Accedi
Edizione delle 16:00 CETdomenica 21 giugno 2026
307 testate · 17 lingue630 briefing oggi
Economia e Mercativenerdì 19 giugno 2026

Oro verso la terza perdita settimanale: dollaro forte e Fed falco dettano il passo

Il prezzo spot tocca i minimi da metà giugno, mentre il biglietto verde resta sui massimi annuali e la banca centrale americana segnala un possibile rialzo dei tassi a dicembre.

L’oro spot è scivolato venerdì fino a 4.121,95 dollari l’oncia, il livello più basso dall’11 giugno, incamminandosi verso la terza settimana consecutiva di ribassi. Il dollaro statunitense, che veleggia sui massimi da un anno, ha reso il metallo prezioso più oneroso per i detentori di altre valute, mentre i segnali di politica monetaria restrittiva provenienti dalla Federal Reserve hanno ulteriormente eroso l’attrattiva di un asset che non offre rendimenti.

A pesare è stato il nuovo corso della Fed sotto la presidenza di Kevin Warsh: nove dei diciannove membri del Fomc ritengono necessario un rialzo del tasso di riferimento entro la fine dell’anno, e i mercati scontano ora una probabilità dell’87% che la stretta arrivi a dicembre, in netto aumento rispetto al 61% precedente la riunione. Secondo gli analisti di KCM Trade, la ritrovata fermezza della banca centrale ha «neutralizzato la spinta geopolitica» che aveva brevemente sostenuto le quotazioni dopo l’annuncio dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.

L’intesa temporanea ha permesso il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale americano, ma i colloqui previsti in Svizzera sono stati annullati, alimentando incertezza sulla tenuta della tregua. Le pressioni inflazionistiche generate dal conflitto iraniano stanno intanto spingendo un numero crescente di banche centrali globali ad alzare il costo del denaro o a preannunciare manovre restrittive, rafforzando il dollaro e penalizzando l’oro.

Goldman Sachs ha rivisto al ribasso le stime per il metallo giallo, portandole a 4.900 dollari l’oncia entro dicembre dai precedenti 5.400, escludendo tagli dei tassi Fed quest’anno. Sul fronte fisico, la domanda in India è rimasta modesta e la Cina è passata a uno sconto rispetto ai prezzi internazionali. Anche argento, platino e palladio hanno registrato perdite settimanali. Per gli investitori europei, il rafforzamento del dollaro e l’eventuale rialzo dei tassi americani rappresentano un doppio canale di pressione: da un lato rendono più costoso l’approvvigionamento di materie prime quotate in dollari, dall’altro possono influenzare le decisioni della Bce, già alle prese con un’inflazione importata. Il prossimo appuntamento cruciale sarà la riunione di dicembre del Fomc, mentre i negoziati USA-Iran restano un fattore di volatilità latente.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

0%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa del Golfo araboStampa indiana e sudasiatica
Stampa del Golfo arabo
PragmatismoDistacco

L'oro si avvia alla terza perdita settimanale consecutiva, appesantito da un dollaro ai massimi da un anno e dal tono restrittivo della Fed. La forza del biglietto verde rende il metallo più costoso per chi detiene altre valute, mentre le festività in Cina e Hong Kong hanno ridotto gli scambi. Anche argento, platino e palladio hanno registrato cali.

Stampa indiana e sudasiatica
AllarmeUrgenza

L'oro è in rotta per il terzo calo settimanale di fila, sotto la pressione di un dollaro forte e della linea dura della Federal Reserve. Nel frattempo, il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz e un accordo provvisorio USA-Iran hanno allentato i timori sull'offerta, ma le pressioni inflazionistiche derivanti dalla guerra stanno diventando insostenibili per le banche centrali mondiali.

Articoli correlati

Leggi di più
Ultim'ora
Energia e costi rallentano la corsa globale all’intelligenza artificiale·Padri di carta e di pixel: un viaggio nella festa del papà del 2026·Bielsa contro le pause idratazione: «Non aggiungono nulla, tolgono molto al calcio»·Il Cairo detta le condizioni per l’intesa Usa-Iran: sicurezza del Golfo e garanzie arabe·Il lavoro pubblico come ammortizzatore sociale: a Giacarta 100mila candidati per 2.800 posti·Mosca non cerca più intese: «Puntiamo alla vittoria, non agli accordi di Anchorage»·Robot umanoidi e pensiero preconfezionato: la doppia sfida dell'intelligenza artificiale·Trump minaccia nuovi raid sull’Iran mentre avvia i colloqui in Svizzera·Energia e costi rallentano la corsa globale all’intelligenza artificiale·Padri di carta e di pixel: un viaggio nella festa del papà del 2026·Bielsa contro le pause idratazione: «Non aggiungono nulla, tolgono molto al calcio»·Il Cairo detta le condizioni per l’intesa Usa-Iran: sicurezza del Golfo e garanzie arabe·Il lavoro pubblico come ammortizzatore sociale: a Giacarta 100mila candidati per 2.800 posti·Mosca non cerca più intese: «Puntiamo alla vittoria, non agli accordi di Anchorage»·Robot umanoidi e pensiero preconfezionato: la doppia sfida dell'intelligenza artificiale·Trump minaccia nuovi raid sull’Iran mentre avvia i colloqui in Svizzera·
Agg. 12:304 lingue · 4 testate
4 testate|4 lingue|2 min lettura
venerdì 19 giugno 2026

Oro verso la terza perdita settimanale: dollaro forte e Fed falco dettano il passo

Il prezzo spot tocca i minimi da metà giugno, mentre il biglietto verde resta sui massimi annuali e la banca centrale americana segnala un possibile rialzo dei tassi a dicembre.

L’oro spot è scivolato venerdì fino a 4.121,95 dollari l’oncia, il livello più basso dall’11 giugno, incamminandosi verso la terza settimana consecutiva di ribassi. Il dollaro statunitense, che veleggia sui massimi da un anno, ha reso il metallo prezioso più oneroso per i detentori di altre valute, mentre i segnali di politica monetaria restrittiva provenienti dalla Federal Reserve hanno ulteriormente eroso l’attrattiva di un asset che non offre rendimenti.

A pesare è stato il nuovo corso della Fed sotto la presidenza di Kevin Warsh: nove dei diciannove membri del Fomc ritengono necessario un rialzo del tasso di riferimento entro la fine dell’anno, e i mercati scontano ora una probabilità dell’87% che la stretta arrivi a dicembre, in netto aumento rispetto al 61% precedente la riunione. Secondo gli analisti di KCM Trade, la ritrovata fermezza della banca centrale ha «neutralizzato la spinta geopolitica» che aveva brevemente sostenuto le quotazioni dopo l’annuncio dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.

L’intesa temporanea ha permesso il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale americano, ma i colloqui previsti in Svizzera sono stati annullati, alimentando incertezza sulla tenuta della tregua. Le pressioni inflazionistiche generate dal conflitto iraniano stanno intanto spingendo un numero crescente di banche centrali globali ad alzare il costo del denaro o a preannunciare manovre restrittive, rafforzando il dollaro e penalizzando l’oro.

Goldman Sachs ha rivisto al ribasso le stime per il metallo giallo, portandole a 4.900 dollari l’oncia entro dicembre dai precedenti 5.400, escludendo tagli dei tassi Fed quest’anno. Sul fronte fisico, la domanda in India è rimasta modesta e la Cina è passata a uno sconto rispetto ai prezzi internazionali. Anche argento, platino e palladio hanno registrato perdite settimanali. Per gli investitori europei, il rafforzamento del dollaro e l’eventuale rialzo dei tassi americani rappresentano un doppio canale di pressione: da un lato rendono più costoso l’approvvigionamento di materie prime quotate in dollari, dall’altro possono influenzare le decisioni della Bce, già alle prese con un’inflazione importata. Il prossimo appuntamento cruciale sarà la riunione di dicembre del Fomc, mentre i negoziati USA-Iran restano un fattore di volatilità latente.

Divergenza delle fonti

Economia e Mercati · 4 testate · 4 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale100%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa del Golfo araboStampa indiana e sudasiatica
Stampa del Golfo arabo
PragmatismoDistacco

L'oro si avvia alla terza perdita settimanale consecutiva, appesantito da un dollaro ai massimi da un anno e dal tono restrittivo della Fed. La forza del biglietto verde rende il metallo più costoso per chi detiene altre valute, mentre le festività in Cina e Hong Kong hanno ridotto gli scambi. Anche argento, platino e palladio hanno registrato cali.

Stampa indiana e sudasiatica
AllarmeUrgenza

L'oro è in rotta per il terzo calo settimanale di fila, sotto la pressione di un dollaro forte e della linea dura della Federal Reserve. Nel frattempo, il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz e un accordo provvisorio USA-Iran hanno allentato i timori sull'offerta, ma le pressioni inflazionistiche derivanti dalla guerra stanno diventando insostenibili per le banche centrali mondiali.

Questa notizia è apparsa su

4 testate · 4 lingue

Articoli correlati

Geopolitica e Politica

Al via in Svizzera i negoziati Usa-Iran, Hormuz e Libano subito banco di prova

10 lingue · 39 testate

Sport

Giappone, poker storico alla Tunisia nel match numero 1000 dei Mondiali

7 lingue · 40 testate

Sport

Quindici parate per la storia: Eloy Room regala a Curaçao il primo punto mondiale

7 lingue · 29 testate

Leggi di più