
Papua, l’uccisione del pilota americano riaccende lo scontro tra Jakarta e i separatisti
Il recupero della salma e la caccia ai responsabili segnano una nuova escalation in una regione dove l’aviazione civile è ormai obiettivo strategico.
L’uccisione del pilota statunitense Nicholas F. Goselin, abbattuto il 2 luglio 2026 subito dopo l’atterraggio sulla pista di Balinggama, nell’altopiano papuano, e il successivo recupero della salma da parte delle forze speciali indonesiane hanno trasformato un remoto aeroporto di montagna in un punto di frizione tra la sovranità di Jakarta e le rivendicazioni del movimento indipendentista. L’operazione, condotta con dieci uomini e due elicotteri Caracal, ha permesso di evacuare il corpo e di avviare una caccia ai membri del gruppo armato che ha rivendicato l’attacco, mentre i sette passeggeri indigeni sono stati tratti in salvo.
Secondo fonti governative di Jakarta, il velivolo della compagnia AMA svolgeva una missione umanitaria e religiosa, smentendo categoricamente l’ipotesi che trasportasse truppe o logistica militare. Il portavoce dell’Esercito di liberazione nazionale della Papua occidentale (TPNPB), Sebby Sambom, ha invece dichiarato che l’aereo aveva violato un ultimatum che vieta i voli civili nelle zone operative del gruppo, accusando le autorità indonesiane di utilizzare i collegamenti aerei per rifornire le proprie guarnigioni. Nell’ottica dei separatisti, l’uccisione del pilota rappresenta un messaggio diretto a Washington e a Jakarta, ree di non aver affrontato le cause profonde del conflitto, e un avvertimento: altri velivoli civili potrebbero essere colpiti se ritenuti complici delle operazioni militari.
L’episodio si inserisce in una spirale di violenza che nell’ultimo anno ha visto un’impennata di attacchi contro l’aviazione periferica, infrastruttura vitale per le comunità dell’interno papuano, spesso isolate e prive di collegamenti stradali. Da Bruxelles e da diverse capitali occidentali si guarda con preoccupazione alla sorte dei piloti stranieri – già nel 2023 e nel 2024 due neozelandesi erano stati rapiti e uccisi – e alla tenuta dei servizi essenziali in una regione ricca di risorse minerarie ma segnata da una guerriglia a bassa intensità che dura da decenni. La Commissione I del Parlamento indonesiano ha chiesto un rafforzamento della sicurezza e una revisione complessiva del dispositivo di protezione dei voli civili, mentre il governo ha ribadito che ogni azione repressiva sarà condotta nel rispetto delle regole d’ingaggio e dei diritti umani.
Al momento, la salma del pilota è stata trasferita a Timika e poi a Jayapura per la riconsegna alla famiglia e alla compagnia aerea. Le forze armate indonesiane hanno identificato nel gruppo guidato da Elkius Kobak i responsabili materiali dell’agguato e stanno setacciando la zona montuosa. Da Washington non sono giunte reazioni ufficiali, ma l’ambasciata americana a Jakarta segue il caso. Il dossier resta aperto: la caccia ai miliziani prosegue, mentre il governo di Prabowo Subianto si trova a dover conciliare la pressione per una risposta ferma con la necessità di non interrompere i collegamenti aerei da cui dipende la sopravvivenza di migliaia di papuani.
| Stampa sud-est asiatica | −0.70 | critical |
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| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
Le autorità indonesiane definiscono l'accaduto un atto criminale compiuto da un gruppo armato illegale, che cerca visibilità internazionale. Le operazioni di recupero del pilota ucciso sono ostacolate dal maltempo e dalla geografia impervia. Si registrano versioni contrastanti su altre vittime, con i militari che negano il coinvolgimento di civili.
I separatisti papuani rivendicano l'uccisione di un pilota americano e il rogo di un aereo come 'messaggio' a Stati Uniti e Indonesia. L'episodio si inserisce in un conflitto indipendentista di lunga data, segnato da attacchi sempre più letali. Le autorità non hanno ancora confermato la morte del pilota, ma il gesto evidenzia la crescente instabilità nella regione.
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