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Sportmercoledì 1 luglio 2026

Demidov blinda il futuro di Montréal: un contratto che ridisegna gli equilibri della NHL

Il giovane russo firma un’estensione di otto anni a 9,15 milioni a stagione, consolidando un nucleo di talenti che ha scelto la competitività collettiva rispetto al massimo guadagno individuale.

Il primo luglio, data di apertura del mercato dei free agent, ha portato con sé un’ondata di firme, ma nessuna ha il peso simbolico e strategico dell’accordo raggiunto da Ivan Demidov con i Montréal Canadiens. Il ventenne attaccante russo, reduce da una stagione da rookie dominante con 62 punti e un posto da finalista per il Calder Trophy, ha legato il proprio destino alla franchigia canadese per otto anni, a partire dal 2027-28, per un valore complessivo di 73,2 milioni di dollari. Un’intesa che, secondo gli analisti nordamericani, consolida un nucleo giovane e affamato – Nick Suzuki, Cole Caufield, Juraj Slafkovsky, Lane Hutson – già blindato a lungo termine, e lo fa a condizioni che sfidano l’inflazione salariale in atto nella lega.

La firma di Demidov, arrivata un anno prima della scadenza del contratto da rookie, è stata letta da molti osservatori come il sigillo su una cultura di spogliatoio che il general manager Kent Hughes ha costruito con pazienza. Il giocatore stesso, intercettato dopo l’allenamento mattutino, ha spiegato di aver guardato ai compagni, tutti più o meno coetanei, tutti affamati di vincere la Stanley Cup, e di aver trovato in questo la motivazione per accettare una cifra inferiore a quella che avrebbe potuto spuntare attendendo. La stampa russa, nel riportare la notizia, ha sottolineato come il talento cresciuto nel vivaio dello SKA San Pietroburgo abbia scelto la stabilità e l’appartenenza a un progetto, rinunciando a un potenziale ritorno nella KHL che i diritti ancora detenuti dal club pietroburghese avrebbero potuto favorire.

La strategia di Montréal si inserisce in un contesto più ampio, dove la disciplina salariale sta diventando un’arma di attrazione. Mentre i Toronto Maple Leafs puntellavano la porta con l’ingaggio trentasettenne di Sergei Bobrovsky – due Vezina Trophy ma reduce dalla peggior stagione statistica in carriera – e i Winnipeg Jets reagivano alle voci di partenza di Connor Hellebuyck firmando Stuart Skinner con un biennale da 7,5 milioni, i Canadiens mostravano un fronte compatto. Nessun giocatore supera i 10 milioni a stagione, e persino il difensore Noah Dobson, il più pagato, resta sotto quella soglia. Un’anomalia in una lega dove i contratti a otto zeri si moltiplicheranno con l’aumento del salary cap.

L’eco di questa filosofia ha attraversato l’Atlantico. In Svizzera, il rinnovo monstre di Nico Hischier con i New Jersey Devils – 50,75 milioni in cinque anni per il capitano vallesano – è stato celebrato come il giusto riconoscimento per un giocatore che incarna dedizione e leadership. Ma è proprio il confronto a rendere eloquente il caso di Montréal: Hischier, numero uno assoluto al draft 2017, ha atteso la scadenza del contratto per massimizzare il proprio valore, mentre Demidov e i suoi compagni hanno scelto di comprimere le proprie ambizioni economiche in nome di un obiettivo comune. Una dinamica che, secondo le analisi che circolano negli ambienti della lega, potrebbe trasformare i Canadiens in una meta ambita per quei free agent disposti a sacrificare qualche dollaro pur di inserirsi in un ambiente vincente.

Il mercato ha poi riservato altre operazioni minori: il passaggio di Nick Robertson da Toronto a Pittsburgh, il rinnovo di Nick Cousins a Ottawa, il ritorno di Luke Schenn a Vancouver. Ma la notizia che continuerà a riverberare è quella che arriva dal Québec. Con Demidov blindato fino al 2034-35, Montréal si presenta ai nastri di partenza della prossima stagione con un’ossatura definita e una finestra di competitività che potrebbe restare aperta per un decennio. La prossima mossa, ora, spetta alle rivali di conference: rispondere sul ghiaccio a un progetto che ha già convinto i suoi protagonisti a rinunciare a qualcosa per costruire molto di più.

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mercoledì 1 luglio 2026

Demidov blinda il futuro di Montréal: un contratto che ridisegna gli equilibri della NHL

Il giovane russo firma un’estensione di otto anni a 9,15 milioni a stagione, consolidando un nucleo di talenti che ha scelto la competitività collettiva rispetto al massimo guadagno individuale.

Il primo luglio, data di apertura del mercato dei free agent, ha portato con sé un’ondata di firme, ma nessuna ha il peso simbolico e strategico dell’accordo raggiunto da Ivan Demidov con i Montréal Canadiens. Il ventenne attaccante russo, reduce da una stagione da rookie dominante con 62 punti e un posto da finalista per il Calder Trophy, ha legato il proprio destino alla franchigia canadese per otto anni, a partire dal 2027-28, per un valore complessivo di 73,2 milioni di dollari. Un’intesa che, secondo gli analisti nordamericani, consolida un nucleo giovane e affamato – Nick Suzuki, Cole Caufield, Juraj Slafkovsky, Lane Hutson – già blindato a lungo termine, e lo fa a condizioni che sfidano l’inflazione salariale in atto nella lega.

La firma di Demidov, arrivata un anno prima della scadenza del contratto da rookie, è stata letta da molti osservatori come il sigillo su una cultura di spogliatoio che il general manager Kent Hughes ha costruito con pazienza. Il giocatore stesso, intercettato dopo l’allenamento mattutino, ha spiegato di aver guardato ai compagni, tutti più o meno coetanei, tutti affamati di vincere la Stanley Cup, e di aver trovato in questo la motivazione per accettare una cifra inferiore a quella che avrebbe potuto spuntare attendendo. La stampa russa, nel riportare la notizia, ha sottolineato come il talento cresciuto nel vivaio dello SKA San Pietroburgo abbia scelto la stabilità e l’appartenenza a un progetto, rinunciando a un potenziale ritorno nella KHL che i diritti ancora detenuti dal club pietroburghese avrebbero potuto favorire.

La strategia di Montréal si inserisce in un contesto più ampio, dove la disciplina salariale sta diventando un’arma di attrazione. Mentre i Toronto Maple Leafs puntellavano la porta con l’ingaggio trentasettenne di Sergei Bobrovsky – due Vezina Trophy ma reduce dalla peggior stagione statistica in carriera – e i Winnipeg Jets reagivano alle voci di partenza di Connor Hellebuyck firmando Stuart Skinner con un biennale da 7,5 milioni, i Canadiens mostravano un fronte compatto. Nessun giocatore supera i 10 milioni a stagione, e persino il difensore Noah Dobson, il più pagato, resta sotto quella soglia. Un’anomalia in una lega dove i contratti a otto zeri si moltiplicheranno con l’aumento del salary cap.

L’eco di questa filosofia ha attraversato l’Atlantico. In Svizzera, il rinnovo monstre di Nico Hischier con i New Jersey Devils – 50,75 milioni in cinque anni per il capitano vallesano – è stato celebrato come il giusto riconoscimento per un giocatore che incarna dedizione e leadership. Ma è proprio il confronto a rendere eloquente il caso di Montréal: Hischier, numero uno assoluto al draft 2017, ha atteso la scadenza del contratto per massimizzare il proprio valore, mentre Demidov e i suoi compagni hanno scelto di comprimere le proprie ambizioni economiche in nome di un obiettivo comune. Una dinamica che, secondo le analisi che circolano negli ambienti della lega, potrebbe trasformare i Canadiens in una meta ambita per quei free agent disposti a sacrificare qualche dollaro pur di inserirsi in un ambiente vincente.

Il mercato ha poi riservato altre operazioni minori: il passaggio di Nick Robertson da Toronto a Pittsburgh, il rinnovo di Nick Cousins a Ottawa, il ritorno di Luke Schenn a Vancouver. Ma la notizia che continuerà a riverberare è quella che arriva dal Québec. Con Demidov blindato fino al 2034-35, Montréal si presenta ai nastri di partenza della prossima stagione con un’ossatura definita e una finestra di competitività che potrebbe restare aperta per un decennio. La prossima mossa, ora, spetta alle rivali di conference: rispondere sul ghiaccio a un progetto che ha già convinto i suoi protagonisti a rinunciare a qualcosa per costruire molto di più.

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