
L'appello di 200 economisti: 'Agire subito sull'IA o sarà disoccupazione di massa'
Nobel e leader tech firmano un documento che paragona l'impatto dell'intelligenza artificiale a una rivoluzione industriale accelerata, con rischi per l'occupazione globale.
Lunedì scorso, oltre duecento economisti, ricercatori e leader tecnologici – tra cui quindici premi Nobel e figure come Eric Schmidt, Reid Hoffman e i co-fondatori di Anthropic e OpenAI – hanno firmato un appello dal titolo inequivocabile: “Dobbiamo agire ora”. Il documento, organizzato dallo Stanford Digital Economy Lab, avverte che l’intelligenza artificiale potrebbe diventare “radicalmente più potente” nel prossimo decennio, innescando una trasformazione economica “più grande della Rivoluzione Industriale, ma in un arco di tempo molto più breve”. I firmatari indicano rischi di “dislocazione occupazionale su larga scala” accanto a opportunità di guadagni negli standard di vita, e chiedono la creazione di incentivi, guardrail e istituzioni per guidare l’IA a complemento del lavoro umano.
La novità non sta tanto nell’allarme in sé – da anni la Silicon Valley mette in guardia contro la disoccupazione tecnologica – quanto nella composizione dei firmatari. Accanto ai costruttori di IA compaiono economisti fino a ieri scettici, come i premi Nobel Daron Acemoglu e Simon Johnson. La loro adesione segnala un cambiamento nella professione: secondo Erik Brynjolfsson, economista di Stanford e promotore dell’iniziativa, “c’è stato un notevole spostamento” tra gli economisti, ora più preoccupati che la velocità e la pervasività dell’IA vengano sottovalutate. I dati disponibili, seppur contraddittori, mostrano già una pressione su alcune professioni ad alta esposizione, come il marketing, la comunicazione e parte del settore IT, dove la disoccupazione è cresciuta in diversi paesi occidentali, mentre in altri ambiti vulnerabili – uffici, call center, servizi legali – gli effetti restano ancora limitati.
L’appello arriva in un momento di tensione sociale e industriale. Negli Stati Uniti, i giganti tecnologici continuano a licenziare citando l’efficienza guadagnata con l’IA, sebbene altri fattori siano in gioco. In Europa, il dibattito si intreccia con l’attuazione dell’AI Act, mentre le Nazioni Unite avvertono che l’IA rischia di approfondire il divario tra economie avanzate e paesi in via di sviluppo. Per l’Italia, con un tessuto produttivo di piccole imprese e un mercato del lavoro già segnato da precarietà, la prospettiva di una dislocazione rapida di mansioni impiegatizie e amministrative pone interrogativi urgenti sulla tenuta degli ammortizzatori sociali.
Il documento non avanza proposte politiche dettagliate, ma sollecita economisti e decisori a “comprendere l’economia dell’IA trasformativa” e a costruire le istituzioni necessarie. La prossima tappa concreta sarà la risposta delle autorità di regolamentazione, a partire dall’applicazione dell’AI Act europeo, e l’eventuale riforma dei sistemi di protezione sociale per far fronte a transizioni professionali potenzialmente più rapide e profonde di quelle sperimentate finora.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.10 | neutral |
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