
Afghanistan colpisce il Pakistan, Islamabad abbatte droni: escalation al confine
Dopo i raid aerei pakistani che hanno ucciso decine di civili, Kabul rivendica attacchi contro basi dell’Isis in territorio pakistano, mentre l’esercito di Islamabad neutralizza quattro velivoli senza pilota e minaccia ritorsioni.
Le forze aeree del governo talebano dell’Afghanistan hanno condotto nella notte di martedì una serie di attacchi con droni contro obiettivi situati nelle province pakistane del Balochistan e del Khyber Pakhtunkhwa. Secondo quanto dichiarato dal ministero della Difesa afghano, i raid hanno colpito centri operativi dello Stato Islamico – Provincia del Khorasan (ISIS-K) e di altri gruppi definiti «agenti del caos e della violenza», utilizzati per pianificare attentati contro civili in territorio afghano. Fonti locali pakistane hanno riferito di esplosioni nei pressi di una scuola nell’area di Saranan, con alcuni feriti, mentre Kabul sostiene di aver inflitto perdite significative ai militanti senza causare vittime civili.
Islamabad ha immediatamente respinto la ricostruzione afghana. L’ufficio relazioni pubbliche delle forze armate (ISPR) ha comunicato di aver individuato e neutralizzato quattro «droni rudimentali» lanciati oltre la Linea Durand grazie alla rete di difesa aerea, dimostrando – si legge nella nota – «un elevato stato di prontezza operativa». L’esercito pakistano accusa il regime talebano di orchestrare simili azioni per distogliere l’attenzione di una popolazione «che soffre sotto un governo oppressivo» e avverte che ogni ulteriore provocazione riceverà «una risposta adeguata e assai costosa». La versione di Islamabad inquadra gli attacchi come un tentativo di sostenere gruppi terroristici attivi sul proprio suolo, accusa che Kabul respinge definendo il militante un problema interno pakistano.
L’escalation segue di poche ore i bombardamenti aerei condotti da Islamabad nella notte tra domenica e lunedì contro obiettivi nelle province afghane di Paktia, Paktika e Kunar. Secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA), quei raid hanno ucciso almeno ventotto civili e ne hanno feriti quarantanove; fonti talebane alzano il bilancio a trentasei morti e oltre centosessanta feriti, denunciando un «atto codardo» contro abitazioni civili. Il Pakistan sostiene invece di aver colpito nascondigli di militanti legati a Jamaat-ul-Ahrar e al Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), uccidendo ventinove combattenti in operazioni di terra e aria. La divergenza radicale sui fatti – civili contro miliziani – è il riflesso di una frattura più profonda: da mesi i due vicini si scambiano accuse di offrire rifugio a insurrezioni transfrontaliere, in un contesto reso ancora più instabile dalla presenza di ISIS-K, che ha rivendicato attentati letali in Afghanistan.
La reazione internazionale ha visto Nuova Delhi condannare con durezza i raid pakistani, definendoli «un palese atto di aggressione» contro la sovranità afghana e una minaccia alla stabilità regionale. Secondo analisti di Bruxelles, la presa di posizione indiana si inserisce nella storica rivalità con Islamabad e nel tentativo di mantenere canali aperti con i talebani, mentre Pechino – che già in passato ha mediato tra le parti – osserva con preoccupazione il deterioramento della sicurezza lungo il corridoio economico Cina-Pakistan. L’Afghanistan ha convocato l’incaricato d’affari pakistano a Kabul per una protesta formale, e il ministero degli Esteri talebano ha denunciato la violazione dello spazio aereo. Dopo una fragile tregua raggiunta in ottobre, gli scontri intermittenti hanno causato centinaia di morti dall’inizio dell’anno, con episodi particolarmente cruenti a febbraio e marzo. Al momento non sono in programma colloqui diretti, e la prospettiva di un’ulteriore spirale di ritorsioni resta concreta, mentre le capitali regionali seguono con apprensione l’evolversi della crisi.
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L'incursione aerea talebana contro il Pakistan è presentata come una minaccia alla stabilità regionale, con implicazioni per la sicurezza dell'Iran. Si sottolinea la fragilità del controllo pakistano e si insinua che Islamabad stia minimizzando l'accaduto per evitare di mostrare debolezza. La narrazione mette in guardia contro il rischio di un'escalation che potrebbe coinvolgere attori esterni.
L'episodio è inquadrato come un ulteriore segnale di instabilità nel Sud Asia, con possibili ripercussioni per la sicurezza russa. Si sottolinea la necessità di dialogo tra le parti e si evita di attribuire colpe, preferendo una lettura geopolitica che vede il conflitto come conseguenza di ingerenze esterne. La Russia si presenta come mediatore imparziale.
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