
Droni ucraini colpiscono il terminale di Temryuk: un morto e infrastrutture energetiche nel mirino
Un raid notturno su un molo petrolifero del Mar d'Azov ha provocato vittime e un vasto incendio, mentre Mosca dichiara di aver abbattuto 177 velivoli senza pilota in tredici regioni.
Un attacco condotto con droni ucraini nella notte del 13 giugno 2026 ha centrato un terminale marittimo nel distretto di Temryuk, sulla sponda russa del Mar d'Azov, a pochi chilometri dallo stretto di Kerč che separa la Russia continentale dalla Crimea occupata. Il governatore del Territorio di Krasnodar, Veniamin Kondratyev, ha confermato via Telegram che la caduta di detriti ha innescato un incendio di vaste proporzioni, causando la morte di un civile e il ferimento di almeno altre tre persone. Per domare le fiamme sono stati mobilitati 96 vigili del fuoco e una trentina di mezzi, mentre le autorità locali monitoravano la qualità dell’aria nella zona portuale.
Il raid su Temryuk si inserisce in un’ondata più ampia di attacchi che nella stessa notte ha toccato tredici regioni della Federazione Russa e la Crimea annessa. Il Ministero della Difesa di Mosca ha rivendicato l’intercettazione e la distruzione di 177 droni ucraini, un numero che testimonia la portata dell’operazione. Nella regione di Volgograd, la caduta di rottami ha provocato un incendio in un’area industriale senza causare vittime, mentre nella regione di Kherson le forze di Kiev avrebbero tentato di colpire i ponti che collegano la terraferma alla Crimea e la struttura che unisce Heničesk alla striscia di Arabat. Le autorità russe hanno descritto l’attacco come un tentativo di isolare la penisola occupata, in un momento in cui la logistica militare e civile resta un punto di vulnerabilità per Mosca.
Il terminale colpito a Temryuk, secondo fonti ucraine, appartiene al complesso di «Tamanneftegaz», uno dei maggiori hub della Russia meridionale per il trasbordo di idrocarburi liquefatti. La sua posizione sul Mar d’Azov, a ridosso delle rotte che alimentano i mercati del Mediterraneo e dell’Europa sud-orientale, rende l’episodio rilevante anche per gli equilibri energetici del continente. L’Italia, che dopo l’invasione del 2022 ha drasticamente ridotto la dipendenza dal gas russo via condotta, continua a importare volumi significativi di GNL, in parte provenienti proprio dai terminali del Mar Nero e del Mar d’Azov. Un’interruzione prolungata delle operazioni a Temryuk, sebbene al momento non segnalata, potrebbe riverberarsi sui mercati spot del gas, in un contesto già segnato dalla volatilità dei prezzi e dalla ricerca di forniture alternative in Nord Africa e Azerbaigian.
L’intensificarsi degli attacchi ucraini in profondità, condotti con droni a lungo raggio, riflette una dottrina militare che punta a erodere la capacità logistica ed energetica russa, colpendo infrastrutture lontane dal fronte. Analisti occidentali leggono questa campagna come un tentativo di Kiev di compensare la staticità del fronte terrestre e di aumentare il costo politico della guerra per il Cremlino, mentre da Mosca si denuncia il carattere «terroristico» di azioni che mettono a rischio civili. La risposta russa, basata su sistemi di guerra elettronica e difesa aerea a strati, mostra limiti nel proteggere obiettivi sensibili come i terminali petroliferi. In prospettiva, la capacità ucraina di produrre droni a basso costo e di scalarne l’impiego potrebbe continuare a mettere sotto pressione le reti di rifornimento russe, con ripercussioni indirette sulla sicurezza energetica europea e sulla tenuta dei corridoi di esportazione che ancora collegano Mosca ai mercati globali.
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Un attacco di droni ucraini ha colpito un terminal marittimo nel territorio di Krasnodar, uccidendo un civile e ferendone tre. Quasi cento vigili del fuoco sono impegnati a domare l'incendio. Nella stessa notte le forze di Kiev hanno tentato di colpire ponti nella regione di Kherson e hanno provocato un incendio in un sito industriale a Volgograd, mentre la difesa aerea russa ha abbattuto 177 velivoli senza pilota.
Un feroce attacco ucraino con droni ha colpito il terminal portuale di Temryuk, nel sud della Russia, uccidendo un civile e ferendone tre, secondo la denuncia del governatore locale. Il ministero della Difesa russo ha riferito di aver intercettato e distrutto 177 velivoli senza pilota. L'impatto ha provocato gravi danni alle infrastrutture costiere e mobilitato i servizi di emergenza.
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