle voci dual-use. Roma mantiene però una linea di cautela: ha confermato il no all’acquisto di armi americane per l’Ucraina tramite il programma Purl e resta guardinga sui prestiti del fondo Safe, privilegiando la tutela dei conti pubblici e delle famiglie colpite dal caro-energia.
Questa postura, secondo analisti della difesa vicini al quartier generale di Bruxelles, potrebbe avere conseguenze concrete sulla rappresentanza italiana nei comandi Nato di alto livello come LANDCOM e MARCOM, storicamente guidati da ufficiali italiani, qualora ad Ankara non venisse percepito un impegno finanziario credibile. Intanto, il formato E5 – nato nel 2024 per coordinare il sostegno a Kiev e la risposta al disimpegno americano – ha discusso anche il prolungamento delle iniziative del G7 e i lavori della Coalizione dei volenterosi per le garanzie di sicurezza all’Ucraina. Sul capitolo diplomatico, Merz e Macron hanno frenato sulla proposta del presidente del Consiglio europeo Costa di riaprire canali con Mosca, rivendicando il formato E3 (Francia, Germania e Regno Unito) come sede naturale di eventuali negoziati, pur con il coinvolgimento di Italia e Polonia. Le dimissioni del premier britannico Starmer non hanno alterato l’agenda dei lavori. Il dossier resta aperto: il vertice di Ankara misurerà la capacità dell’Alleanza di assorbire le spinte centrifughe americane e di tradurre gli impegni finanziari in capacità militari comuni, mentre l’Italia dovrà sciogliere il nodo tra ambizione atlantica e vincoli di bilancio.
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L'incontro tra il capo della NATO Rutte e Trump avviene in un clima di crescenti tensioni belliche con l'Iran, con Washington irritata dalla riluttanza degli alleati a sostenere le azioni USA in Medio Oriente e a contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz dopo l'attacco americano-israeliano. Trump ha a lungo definito l'alleanza una 'tigre di carta' e il Pentagono sta riesaminando i livelli di truppe in Europa, alimentando il timore di un ridotto impegno americano. La narrazione sottolinea le tensioni transatlantiche e il rischio di un'alleanza indebolita.
Il segretario generale della NATO Rutte, in un'intervista a Fox News, ha chiesto un significativo aumento della produzione di armamenti e il rifornimento delle scorte di munizioni su entrambe le sponde dell'Atlantico. Ha osservato che il presidente Trump sta lavorando a una legislazione sugli appalti della difesa per facilitare la produzione congiunta da parte delle aziende alleate. L'attenzione è esclusivamente sulla necessità dell'alleanza di rafforzare la propria capacità militare-industriale, senza alcun riferimento alle più ampie tensioni geopolitiche o al vertice di Berlino.
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