
Osaka avanza a Wimbledon tra kimono e rigori: la tradizione s’incrina
La giapponese domina Gasanova e dedica la vittoria alla figlia, mentre il torneo si divide tra rigide regole estetiche e l’ombra dei Mondiali di calcio.
Naomi Osaka ha liquidato la russa Anastasia Gasanova con un perentorio 6-3 6-2, conquistando l’accesso al terzo turno di Wimbledon. Al termine dell’incontro, la quattro volte campionessa Slam ha confessato un movente intimo e inatteso: «Domani è il terzo compleanno di mia figlia. Volevo restare qui più a lungo, non farla salire su un aereo nel giorno della sua festa». Un’ammissione che ha umanizzato la potenza dei suoi colpi, in una giornata in cui la giapponese ha alzato il livello dopo un primo set già saldamente in pugno, break dopo break, fino a chiudere con una smorzata vincente che ha gelato la rivale.
Eppure, ancor prima di scendere in campo, Osaka aveva già catalizzato l’attenzione con le sue scelte estetiche. All’esordio aveva indossato un abito bianco ispirato al kimono nuziale giapponese, firmato dalla stilista tokyota Hana Yagi, con un lungo strascico che ha trasformato l’erba londinese in una passerella. Per il secondo match ha optato per un vestito più semplice, ma impreziosito da una sciarpa decorata e una giacca con coda, dimostrando come il rigido codice cromatico di Wimbledon – il celebre “all-white” in vigore dal 1880 per minimizzare l’impatto visivo delle macchie di sudore – possa diventare una tela su cui ricamare identità. La regola concede appena un centimetro di profilo colorato su colletto e polsini, e solo dal 2023 permette alle tenniste di indossare sotto la gonna shorts scuri per il ciclo mestruale. Osaka, con la sua capacità di fare di ogni entrata in campo una dichiarazione creativa, sta spingendo quel confine, forte di un’eredità culturale che affonda nel Sol Levante.
Mentre la moda sfida la tradizione, un altro fronte si è aperto nel silenzio ovattato dell’All England Club. La direzione del torneo ha ribadito che nessun maxischermo trasmetterà le partite dei Mondiali di calcio, nemmeno nella sala giocatori. Una scelta che quest’anno pesa particolarmente: ben diciassette incontri iridati si sovrappongono al programma tennistico, compreso l’ottavo di finale dell’Inghilterra contro la Repubblica Democratica del Congo in programma proprio oggi. L’amministratore delegato Sally Bolton ha confermato che i telefoni cellulari non saranno sequestrati, ma nel Royal Box sono «fortemente sconsigliati». Il ricordo corre al 2024, quando durante un match di Novak Djokovic contro Alexei Popyrin, un boato improvviso dal pubblico – che seguiva di nascosto i rigori di Inghilterra-Svizzera agli Europei – interruppe il gioco. Il serbo, dopo un attimo di smarrimento, mimò un tiro dal dischetto strappando sorrisi e applausi. Oggi, con l’Inghilterra in campo, il rischio di nuove incursioni sonore è concreto.
Parallelamente, anche il pubblico sugli spalti sta riscrivendo il proprio dress code. Secondo gli addetti ai lavori britannici, l’era del “total white” da spettatore è tramontata: le celebrità hanno abbandonato il minimalismo quiet luxury per abbracciare il “dopamine dressing”, sfoggiando pastelli zuccherosi e pois. AJ Odudu in giallo burro, Jameela Jamil in abito a pois, Mollie King in tailleur rosa confetto: una tavolozza che sembra voler compensare la monocromia imposta ai giocatori. Persino Mary Berry ha riciclato un abito rosa già visto ai Bafta, in un gesto di sostenibilità che stride con l’austerità del prato più sacro del tennis.
Osaka, intanto, guarda avanti. Al terzo turno affronterà l’australiana Daria Kasatkina o l’indonesiana Janice Tjen, con la consapevolezza di non aver mai superato questo scoglio a Wimbledon. La sua corsa, tra moda, maternità e rovesci incrociati, incarna la tensione di un torneo che cerca di custodire la propria anima vittoriana mentre il mondo intorno cambia a ogni scambio.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.50 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
Wimbledon si trova di fronte a una scelta: modernizzarsi o perdere rilevanza. Il cambiamento è normale, purché graduale.
Si presenta la tensione come un fisiologico adattamento del sistema, smussando gli aspetti conflittuali e normalizzando la pressione esterna.
Il mondo cambia e Wimbledon deve adeguarsi: il calcio e le nuove generazioni mostrano la strada verso uno sport più inclusivo e autentico.
Si universalizza l'esperienza del calcio come rappresentante della modernità e della giustizia sociale, contrapponendola a un'istituzione chiusa e classista.
L'integrità di Wimbledon è minacciata da un'ondata di modernità irrispettosa. Bisogna difendere le radici contro l'invadenza commerciale e culturale.
Si costruisce una gerarchia di minacce in cui la modernità e la globalizzazione sono viste come forze distruttive, mentre la tradizione è presentata come un bene da proteggere.
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