
Bayer trionfa alla Corte Suprema sul glifosato, ma il movimento salutista si allontana da Trump
La sentenza blocca migliaia di cause per mancate avvertenze sul cancro, mentre gli attivisti MAHA accusano l’amministrazione di tradire le promesse sulla salute.
Con sette voti a favore e due contrari, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che la legge federale sull’etichettatura dei pesticidi prevale sulle normative dei singoli Stati, impedendo di fatto a migliaia di consumatori di citare in giudizio Bayer per la mancata apposizione di avvertenze sul rischio di cancro legate al diserbante Roundup. La decisione, relativa al caso Monsanto v. Durnell, ha prodotto un immediato rialzo del titolo Bayer alla Borsa di Francoforte, con un guadagno superiore al 15%. Dal quartier generale di Leverkusen, il gruppo tedesco ha accolto il verdetto come un riconoscimento della «chiarezza normativa necessaria all’innovazione», sottolineando che l’Agenzia per la protezione ambientale (EPA) non classifica il glifosato come cancerogeno e che, di conseguenza, le etichette approvate a livello federale non possono essere contestate in sede statale.
Secondo la ricostruzione dei giudici, la sentenza priva di fondamento giuridico le rivendicazioni basate sull’omissione di un’avvertenza sanitaria, poiché l’EPA aveva autorizzato l’immissione in commercio del prodotto senza tale indicazione. Il caso traeva origine da una giuria del Missouri che nel 2023 aveva riconosciuto un risarcimento di 1,25 milioni di dollari a John Durnell, un ex utilizzatore di Roundup affetto da linfoma non-Hodgkin. Bayer, che dal 2018 ha ereditato il contenzioso con l’acquisizione di Monsanto, ha sempre sostenuto l’inesistenza di un nesso causale tra il glifosato e il cancro e sta parallelamente negoziando un accordo transattivo da 7,25 miliardi di dollari per chiudere le vertenze residue. L’orientamento della Corte, secondo gli analisti giuridici statunitensi, potrebbe accelerare l’omologazione di quell’intesa e ridurre sensibilmente l’esposizione finanziaria del gruppo.
La pronuncia ha però innescato una frattura politica interna alla coalizione che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca. Il movimento Make America Healthy Again (MAHA), che aveva mobilitato un elettorato trasversale sensibile ai temi della salute e della sicurezza alimentare, accusa l’amministrazione di aver tradito le promesse elettorali schierandosi a favore di Monsanto e firmando un ordine esecutivo per incentivare la produzione nazionale di glifosato. Attiviste come Kelly Ryerson, nota online come “Glyphosate Girl”, parlano di «una pugnalata alle nostre libertà» e prefigurano un’astensione di massa alle urne. Secondo un sondaggio KFF, il 41% degli adulti statunitensi dichiara sostegno al movimento MAHA, e analisti politici di Washington avvertono che la disaffezione di questa componente potrebbe pesare sugli equilibri del voto di medio termine e sulla corsa presidenziale del 2028, rendendo incerta la tenuta dell’alleanza tra l’ala salutista e l’elettorato tradizionale repubblicano.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la vicenda assume rilievo sia per la centralità di Bayer nel panorama industriale tedesco, sia per il dibattito mai sopito sulla regolamentazione del glifosato. L’Unione Europea ha rinnovato l’autorizzazione all’uso della sostanza fino al 2033, ma diversi Stati membri, tra cui l’Italia, mantengono restrizioni nazionali e ne vietano l’impiego in aree sensibili. La sentenza statunitense, secondo gli osservatori di Bruxelles, non incide direttamente sul quadro normativo comunitario, fondato sul principio di precauzione, ma potrebbe rafforzare la posizione negoziale dell’industria nei futuri riesami scientifici. Sul fronte giudiziario, il gruppo di Leverkusen attende ora il via libera del tribunale del Missouri al maxi-accordo transattivo, mentre il movimento MAHA promette di trasformare la delusione in mobilitazione elettorale, segnalando come la partita sul glifosato sia destinata a intrecciare sempre più salute pubblica, regolazione globale e dinamiche di consenso.
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Il movimento per la salute che ha contribuito a riportare Trump al potere si sente profondamente tradito dalla sentenza della Corte Suprema che protegge Bayer dagli avvertimenti sul cancro del Roundup. La considera un regalo all'industria chimica che infrange le promesse elettorali e avvelena l'alleanza tra il presidente e la sua base attenta al benessere.
La Corte Suprema ha stabilito con 7 voti contro 2 che la legge federale sui pesticidi prevale sulle richieste statali di avvertimento, bloccando di fatto migliaia di cause per cancro legate al Roundup contro Bayer. La decisione rappresenta un importante scudo legale per il colosso agrochimico, limitando le azioni legali dei consumatori ai confini dell'etichettatura approvata dall'EPA.
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