
Nuovo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina: 320 militari liberati con la mediazione degli Emirati Arabi Uniti
L’operazione, la venticinquesima facilitata da Abu Dhabi, porta a 7.791 il totale dei prigionieri scambiati dall’inizio del conflitto, mentre gli ombudsman dei due Paesi annunciano nuove iniziative umanitarie.
Russia e Ucraina hanno completato un nuovo scambio di prigionieri di guerra, con la liberazione di 160 militari per ciascuna parte. L’operazione, confermata dal ministero della Difesa russo e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è stata mediata dagli Emirati Arabi Uniti, che consolidano il proprio ruolo di canale diplomatico privilegiato tra Mosca e Kiev. I soldati russi sono stati trasferiti in Bielorussia per le prime cure, mentre i militari ucraini, alcuni dei quali in cattività dal 2022, sono stati accolti in patria.
Secondo fonti governative emiratine, con questa operazione sale a 7.791 il numero complessivo di prigionieri scambiati grazie all’intermediazione di Abu Dhabi, distribuiti in venticinque round negoziali dall’inizio dell’invasione russa. Il ministero degli Esteri emiratino ha sottolineato la cooperazione di entrambi i Paesi, definendo l’intesa un riflesso delle «relazioni distinte» che intrattiene con la Federazione Russa e con l’Ucraina. Anche il Bahrein, con un comunicato ufficiale, ha accolto con favore la mediazione, descrivendola come un passo umanitario che contribuisce alla de-escalation e al rafforzamento delle prospettive di soluzione pacifica.
Sul piano diplomatico, l’iniziativa si inserisce in un più ampio dialogo umanitario che prosegue parallelamente alle ostilità. La commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, e l’omologo ucraino Dmytro Lubinets si sono incontrati al confine tra Bielorussia e Ucraina per discutere non solo la frequenza degli scambi — che Mosca intende intensificare — ma anche il ricongiungimento familiare e il rimpatrio dei civili. I due ombudsman si sono scambiati nuove liste di prigionieri e hanno concordato di rivedersi a breve per un ulteriore scambio umanitario. Questo canale, avviato dalla precedente commissaria russa Tatiana Moskalkova, rappresenta uno dei pochi ambiti di cooperazione diretta rimasti operativi, spesso con il supporto tecnico del Comitato internazionale della Croce Rossa.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il consolidarsi della mediazione emiratina assume un duplice significato. Da un lato, conferma la centralità del Golfo come piattaforma di dialogo in crisi che toccano direttamente la sicurezza del continente; dall’altro, evidenzia come attori esterni all’architettura di sicurezza euro-atlantica stiano ritagliandosi spazi di influenza proprio negli interstizi umanitari del conflitto. Bruxelles osserva con attenzione questi sviluppi, consapevole che la tenuta dei canali umanitari può creare le condizioni per futuri negoziati più strutturati, ma anche che il protagonismo diplomatico di Abu Dhabi ridefinisce gli equilibri della mediazione internazionale.
L’operazione del 26 giugno segue a breve distanza lo scambio del 5 giugno, quando erano stati liberati 185 prigionieri per parte, e quelli di maggio e aprile, che avevano coinvolto rispettivamente 205 e 175 militari per ciascun fronte. La commissaria Lantratova ha annunciato che nuovi scambi sono attesi «nel prossimo futuro», segnalando la volontà russa di mantenere aperto il canale umanitario. Resta da verificare se questa cadenza accelerata possa tradursi in un meccanismo più stabile, capace di alleviare la condizione dei prigionieri e, in prospettiva, di favorire un clima meno ostile tra le parti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Lo scambio è presentato come un successo umanitario di routine: 160 militari russi sono tornati e ricevono assistenza medica e psicologica. Le autorità insistono sulla necessità di scambi più frequenti e di ricongiungimenti familiari, riconoscendo il ruolo di mediazione degli Emirati. La narrazione si concentra sul benessere dei soldati rientrati e sul processo pragmatico in corso.
Lo scambio è riportato in modo distaccato e fattuale, ma con uno sguardo scettico sui rimpatriati russi: molti sono soldati a contratto, alcuni con precedenti penali, e la maggior parte è stata catturata nell'ultimo anno. La parte ucraina celebra il rilascio di soldati detenuti dal 2022. La copertura solleva implicitamente dubbi sulla composizione delle forze russe coinvolte.
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