
Pechino sfida Taiwan sui mari orientali, il KMT cerca un canale con Washington
Mentre navi cinesi fermano mercantili al largo di Taiwan, il vertice del Kuomintang negli Stati Uniti smentisce colloqui sull’unificazione e punta a un dialogo diretto sulla difesa.
Il 13 giugno le navi ufficiali cinesi hanno intensificato azioni di controllo contro mercantili stranieri nelle acque a est di Taiwan. Un’unità della Guardia costiera cinese avrebbe richiesto informazioni di navigazione a un cargo sudcoreano rivendicando una giurisdizione inesistente, provocando l’intervento di pattugliatori taiwanesi che via radio hanno intimato l’allontanamento. Taipei ha denunciato l’episodio, mentre da Tokyo si osserva con apprensione il rischio che petroliere giapponesi possano restare coinvolte in incidenti analoghi. È un innalzamento della pressione che segnala la volontà di Pechino di marcare una sovranità operativa ben oltre le acque territorialmente riconosciute.
La manovra navale si inserisce in una fase diplomatica complessa. Da Pechino, il massimo responsabile per gli affari di Taiwan, Wang Huning, ha dichiarato allo Straits Forum che la pace nello Stretto richiede una “risposta congiunta” delle due sponde, mentre il Partito democratico progressista al governo a Taipei vieta ai propri funzionari la partecipazione all’evento. Il messaggio è duplice: apertura al dialogo con l’isola ma, al contempo, disponibilità alla coercizione selettiva contro chi, come la Corea del Sud, intrattiene relazioni marittime nell’area senza passare per Pechino. Gli analisti di Bruxelles intravedono qui un test per la tenuta del diritto internazionale marittimo e per la libertà di navigazione, essenziale anche per i traffici commerciali europei, inclusi quelli italiani che transitano per il Canale di Taiwan.
Sul fronte politico, la presidente del Kuomintang, Cheng Li-wun, in missione tra New York e Washington, ha scelto di marcare le distanze sia da Pechino sia dal governo di Taipei. Incontrando think tank e parlamentari statunitensi, ha chiarito che nel suo colloquio con Xi Jinping non si è mai parlato di unificazione e ha denunciato disinformazione volta a distorcere la posizione del suo partito. L’obiettivo dichiarato è pragmatico: riavviare negoziati tra le due parti per ridurre le tensioni, evitando che un conflitto scoppi per errore di calcolo. Contestualmente, Cheng ha espresso sostegno a un rafforzamento della difesa autonoma di Taiwan e ha rivelato di voler istituire un canale di comunicazione diretto con gli Stati Uniti sulle questioni della difesa, giudicando carenti le attuali proposte del governo.
Mentre il KMT cerca sponda a Washington, Pechino proietta un’immagine di potenza responsabile con iniziative come il Forum sulla governance globale dei diritti umani, apertosi nella capitale cinese il 10 giugno. Partecipanti italiani ed europei hanno lodato i progressi ambientali e sociali del sistema socialista cinese, in un clima descritto come “oasi di pace e armonia”. È la narrazione speculare rispetto alle tensioni marittime: la Cina che propone dialogo e stabilità, mentre nelle acque dello Stretto alza la voce. Per l’Italia, il paradosso è evidente: da un lato si moltiplicano gli appelli alla cooperazione euro-cinese, dall’altro si materializzano frizioni che potrebbero coinvolgere le catene di approvvigionamento e la sicurezza della navigazione, con implicazioni dirette per le esportazioni del Made in Italy.
Guardando avanti, lo scenario appare segnato da un continuo test di forza. La probabilità che navi cinesi estendano le loro attività è data per certa dagli analisti regionali, e le prossime settimane potrebbero vedere nuovi incidenti con mercantili battenti bandiere di paesi terzi, compresi quelli europei. La via diplomatica auspicata dal Kuomintang dovrà misurarsi con la concretezza delle manovre navali e con il difficile equilibrio tra deterrenza e dialogo. In questo quadro, l’Italia e l’Unione Europea dovranno decidere se e come rafforzare il coordinamento con gli alleati indo-pacifici per proteggere i propri interessi, senza necessariamente alimentare una spirale di scontro.
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La stampa continentale europea riporta che la presidente del Kuomintang, Zheng Liwen, in visita negli Stati Uniti, ha negato qualsiasi discussione sulla riunificazione durante il suo colloquio con Xi Jinping. L'incontro, secondo fonti, punta a rilanciare i canali di dialogo tra le due sponde senza aprire a prospettive di unificazione.
Secondo la stampa di Stato cinese, la pace nello Stretto esige una risposta comune da entrambe le sponde, come ribadito dal capo dell'ufficio per gli affari di Taiwan, Wang Huning. La linea ufficiale biasima il blocco imposto dal partito al governo di Taipei ai funzionari locali, impedendo la partecipazione a eventi di scambi economici e culturali.
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