
Oro crolla sotto 4.000 dollari: dollaro e tassi Fed spingono i metalli ai minimi da sette mesi
Il dollaro ai massimi da tredici mesi e le attese di rialzi Fed affossano l'oro sotto 4.000 dollari, con perdite superiori al 20% dai record di gennaio, in un tracollo che coinvolge tutti i metalli preziosi.
Mercoledì 24 giugno, il prezzo spot dell'oro è scivolato sotto la soglia psicologica dei 4.000 dollari l'oncia per la prima volta dal novembre 2025, toccando un minimo intraday di 3.968 dollari (-3,4%). L'argento è sceso sotto i 60 dollari, ai livelli di dicembre, con un calo giornaliero di oltre il 6%, mentre platino e palladio hanno registrato perdite comprese tra il 4% e il 5%. Rispetto ai massimi storici di fine gennaio – 5.600 dollari per l'oro e 121 per l'argento – la correzione supera ormai il 20%, configurando per molti analisti un mercato ribassista.
La pressione al ribasso ha due motori principali. Il dollaro statunitense ha raggiunto il livello più alto da tredici mesi, con l'indice DXY sopra 101,7, rendendo le materie prime denominate in valuta americana più costose per i detentori di altre divise. Al contempo, le aspettative di politica monetaria restrittiva da parte della Federal Reserve si sono impennate: secondo lo strumento FedWatch del CME, i mercati scontano ora fino a tre rialzi dei tassi entro fine anno, contro la singola mossa ipotizzata prima della riunione della scorsa settimana. Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, pur mantenendo i tassi invariati a giugno, ha adottato un tono aggressivo sull'inflazione, alimentato anche dalle tensioni in Medio Oriente e dal rincaro dell'energia. In un contesto di rendimenti obbligazionari in crescita, l'oro, che non offre cedole, perde appeal rispetto ai titoli di Stato.
Le ripercussioni si estendono ben oltre i mercati finanziari. I paesi produttori, come il Ghana – dove l'oro rappresenta la principale voce dell'export e una fonte cruciale di valuta estera – vedono a rischio entrate fiscali e stabilità del cambio. Per l'Europa e l'Italia, il rafforzamento del dollaro e la prospettiva di tassi americani più elevati potrebbero drenare capitali dai mercati del Vecchio Continente, mentre gli investitori istituzionali rivedono i portafogli riducendo l'esposizione ai metalli preziosi. Le banche centrali, tuttavia, continuano ad acquistare oro, offrendo un supporto tecnico intorno ai 3.900 dollari, ma secondo gli analisti di UBS la domanda di investimento resta fiacca e i rischi a breve termine sono orientati al ribasso.
Il prossimo banco di prova saranno i dati sull'inflazione PCE statunitense in uscita giovedì, l'indicatore preferito dalla Fed. Una lettura superiore alle attese consoliderebbe le scommesse su un giro di vite monetario, spingendo l'oro verso i supporti successivi a 3.800 e 3.500 dollari, come indicato da alcuni operatori. Sul fronte geopolitico, i negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran restano fragili: le dichiarazioni contrastanti su ispezioni nucleari e fondi congelati aggiungono incertezza, ma per ora non riescono a invertire la tendenza ribassista. Le principali banche d'affari, da Goldman Sachs a Deutsche Bank, hanno già rivisto al ribasso le stime sul metallo giallo per i prossimi trimestri.
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L'oro è scivolato al minimo di due settimane mentre il dollaro si rafforzava sulle attese di nuovi rialzi dei tassi Fed. Il prezzo spot è sceso dello 0,5% a 4.087,68 dollari l'oncia, i futures dell'1,1%, con il biglietto verde ai massimi da oltre un anno che ha reso il metallo più caro per gli acquirenti esteri. I trader prezzano tre rialzi quest'anno e i segnali contrastanti sui colloqui USA-Iran hanno alimentato la cautela.
L'oro è crollato mentre un dollaro USA in forte rialzo e rendimenti dei Treasury in crescita hanno sopraffatto il suo appeal di bene rifugio, con il sell-off amplificato da un arretramento dei titoli tecnologici. Il crescente scetticismo sulle valutazioni gonfiate dell'intelligenza artificiale ha spinto gli investitori verso il dollaro, eclissando il ruolo tradizionale dell'oro come porto sicuro. Il metallo ha perso oltre l'1,3% dopo aver toccato brevemente un massimo intraday, invertendo i guadagni precedenti.
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