
Addio ad Alan Greenspan, l’ex presidente della Fed che plasmò l’economia globale
La scomparsa a 100 anni del banchiere centrale più influente del dopoguerra riaccende il dibattito su un’eredità sospesa tra Grande Moderazione e crisi finanziaria.
Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, è morto lunedì 22 giugno all’età di 100 anni per complicazioni legate al morbo di Parkinson. La notizia, diffusa dalla moglie Andrea Mitchell e rilanciata dai media di tutto il mondo, chiude il capitolo di una figura che ha esercitato un’influenza senza precedenti sulla politica monetaria globale. Sotto la sua guida, la Fed ha attraversato il lunedì nero del 1987, la bolla dot-com, gli attentati dell’11 settembre e una fase di espansione quasi ininterrotta, guadagnandogli gli appellativi di “Maestro” e “Oracolo”.
La sua presidenza coincise con la cosiddetta Grande Moderazione, un periodo di crescita stabile, inflazione contenuta e disoccupazione ai minimi storici. Greenspan seppe riconoscere precocemente l’impatto della tecnologia sulla produttività, consentendo all’economia statunitense di espandersi più rapidamente del previsto senza surriscaldamenti. La sua comunicazione volutamente criptica – il “Fedspeak” – divenne uno strumento di politica monetaria, mentre l’espressione “esuberanza irrazionale”, coniata nel 1996, entrò nel lessico finanziario globale. I mercati di Francoforte, Tokyo e Londra pendevano dalle sue parole, e la Fed acquisì una credibilità istituzionale che gli successori avrebbero poi consolidato con obiettivi di inflazione espliciti e conferenze stampa regolari.
Il lascito di Greenspan è tuttavia segnato da una profonda controversia. A meno di due anni dal suo ritiro, lo scoppio della bolla immobiliare e la crisi finanziaria del 2007-2009 hanno spinto molti analisti, negli Stati Uniti come in Europa e in Asia, a rivederne l’operato. La combinazione di tassi d’interesse eccezionalmente bassi, deregolamentazione finanziaria e fiducia nell’autoregolazione dei mercati è stata indicata dalla Financial Crisis Inquiry Commission del Congresso come concausa del disastro. Lo stesso Greenspan ammise nel 2008 di aver commesso un “errore” nel ritenere che le banche potessero autodisciplinarsi, una dichiarazione che incrinò l’aura di infallibilità costruita in quasi due decenni.
Le reazioni alla sua scomparsa riflettono questa duplice eredità. La Fed ha espresso “profondo cordoglio”, sottolineando come Greenspan abbia lasciato “un’impronta duratura” sull’istituzione e sulla teoria economica. Ex colleghi come Roger Ferguson lo hanno definito uno dei grandi banchieri centrali del XX secolo, mentre voci critiche, da Pechino a Bruxelles, ne ricordano il ruolo nell’aver alimentato squilibri globali. Il dibattito storiografico è destinato a proseguire, anche alla luce del nuovo corso della Fed sotto la presidenza di Kevin Warsh, che ha recentemente elogiato lo stile comunicativo del predecessore. La prossima tappa concreta sarà l’evoluzione del quadro regolatorio e della trasparenza della banca centrale, mentre gli archivi continueranno a restituire verbali e trascrizioni di un’era che ha ridefinito il capitalismo moderno.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Alan Greenspan, presidente della Fed per quasi vent'anni, è morto a 100 anni. Figura gigantesca che ha plasmato il capitalismo americano moderno, ha guidato una delle più lunghe espansioni economiche della storia, ma la sua eredità è offuscata dalla crisi finanziaria globale del 2008, che molti attribuiscono alle sue politiche di deregolamentazione e ai tassi bassi. La sua morte riapre il dibattito su un'era di prosperità e sui suoi costi nascosti.
Alan Greenspan, economista ebreo e presidente della Fed più longevo, è morto a 100 anni. Figura di spicco per la comunità ebraica globale, ha guidato la banca centrale americana sotto quattro presidenti, diventando uno degli uomini più potenti della finanza mondiale. La sua scomparsa è ricordata con orgoglio per le sue radici e con la consapevolezza del suo impatto sulle economie interconnesse, incluso il contesto israeliano.
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