
Rinvio a sorpresa dei colloqui Usa-Iran in Svizzera: Hormuz riapre ma il Libano frena la tregua
La cancellazione del vertice di Bürgenstock, dopo la firma del memorandum, rivela le tensioni irrisolte sul fronte libanese e la fragilità dell’intesa che doveva stabilizzare il mercato energetico globale.
L’incontro previsto per venerdì 19 giugno tra Stati Uniti e Iran sul Bürgenstock, nel cuore della Svizzera, è stato rinviato a tempo indeterminato. Lo ha annunciato il Dipartimento federale degli affari esteri elvetico, poche ore dopo che la Casa Bianca aveva comunicato la cancellazione del viaggio del vicepresidente J.D. Vance. Secondo fonti dell’amministrazione americana, la decisione è legata a «complessità logistiche mai semplici né prevedibili», mentre da Teheran l’agenzia Tasnim segnalava che la partenza della delegazione iraniana non era stata confermata. Il canale panarabo Al-Mayadeen, vicino a Hezbollah, ha riferito che l’Iran ha subordinato la propria presenza all’evolversi della campagna militare israeliana nel sud del Libano, ritenuta una violazione flagrante del cessate il fuoco previsto dal memorandum d’intesa firmato in formato digitale dai presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian nella notte tra mercoledì e giovedì.
La Casa Bianca, pur rinviando la missione di Vance, ha ribadito di «attendere con impazienza l’avvio dei colloqui tecnici il prima possibile» e ha difeso l’architettura dell’accordo. Il vicepresidente ha dichiarato che il periodo di sessanta giorni per negoziare un’intesa definitiva sul programma nucleare iraniano è già iniziato e che Washington intende verificare i comportamenti di Teheran, non fidarsi delle promesse. Il presidente Trump, in un’intervista ad Axios, ha descritto il memorandum come «probabilmente una resa incondizionata» dell’Iran, rivendicando il successo del blocco navale. Sul versante iraniano, la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha approvato l’intesa pur manifestando «una visione differente» e ha avvertito che futuri negoziati diretti non significano accettare il punto di vista del nemico. Il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha minacciato una risposta «decisa» in caso di violazioni. Per gli analisti europei, la distanza tra le narrative di Washington e Teheran – con la prima che presenta l’accordo come una vittoria militare e la seconda che lo inquadra come un’intesa strappata a un avversario «disperato» – rende fragile il percorso negoziale.
Sul piano operativo, il memorandum ha già prodotto effetti concreti. Gli Stati Uniti hanno iniziato a rimuovere il blocco navale imposto ai porti iraniani, mentre Teheran ha riaperto lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale. Petroliere saudite e una nave gasiera francese hanno attraversato il passaggio strategico, e il prezzo del greggio è sceso sotto i 79 dollari al barile, avvicinandosi ai livelli prebellici. L’Iran ha istituito un nuovo organismo governativo per autorizzare i transiti, precisando che per i primi sessanta giorni non saranno applicati pedaggi. Resta tuttavia irrisolta la questione di lungo periodo: Washington insiste sulla gratuità del passaggio nelle vie d’acqua internazionali, mentre Teheran rivendica un ruolo di controllo congiunto con l’Oman e la possibilità di introdurre tariffe in futuro. Per l’Italia e l’Europa, la riapertura parziale allenta la pressione sui costi energetici, ma la persistente incertezza mantiene i mercati in allerta.
Il fattore che più insidia la tenuta dell’intesa è il fronte libanese. Israele, estraneo ai negoziati, ha intensificato i raid aerei nel sud del Libano causando almeno sedici vittime, mentre Hezbollah ha rivendicato attacchi contro mezzi corazzati israeliani. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le truppe israeliane resteranno nella «zona di sicurezza» a ridosso del confine «finché le esigenze di sicurezza lo richiederanno», in aperto contrasto con il punto uno del memorandum, che impegna le parti a far cessare le operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso. Fonti diplomatiche a Bruxelles osservano che la capacità degli Stati Uniti di contenere l’alleato israeliano rappresenta la variabile decisiva per evitare che il processo di pace deragli. Al momento, il dossier resta aperto: la Svizzera ha confermato che i lavori preparatori al Bürgenstock proseguono, ma nessuna nuova data è stata fissata, mentre il conto alla rovescia dei sessanta giorni – con scadenza il 17 agosto – è già cominciato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 1 lingue
L'incontro in Svizzera è saltato, ma la delegazione iraniana aveva già sospeso la partenza. Il memorandum è già stato firmato dai presidenti, quindi la cerimonia non era indispensabile. I problemi logistici americani non intaccano l'accordo già raggiunto.
Il vicepresidente USA ha annullato il viaggio all'ultimo momento, adducendo una logistica imprevedibile. La Casa Bianca assicura che i colloqui tecnici inizieranno appena possibile, ma la cerimonia è saltata. L'Iran ricorda che l'accordo è già firmato. La vicenda mette a nudo la caoticità della diplomazia americana e la fragilità di questi accordi.
Articoli correlati
Brasile, risveglio con Cunha: 3-0 ad Haiti e vetta del Gruppo C
8 lingue · 34 testate
SportMessi, tripletta e polemica: l’Algeria presenta reclamo alla FIFA per il fallo non sanzionato
10 lingue · 27 testate
SportPortogallo, pareggio amaro e polemiche: Ronaldo al centro della tempesta
7 lingue · 22 testate