
Mondiali 2026: il segretario Usa Mullin celebra l’eliminazione dell’Iran con una “danza di gioia”
Le restrizioni imposte da Washington alla squadra iraniana, tra tensioni geopolitiche e accuse di legami con le Guardie rivoluzionarie, hanno segnato la partecipazione di Teheran al torneo.
L’eliminazione dell’Iran dalla fase a gironi del Mondiale 2026, maturata dopo tre pareggi e il sorpasso dell’Austria all’ultimo minuto, ha suscitato una reazione pubblica inedita da parte del segretario alla Sicurezza interna degli Stati Uniti, Markwayne Mullin. Durante un briefing sulla sicurezza a Washington, Mullin ha dichiarato di aver accolto la notizia con una «danza di gioia», aggiungendo di essere «felice che se ne siano andati» perché «nessuna squadra ci ha creato più problemi di loro». Le parole, riportate dalla stampa internazionale, segnano il culmine di una vicenda in cui la logistica sportiva si è intrecciata con il conflitto militare e politico in corso tra Washington e Teheran.
Secondo fonti dell’amministrazione statunitense, le misure restrittive – che hanno costretto la nazionale iraniana a spostare il ritiro da Tucson, in Arizona, a Tijuana, in Messico, e a entrare negli Stati Uniti solo ventiquattr’ore prima di ogni partita con obbligo di rientro immediato – erano motivate da ragioni di sicurezza nazionale. Mullin ha sostenuto che «quasi la metà» della delegazione proposta dall’Iran aveva legami diretti con il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, organizzazione considerata terroristica da Washington. La federcalcio iraniana ha respinto l’accusa definendola «completamente priva di fondamento», mentre da Teheran si è denunciato un trattamento «molto ingiusto» che avrebbe compromesso la preparazione atletica.
L’allenatore Amir Ghalenoei e giocatori come Mehdi Taremi e Saeid Ezatolahi hanno descritto una condizione di svantaggio competitivo, con arrivi a ridosso delle gare e l’impossibilità di risiedere sul suolo americano. Secondo analisti europei, la vicenda ripropone il nodo della strumentalizzazione politica dei grandi eventi sportivi: la Federazione internazionale (FIFA), pur sollecitata da Ghalenoei a «non permettere in futuro simili comportamenti», non è intervenuta pubblicamente, mentre il suo presidente Gianni Infantino ha da tempo consolidato un rapporto privilegiato con l’amministrazione Trump, suggellato dal premio “FIFA Peace Prize” conferito al presidente americano nel dicembre 2025.
Sullo sfondo resta il conflitto armato tra Stati Uniti e Iran, con attacchi reciproci avviati a febbraio 2026 e un memorandum d’intesa firmato all’inizio di giugno, che tuttavia non ha impedito il persistere di una retorica ostile. La squadra iraniana, prima di lasciare il continente, ha lasciato negli spogliatoi di Los Angeles e Seattle messaggi in cui rivendicava «orgoglio, onore e dignità» e ringraziava le comunità iraniane locali. Il dossier, al momento, si chiude con il rientro della delegazione a Teheran e con la conferma che, per Washington, la partita diplomatica giocata sul terreno sportivo si è conclusa senza incidenti, ma con una ferita aperta sul piano della neutralità delle competizioni internazionali.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.50 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
Il Segretario alla Sicurezza Interna americano ha ragione di gioire: l'eliminazione dell'Iran è una vittoria contro un regime che usa lo sport per propaganda.
Si stabilisce un collegamento diretto tra la squadra di calcio e le forze armate iraniane, trasformando una sconfitta sportiva in un successo geopolitico.
Viene omesso il contesto della dichiarazione del funzionario USA, che potrebbe essere vista come una provocazione inopportuna, e non si dà voce alla reazione iraniana.
Il regime iraniano denuncia l'atteggiamento arrogante degli Stati Uniti, che insultano l'orgoglio nazionale iraniano con dichiarazioni provocatorie.
Si enfatizza l'aspetto emotivo e nazionale, presentando il commento come un attacco all'Iran e non come una semplice osservazione sportiva.
Viene omesso il fatto che il funzionario USA abbia citato presunti legami con i Guardiani della Rivoluzione, e si evita di discutere le accuse di coinvolgimento del regime nello sport.
Il commento del Segretario USA è un dettaglio curioso, ma l'importante è che il calcio continui a essere il protagonista.
Si riduce la portata politica della dichiarazione, trattandola come un aneddoto all'interno di una cronaca sportiva.
Viene omessa qualsiasi analisi delle implicazioni politiche o delle accuse di legami con i Guardiani della Rivoluzione.
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