
Martinez lascia il Portogallo dopo il ko con la Spagna: «Senza il Mondiale non ha senso continuare»
Il ct spagnolo annuncia l'addio in conferenza stampa subito dopo lo 0-1 firmato Merino al 91', chiudendo anche l'ultimo capitolo mondiale di Cristiano Ronaldo.
Un destro di Mikel Merino al primo minuto di recupero ha spento il sogno del Portogallo e ha immediatamente spalancato la porta all'addio di Roberto Martínez. All'AT&T Stadium di Arlington, davanti a una Spagna che non ha ancora subito reti nel torneo, la Seleção das Quinas è caduta per 0-1 negli ottavi di finale del Mondiale 2026, salutando la competizione con la sensazione di aver retto l'urto di una delle favorite senza però riuscire mai a graffiare davvero. Il ct spagnolo, in scadenza di contratto, non ha atteso neppure il rientro in albergo: «Sono venuto in Portogallo per vincere il Mondiale, senza riuscirci non ha senso restare. Il mio contratto finisce oggi, è stata la mia ultima partita», ha dichiarato a caldo, chiudendo un ciclo di tre anni e mezzo.
La partita era stata una lunga partita a scacchi tra due selezioni che si conoscono a memoria. Il Portogallo ha scelto un profilo prudente, difendendo con aggressività e provando a colpire in transizione, ma la qualità della Roja nel palleggio ha progressivamente eroso le energie dei lusitani. Cristiano Ronaldo, schierato per l'intero incontro nonostante i quarantuno anni, è rimasto a lungo isolato, mentre Bruno Fernandes e Bernardo Silva faticavano a trovare linee di passaggio pulite. La cronaca si è accesa solo nei minuti finali: un'imbucata di Ferran Torres ha colto la difesa portoghese in ritardo, e Merino, entrato dalla panchina, ha infilato Diogo Costa con freddezza. Martínez ha poi difeso la scelta di non sostituire Ronaldo: «Quando hai bisogno di un gol, non puoi toglierlo. Fisicamente può giocare novanta minuti, crea spazi, in area è una presenza che nessun avversario può ignorare».
L'addio di Martínez, letto dalla stampa iberica e internazionale come un atto di responsabilità più che come una resa, arriva dopo un percorso che pure aveva regalato al Portogallo la Nations League 2025, vinta proprio contro la Spagna ai rigori. Eppure, secondo analisti di Lisbona, il tecnico non è mai riuscito a dare un'identità collettiva a una generazione di talento forse irripetibile, restando prigioniero di una fedeltà assoluta a Ronaldo che ha finito per condizionare le scelte tattiche. Lo stesso ct, nel congedarsi, ha respinto la parola «fallimento»: «Non abbiamo fallito – ha detto – abbiamo perso contro una delle favorite. Fallisci quando non provi a vincere, e noi ci abbiamo provato fino all'ultimo minuto».
L'eliminazione segna con ogni probabilità la parola fine sulla carriera mondiale di Cristiano Ronaldo, che prima del match aveva confermato che questo sarebbe stato il suo ultimo Mondiale. Il capitano lascia la scena senza il trofeo che più desiderava, ma con l'abbraccio di un paese che, come scrivono i media lusitani, lo considera già un'icona al di là dei risultati. Martínez lo ha salutato con parole di gratitudine: «Un capitano esemplare, non solo per i gol ma per l'impegno quotidiano, per come vive il calcio. È un esempio da celebrare».
La Federcalcio portoghese si trova ora a dover voltare pagina in fretta. Secondo quanto riportato dalla stampa di Lisbona, il nome più caldo per la successione è quello di Jorge Jesus, ex tecnico di Ronaldo all'Al-Nassr e artefice del titolo saudita, che incontrerà il presidente Pedro Proença al rientro della squadra dagli Stati Uniti. Il nuovo ct erediterà una nazionale che, in quanto co-organizzatrice del Mondiale 2030 insieme a Spagna e Marocco, è già qualificata d'ufficio: un vantaggio che impone però di costruire subito un'identità nuova, capace di onorare l'appuntamento casalingo senza l'ombra del suo giocatore più rappresentativo.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
La sconfitta è stata fiacca, il gioco noioso. Martinez fa bene ad andarsene.
Enfatizzando la piattezza della partita, la decisione del tecnico viene resa ovvia e inevitabile.
Non si menziona il possibile addio di Ronaldo né il contesto emotivo della squadra.
Martínez se ne va perché non ha raggiunto il suo obiettivo. È la fine di un ciclo.
La dichiarazione del tecnico viene riprodotta senza interpretazioni aggiuntive, dando peso alla sua giustificazione.
La scarsa prestazione della squadra e le critiche tattiche non vengono approfondite.
Basta! Martínez si dimette – non ha più senso.
Attraverso il discorso diretto e le esclamazioni, la decisione viene rappresentata come inevitabile e carica di emotività.
Mancano l'analisi fattuale della partita e la prospettiva della federazione portoghese.
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