
Osaka incanta Wimbledon: il kimono bianco è un omaggio al Giappone e a Kill Bill
Naomi Osaka ha reso omaggio alle sue radici e al cinema di Tarantino con un kimono bianco prima di travolgere Elsa Jacquemot, confermando il suo status di icona che unisce sport e moda.
Naomi Osaka ha fatto il suo ingresso sul campo 3 dell’All England Club avvolta in un kimono bianco dalle maniche ampie, ricamato con gru e fiori di ciliegio, un omaggio alla silhouette più iconica della cultura giapponese e al personaggio di O-Ren Ishii in Kill Bill. Pochi minuti dopo, liberatasi della veste cerimoniale per scoprire un completo Nike candido e un tradizionale kanzashi tra i capelli, ha liquidato la francese Elsa Jacquemot con un 6-1, 7-5 in 79 minuti, mettendo a segno 34 vincenti e convertendo quattro delle nove palle break concesse. Il pubblico, che l’aveva accolta con applausi e cellulari alzati mentre percorreva il vialetto scortata dagli steward, ha assistito a una prova di forza che rilancia le ambizioni dell’ex numero uno del mondo sull’erba londinese.
La scelta del kimono, realizzato dalla designer tokyoita Hana Yagi, è stata spiegata dalla stessa Osaka come un gesto di «rispetto e amore per il Giappone», nato dalla volontà di onorare la propria eredità nipponica e haitiana senza infrangere il rigido codice bianco di Wimbledon. «Quando penso al torneo più antico del mondo, penso alla tradizione, e poi alla mia cultura: il kimono è la silhouette che non ha bisogno di colori per essere riconosciuta», ha dichiarato in conferenza stampa, aggiungendo di essersi ispirata al personaggio di Lucy Liu, «un kimono bianco che ho trovato incredibile». L’operazione è stata accolta dalla stampa internazionale come un esempio riuscito di dialogo tra regole e creatività: in Asia i media hanno sottolineato l’orgoglio per un simbolo nazionale portato su un palcoscenico globale, mentre in Europa l’attenzione si è concentrata sulla capacità di rispettare la tradizione vittoriana del torneo trasformandola in un atto di espressione personale.
L’ingresso a Wimbledon consolida un rituale che Osaka ha costruito negli Slam del 2026: all’Australian Open aveva indossato un velo e una gonna ispirati alle meduse, al Roland Garros un abito dorato che evocava la Tour Eiffel di notte. «Ogni entrata in campo è un’opportunità per portare le persone nel mio mondo creativo», ha raccontato a British Vogue, e la risposta dei fan – che sui social hanno trasformato il kimono in un fenomeno virale – conferma quanto la moda sia diventata parte integrante della sua narrazione agonistica. La copertura del gesto ha valicato i confini del tennis: testate di quattro continenti, dalla BBC a Media Indonesia, da CNN Brasil a Clarín, hanno dedicato ampio spazio all’evento, segno di un interesse planetario per un’atleta che ha saputo ridefinire il rapporto tra sport, identità e spettacolo.
Superato l’esordio, Osaka attende ora la vincente tra la russa Anastasia Gasanova e la colombiana Emiliana Arango. Non è mai andata oltre il terzo turno a Wimbledon, ma il rientro tra le prime venti del ranking dopo la maternità e la semifinale raggiunta agli US Open 2025 lasciano intravedere margini di crescita sull’erba. La prossima partita dirà se il kimono bianco è stato solo un prologo elegante o l’inizio di un percorso destinato a riscrivere la sua storia sui prati dell’All England Club.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Naomi Osaka ha trasformato ancora una volta Wimbledon in una passerella di moda, entrando in campo con un kimono bianco che omaggiava la sua eredità giapponese e il film Kill Bill. L'abito, che rispettava il rigido codice di abbigliamento tutto bianco del torneo, rafforza la sua immagine di icona che fonde sport, identità e stile dirompente. La vittoria al primo turno ha solo aggiunto alla narrazione trionfale dell'espressione personale che supera le tradizioni rigide.
Naomi Osaka ha affascinato il mondo entrando sul campo di Wimbledon con un elegante kimono completamente bianco, rispettando astutamente il codice di abbigliamento del torneo e mostrando al contempo le sue radici culturali giapponesi. L'abito, frutto di una collaborazione con una stilista di Tokyo, prosegue la sua tendenza a spettacolari dichiarazioni di moda nei Grand Slam. La sua capacità di fondere tradizione e stile moderno ha suscitato ampia ammirazione.
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