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Putin ammette la carenza di carburante, ma respinge le proposte di tregua

Il leader del Cremlino riconosce le difficoltà logistiche causate dagli attacchi alle raffinerie, mentre Kiev intensifica la campagna di “sanzioni a lungo raggio” e Mosca valuta il blocco dell’export di diesel.

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, il presidente russo Vladimir Putin ha riconosciuto pubblicamente che il Paese sta attraversando «una certa carenza» di carburante, conseguenza diretta dei ripetuti attacchi ucraini con droni a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche. L’ammissione, affidata a un’intervista televisiva e a una riunione straordinaria convocata nella tarda serata di domenica, è accompagnata da dati concreti: code ai distributori in decine di regioni, razionamento delle vendite in Siberia e lo stato d’emergenza dichiarato in Crimea, dove la vendita di benzina ai civili è stata sospesa dopo che i raid hanno interrotto le linee di rifornimento via ponte di Kerč e via mare. Nelle stesse ore, droni ucraini hanno colpito le raffinerie di Slavjansk-na-Kubani, nel Krasnodar, e di Jaroslavl’, a nord di Mosca, provocando incendi e vittime.

Secondo fonti del Cremlino, gli attacchi rappresentano un tentativo di «seminare divisioni nella società russa» e di costringere Mosca a fermare l’avanzata al fronte per avviare negoziati a condizioni favorevoli a Kiev. Putin ha respinto con durezza le proposte ucraine – confermate dallo stesso presidente russo – di un cessate il fuoco reciproco sui colpi a lungo raggio e di una limitazione delle ostilità ai soli quattro territori annessi (Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson). «Salvare il regime di Kiev non rientra nei nostri piani», ha dichiarato, aggiungendo che la priorità resta la «completa liberazione del Donbass e della Novorossija». Per fronteggiare la crisi logistica, il governo ha istituito una task force dedicata, accelera la produzione di sistemi di difesa aerea e valuta un divieto totale di esportazione di gasolio, misura che il vicepremier Novak ha detto sarà riesaminata nei prossimi giorni.

Sul versante opposto, Kiev inquadra l’intensificazione dei raid come parte di una «operazione di influenza» di quaranta giorni, approvata dal presidente Zelensky, volta a erodere la capacità industriale e finanziaria della macchina bellica russa. Colpire raffinerie e depositi a centinaia di chilometri dal confine – ha spiegato Zelensky – significa applicare «sanzioni a lungo raggio» che riducono le risorse destinate al fronte e avvicinano la pace. L’efficacia della campagna è resa possibile da una nuova generazione di droni a ala fissa dotati di intelligenza artificiale per la navigazione autonoma, sviluppati internamente e prodotti in grande serie, che secondo analisti della NATO stanno progressivamente erodendo la superiorità aerea russa anche in profondità.

Per l’Europa e l’Italia, l’eventuale blocco delle esportazioni russe di diesel – benché l’embargo Ue sia in vigore dal 2023 – avrebbe ripercussioni sui mercati globali dei prodotti raffinati, in un momento in cui le quotazioni del greggio restano volatili a causa delle tensioni in Medio Oriente. Bruxelles segue con attenzione l’evolversi della crisi energetica interna alla Russia, consapevole che un’ulteriore destabilizzazione economica di Mosca potrebbe accelerare la ricerca di una via d’uscita diplomatica, ma anche inasprire la repressione interna e la retorica antioccidentale. Al momento, i canali negoziali restano aperti solo in forma indiretta: Putin ha dichiarato di attendere l’arrivo a Mosca di emissari statunitensi dopo la «fase attiva» della crisi iraniana, mentre Kiev insiste sulla necessità di garanzie di sicurezza prima di qualsiasi tregua. Il dossier rimane in stallo, con entrambe le parti impegnate a logorare l’avversario prima di sedersi al tavolo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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SchadenfreudeAllarmeUrgenza

Putin è stato costretto a riconoscere la crisi del carburante in Russia, con code ai distributori e carenze in diverse regioni, a causa degli attacchi ucraini alle raffinerie. Il Cremlino valuta un divieto totale all'esportazione di diesel per stabilizzare il mercato interno. La situazione mette in luce le difficoltà crescenti per Mosca nel sostenere lo sforzo bellico.

Stampa latinoamericana
DistaccoPragmatismo

Putin ha riconosciuto la carenza di carburante in Russia dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie, ma ne ha minimizzato l'impatto e ha annunciato un gruppo di lavoro per garantire l'approvvigionamento. Si valuta la possibilità di vietare le esportazioni di diesel. La situazione è presentata come una sfida gestibile, senza mettere in discussione la capacità di risposta del governo.

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lunedì 29 giugno 2026

Putin ammette la carenza di carburante, ma respinge le proposte di tregua

Il leader del Cremlino riconosce le difficoltà logistiche causate dagli attacchi alle raffinerie, mentre Kiev intensifica la campagna di “sanzioni a lungo raggio” e Mosca valuta il blocco dell’export di diesel.

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, il presidente russo Vladimir Putin ha riconosciuto pubblicamente che il Paese sta attraversando «una certa carenza» di carburante, conseguenza diretta dei ripetuti attacchi ucraini con droni a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche. L’ammissione, affidata a un’intervista televisiva e a una riunione straordinaria convocata nella tarda serata di domenica, è accompagnata da dati concreti: code ai distributori in decine di regioni, razionamento delle vendite in Siberia e lo stato d’emergenza dichiarato in Crimea, dove la vendita di benzina ai civili è stata sospesa dopo che i raid hanno interrotto le linee di rifornimento via ponte di Kerč e via mare. Nelle stesse ore, droni ucraini hanno colpito le raffinerie di Slavjansk-na-Kubani, nel Krasnodar, e di Jaroslavl’, a nord di Mosca, provocando incendi e vittime.

Secondo fonti del Cremlino, gli attacchi rappresentano un tentativo di «seminare divisioni nella società russa» e di costringere Mosca a fermare l’avanzata al fronte per avviare negoziati a condizioni favorevoli a Kiev. Putin ha respinto con durezza le proposte ucraine – confermate dallo stesso presidente russo – di un cessate il fuoco reciproco sui colpi a lungo raggio e di una limitazione delle ostilità ai soli quattro territori annessi (Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson). «Salvare il regime di Kiev non rientra nei nostri piani», ha dichiarato, aggiungendo che la priorità resta la «completa liberazione del Donbass e della Novorossija». Per fronteggiare la crisi logistica, il governo ha istituito una task force dedicata, accelera la produzione di sistemi di difesa aerea e valuta un divieto totale di esportazione di gasolio, misura che il vicepremier Novak ha detto sarà riesaminata nei prossimi giorni.

Sul versante opposto, Kiev inquadra l’intensificazione dei raid come parte di una «operazione di influenza» di quaranta giorni, approvata dal presidente Zelensky, volta a erodere la capacità industriale e finanziaria della macchina bellica russa. Colpire raffinerie e depositi a centinaia di chilometri dal confine – ha spiegato Zelensky – significa applicare «sanzioni a lungo raggio» che riducono le risorse destinate al fronte e avvicinano la pace. L’efficacia della campagna è resa possibile da una nuova generazione di droni a ala fissa dotati di intelligenza artificiale per la navigazione autonoma, sviluppati internamente e prodotti in grande serie, che secondo analisti della NATO stanno progressivamente erodendo la superiorità aerea russa anche in profondità.

Per l’Europa e l’Italia, l’eventuale blocco delle esportazioni russe di diesel – benché l’embargo Ue sia in vigore dal 2023 – avrebbe ripercussioni sui mercati globali dei prodotti raffinati, in un momento in cui le quotazioni del greggio restano volatili a causa delle tensioni in Medio Oriente. Bruxelles segue con attenzione l’evolversi della crisi energetica interna alla Russia, consapevole che un’ulteriore destabilizzazione economica di Mosca potrebbe accelerare la ricerca di una via d’uscita diplomatica, ma anche inasprire la repressione interna e la retorica antioccidentale. Al momento, i canali negoziali restano aperti solo in forma indiretta: Putin ha dichiarato di attendere l’arrivo a Mosca di emissari statunitensi dopo la «fase attiva» della crisi iraniana, mentre Kiev insiste sulla necessità di garanzie di sicurezza prima di qualsiasi tregua. Il dossier rimane in stallo, con entrambe le parti impegnate a logorare l’avversario prima di sedersi al tavolo.

Divergenza delle fonti

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Come si dividono

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Putin è stato costretto a riconoscere la crisi del carburante in Russia, con code ai distributori e carenze in diverse regioni, a causa degli attacchi ucraini alle raffinerie. Il Cremlino valuta un divieto totale all'esportazione di diesel per stabilizzare il mercato interno. La situazione mette in luce le difficoltà crescenti per Mosca nel sostenere lo sforzo bellico.

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DistaccoPragmatismo

Putin ha riconosciuto la carenza di carburante in Russia dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie, ma ne ha minimizzato l'impatto e ha annunciato un gruppo di lavoro per garantire l'approvvigionamento. Si valuta la possibilità di vietare le esportazioni di diesel. La situazione è presentata come una sfida gestibile, senza mettere in discussione la capacità di risposta del governo.

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