
Obesità e diabete: l’Indonesia approva tirzepatide, lo studio di Longo ridisegna la dieta
L’autorità indonesiana autorizza il primo agonista duale GIP/GLP-1, mentre una ricerca su Cell Metabolism indica che una dieta vegana con pesce e poca metionina può prolungare la vita sana.
L’Agenzia indonesiana di controllo dei farmaci (BPOM) ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio di tirzepatide per il trattamento del diabete di tipo 2 e la gestione del peso. Si tratta del primo agonista recettoriale duale del GIP e del GLP-1 disponibile nel paese, dopo un percorso regolatorio accelerato. Il farmaco, già approvato dalle autorità statunitensi ed europee, si inserisce in un panorama di crescente necessità: secondo la International Diabetes Federation, oltre 20 milioni di adulti indonesiani convivono con il diabete, e la prevalenza dell’obesità ha raggiunto il 23,4% secondo l’indagine sanitaria nazionale del 2023. In Italia, farmaci analoghi della classe degli incretino-mimetici sono già in uso, ma l’ampliamento delle opzioni terapeutiche in un grande paese asiatico segnala l’accelerazione della risposta farmacologica globale alle malattie metaboliche.
In parallelo, un nuovo studio pubblicato su Cell Metabolism dal gruppo di Valter Longo, direttore del Longevity Institute dell’Università della California del Sud e fondatore dell’omonima fondazione in Italia, suggerisce che l’equilibrio degli aminoacidi nella dieta possa modulare la longevità e il metabolismo. La sperimentazione, condotta su topi anziani, ha confrontato diverse diete: quella definita “della longevità modificata” – vegana con l’aggiunta di pesce due o tre volte alla settimana e un basso contenuto di metionina – ha portato a una perdita di massa grassa senza intaccare quella muscolare, con marcatori metabolici favorevoli come livelli ridotti di IGF-1 e aumentati di FGF-21 e GLP-1. Dati epidemiologici raccolti su oltre 200.000 persone attraverso le coorti di Harvard e dell’Università di Toronto mostrano, inoltre, che un consumo elevato di proteine animali è associato a un rischio quasi doppio di diabete di tipo 2 e a una maggiore prevalenza di sovrappeso. È importante notare che i risultati provengono da un modello animale e da correlazioni osservazionali, non da uno studio clinico controllato.
Il dato centrale della ricerca non è l’eliminazione delle proteine, ma la limitazione dell’aminoacido metionina, particolarmente abbondante nella carne rossa. Longo chiarisce che la dieta ideale prevede un apporto proteico sufficiente ma non eccedente, con proteine animali ridotte al minimo fino ai 65 anni e un consumo di pesce limitato a poche porzioni settimanali. Questo schema si discosta nettamente dalle abitudini alimentari correnti in molti paesi dell’area mediterranea, dove l’invecchiamento della popolazione impone una riflessione su modelli nutrizionali capaci di prevenire la fragilità. In Italia, la Fondazione Valter Longo promuove regimi ispirati a questi principi, anche se le linee guida ufficiali non hanno ancora incorporato un approccio basato sulla restrizione metioninica.
I prossimi sviluppi da monitorare riguardano sia il fronte regolatorio sia quello clinico. Per tirzepatide, l’avvio della sorveglianza post-marketing in Indonesia e l’atteso completamento di studi di fase III sull’obesità forniranno dati sull’efficacia e la sicurezza nella popolazione locale. Quanto alla strategia nutrizionale, occorrerà attendere studi clinici randomizzati sull’uomo per verificare se la restrizione controllata di metionina possa tradursi in un invecchiamento in salute, un traguardo che Longo stesso indica come prossimo passo necessario.
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