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Russia, la crisi della benzina si allarga: razionamento in due terzi del paese

Oltre 60 regioni hanno introdotto limiti alla vendita di carburante, mentre la produzione di benzina è crollata del 25% dopo gli attacchi con droni alle raffinerie.

La mappa del razionamento del carburante in Russia si è estesa a macchia d’olio nelle ultime settimane, fino a coprire, secondo le rilevazioni del 23 giugno, almeno 61 degli 89 soggetti federali. Limiti di 20-40 litri per automobile, divieto di riempire taniche e, in Crimea, la sospensione totale delle vendite ai privati: misure che ormai toccano anche il cuore petrolifero del paese, il distretto autonomo dei Khanty-Mansi, da cui proviene circa il 40% della produzione nazionale di greggio. Nella settimana dal 15 al 21 giugno, la produzione di benzina è diminuita di circa un quarto rispetto alla media giornaliera del giugno 2025, secondo dati di settore citati da Reuters, mentre l’export marittimo di prodotti petroliferi è calato del 15% nella prima metà del mese.

All’origine della strozzatura c’è la campagna di attacchi con droni ucraini contro le raffinerie, che ha messo fuori uso o ridotto la capacità di impianti chiave nella Russia centrale, responsabili di circa un quarto della lavorazione nazionale. A questo si sommano congestioni ferroviarie, manutenzioni straordinarie e il prevedibile aumento stagionale della domanda, in un quadro in cui le compagnie integrate tendono a privilegiare le proprie stazioni di servizio, lasciando a secco i distributori indipendenti. Il risultato è un paradosso che gli osservatori internazionali leggono come un effetto collaterale della guerra: il secondo esportatore mondiale di petrolio fatica a rifornire il proprio mercato interno.

Il governo di Mosca, per bocca del vicepremier Aleksandr Novak, definisce la situazione «difficile ma sotto controllo» e ha già vietato l’export di benzina e cherosene, mentre valuta un blocco totale anche per il gasolio. Sono state mobilitate riserve finora inutilizzate, ridotti i tempi di fermo degli impianti e preparate modifiche fiscali per incentivare le consegne sul mercato domestico. Si discute inoltre di importare carburante e di sovvenzionarlo, un’ipotesi che fino a pochi mesi fa sarebbe apparsa impensabile per un paese tradizionalmente esportatore netto.

Le ripercussioni sociali ed economiche sono già visibili: code ai distributori, impennate dei prezzi al dettaglio – in alcune aree del Pacifico russo la benzina ha superato i 130 rubli al litro – e l’allarme del settore agricolo, che teme di non avere gasolio sufficiente per la stagione dei raccolti. L’Antimonopolio ha avviato ispezioni sui trader e imposto ai marketplace di bloccare annunci di rivendita. La crisi assume un profilo politico delicato in vista delle elezioni parlamentari di settembre, mentre il Cremlino cerca di contenere un malcontento che in passato, proprio per i rincari dei carburanti, ha già innescato proteste.

La prossima tappa sarà l’eventuale divieto totale di esportare diesel, misura invocata dalle associazioni agricole e ora al vaglio dell’esecutivo. Parallelamente entreranno in vigore le modifiche fiscali annunciate. Per l’Europa e l’Italia, che non importano direttamente volumi significativi di carburante russo, la crisi ha un impatto indiretto ma rilevante: un’eventuale stretta sull’export di gasolio da parte di Mosca può alterare gli equilibri del mercato globale, in particolare per paesi come Brasile e Turchia, e contribuire a mantenere elevata la pressione sui prezzi internazionali dei prodotti raffinati. Il vero snodo, tuttavia, resta la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche russe a attacchi che non accennano a diminuire.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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AllarmeIndignazione

Le restrizioni alla vendita di carburante si estendono a 15 regioni russe e alla Crimea annessa, dove le pompe sono ferme tranne che per i servizi statali. Il vicepremier parla di una situazione 'non semplice ma controllabile', mentre il governo corre ai ripari. La crisi logistica mette in luce le vulnerabilità dell'economia russa e il peso dell'annessione.

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PragmatismoDistacco

Il governo ha mobilitato riserve mai usate prima e le grandi compagnie petrolifere hanno portato la produzione al massimo per rifornire le regioni. Le limitazioni locali sono descritte come misure preventive contro acquisti dettati dal panico. Si studiano modifiche fiscali e un possibile divieto totale di export di diesel, mentre la situazione viene definita sotto controllo.

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mercoledì 24 giugno 2026

Russia, la crisi della benzina si allarga: razionamento in due terzi del paese

Oltre 60 regioni hanno introdotto limiti alla vendita di carburante, mentre la produzione di benzina è crollata del 25% dopo gli attacchi con droni alle raffinerie.

La mappa del razionamento del carburante in Russia si è estesa a macchia d’olio nelle ultime settimane, fino a coprire, secondo le rilevazioni del 23 giugno, almeno 61 degli 89 soggetti federali. Limiti di 20-40 litri per automobile, divieto di riempire taniche e, in Crimea, la sospensione totale delle vendite ai privati: misure che ormai toccano anche il cuore petrolifero del paese, il distretto autonomo dei Khanty-Mansi, da cui proviene circa il 40% della produzione nazionale di greggio. Nella settimana dal 15 al 21 giugno, la produzione di benzina è diminuita di circa un quarto rispetto alla media giornaliera del giugno 2025, secondo dati di settore citati da Reuters, mentre l’export marittimo di prodotti petroliferi è calato del 15% nella prima metà del mese.

All’origine della strozzatura c’è la campagna di attacchi con droni ucraini contro le raffinerie, che ha messo fuori uso o ridotto la capacità di impianti chiave nella Russia centrale, responsabili di circa un quarto della lavorazione nazionale. A questo si sommano congestioni ferroviarie, manutenzioni straordinarie e il prevedibile aumento stagionale della domanda, in un quadro in cui le compagnie integrate tendono a privilegiare le proprie stazioni di servizio, lasciando a secco i distributori indipendenti. Il risultato è un paradosso che gli osservatori internazionali leggono come un effetto collaterale della guerra: il secondo esportatore mondiale di petrolio fatica a rifornire il proprio mercato interno.

Il governo di Mosca, per bocca del vicepremier Aleksandr Novak, definisce la situazione «difficile ma sotto controllo» e ha già vietato l’export di benzina e cherosene, mentre valuta un blocco totale anche per il gasolio. Sono state mobilitate riserve finora inutilizzate, ridotti i tempi di fermo degli impianti e preparate modifiche fiscali per incentivare le consegne sul mercato domestico. Si discute inoltre di importare carburante e di sovvenzionarlo, un’ipotesi che fino a pochi mesi fa sarebbe apparsa impensabile per un paese tradizionalmente esportatore netto.

Le ripercussioni sociali ed economiche sono già visibili: code ai distributori, impennate dei prezzi al dettaglio – in alcune aree del Pacifico russo la benzina ha superato i 130 rubli al litro – e l’allarme del settore agricolo, che teme di non avere gasolio sufficiente per la stagione dei raccolti. L’Antimonopolio ha avviato ispezioni sui trader e imposto ai marketplace di bloccare annunci di rivendita. La crisi assume un profilo politico delicato in vista delle elezioni parlamentari di settembre, mentre il Cremlino cerca di contenere un malcontento che in passato, proprio per i rincari dei carburanti, ha già innescato proteste.

La prossima tappa sarà l’eventuale divieto totale di esportare diesel, misura invocata dalle associazioni agricole e ora al vaglio dell’esecutivo. Parallelamente entreranno in vigore le modifiche fiscali annunciate. Per l’Europa e l’Italia, che non importano direttamente volumi significativi di carburante russo, la crisi ha un impatto indiretto ma rilevante: un’eventuale stretta sull’export di gasolio da parte di Mosca può alterare gli equilibri del mercato globale, in particolare per paesi come Brasile e Turchia, e contribuire a mantenere elevata la pressione sui prezzi internazionali dei prodotti raffinati. Il vero snodo, tuttavia, resta la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche russe a attacchi che non accennano a diminuire.

Divergenza delle fonti

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Le restrizioni alla vendita di carburante si estendono a 15 regioni russe e alla Crimea annessa, dove le pompe sono ferme tranne che per i servizi statali. Il vicepremier parla di una situazione 'non semplice ma controllabile', mentre il governo corre ai ripari. La crisi logistica mette in luce le vulnerabilità dell'economia russa e il peso dell'annessione.

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PragmatismoDistacco

Il governo ha mobilitato riserve mai usate prima e le grandi compagnie petrolifere hanno portato la produzione al massimo per rifornire le regioni. Le limitazioni locali sono descritte come misure preventive contro acquisti dettati dal panico. Si studiano modifiche fiscali e un possibile divieto totale di export di diesel, mentre la situazione viene definita sotto controllo.

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