
La Russia valuta di importare carburante mentre i droni ucraini piegano le raffinerie
Il terzo produttore mondiale di greggio raziona la benzina in decine di regioni, dalla Crimea alla Siberia, e studia sussidi all'import per frenare i prezzi.
La Russia, terzo produttore mondiale di petrolio greggio, sta valutando di importare carburante e di introdurre un divieto all’esportazione di diesel. È la conseguenza diretta della campagna ucraina di attacchi con droni contro raffinerie e depositi, che ha ridotto la produzione settimanale di benzina di circa il 25% rispetto alla media di giugno e ha fatto calare del 15% le esportazioni marittime di prodotti petroliferi nella prima metà del mese. Il vicepremier Aleksandr Novak ha confermato in una riunione televisiva con il presidente Vladimir Putin che il governo sta preparando modifiche fiscali e attingendo a riserve finora non utilizzate, mentre il Cremlino parla per la prima volta di «tentativo di destabilizzare la società».
La crisi si è allargata a macchia d’olio dalla Crimea, annessa nel 2014, fino alla Siberia. A Sebastopoli, sede della Flotta del Mar Nero, il governatore insediato da Mosca ha imposto la chiusura del trasporto pubblico alle 22, lo spegnimento anticipato di negozi e caffè alle 20 e l’attenuazione dell’illuminazione stradale. Nelle regioni di Omsk, Novosibirsk e Irkutsk, a oltre duemila chilometri dal fronte, sono stati introdotti limiti all’acquisto: 40 litri di benzina per veicolo, 80-200 litri di diesel a seconda della stazione, con divieto di vendita in taniche. Secondo la stampa economica moscovita, già il 17 giugno almeno 53 regioni russe applicavano qualche forma di razionamento.
Per un paese che normalmente esporta grandi volumi di gasolio verso Brasile e Turchia, l’ipotesi di importare combustibile – con sussidi pubblici per calmierare i prezzi al consumo – segnala una pressione inflazionistica politicamente delicata in vista delle elezioni parlamentari di settembre. Gli analisti europei osservano che un eventuale stop alle esportazioni di diesel russo, pur in un mercato già segmentato dall’embargo Ue, contribuirebbe a tenere tesi i listini globali del gasolio, con possibili riflessi sui costi logistici e industriali anche in Italia.
Il governo russo assicura di avere la situazione sotto controllo, ma la strategia ucraina di colpire la logistica petrolifera nel profondo del territorio – inclusi i depositi sullo stretto di Kerč colpiti domenica – continua a erodere la capacità di raffinazione. Il prossimo indicatore da monitorare è la decisione formale sul divieto di export di diesel e sull’entità dei sussidi all’importazione, attesa nei prossimi giorni, mentre le regioni siberiane preparano ulteriori restrizioni.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Russia sta affrontando una grave carenza di benzina, con due terzi delle regioni che razionano il carburante dopo gli attacchi incessanti dei droni ucraini alle raffinerie. Mosca sta valutando un divieto di esportazione di diesel e persino importazioni di carburante per far fronte alla crisi. La situazione si aggrava e le interruzioni si estendono in tutto il paese.
Gli attacchi dei droni ucraini hanno lasciato la Russia senza benzina, provocando carenze e razionamenti in tutto il paese. Mosca sta valutando importazioni di carburante e Putin ha definito gli attacchi un tentativo di destabilizzare la società. La situazione è allarmante.
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