
Mondiale 2026, il tabellone prende forma: Argentina in attesa del Gruppo H
Quattro accoppiamenti sono già ufficiali, ma la complessa matrice dei migliori terzi tiene in sospeso il cammino di molte big: per l’Albiceleste il verdetto arriverà venerdì dal duello Spagna-Uruguay.
I sedicesimi di finale del Mondiale 2026, la nuova frontiera del torneo allargato a 48 squadre, cominciano a popolarsi di nomi e date. Sudafrica-Canada (28 giugno a Los Angeles), Brasile-Giappone (29 giugno a Houston), Paesi Bassi-Marocco (29 giugno a Monterrey) e Stati Uniti-Bosnia ed Erzegovina (1° luglio a Santa Clara) sono i quattro incroci già scolpiti nella pietra. A questi si aggiungono le sfide che attendono Germania e Messico, entrambe contro una delle otto migliori terze ancora da designare. Ma il resto del mosaico resta volutamente incompiuto, vittima di un meccanismo di abbinamenti che la FIFA ha disegnato per scongiurare calcoli e biscotti nell’ultima giornata dei gironi.
Al centro dell’attenzione sudamericana c’è il Gruppo H, il cui verdetto finale è atteso per venerdì notte. L’Argentina, già padrona del Gruppo J, scenderà in campo il 3 luglio all’Hard Rock Stadium di Miami contro la seconda classificata di quel raggruppamento. La Spagna guida con 4 punti, tallonata da Uruguay e Capo Verde a quota 2; l’Arabia Saudita, a 1, può ancora sperare. Le combinazioni sono molteplici e, secondo le proiezioni elaborate dalla stampa nordamericana, Capo Verde ha il 55% di probabilità di piazzarsi al secondo posto, forte dei pareggi a sorpresa strappati proprio a spagnoli e uruguaiani. Se la Roja dovesse battere l’Uruguay e gli africani fare altrettanto con i sauditi, sarà la rivelazione capoverdiana a incrociare Messi e compagni. Un successo dell’Arabia Saudita abbinato a un passo falso uruguaiano consegnerebbe invece il ruolo di sfidante ai mediorientali. L’Uruguay, partito con ben altre ambizioni, ha solo un 6% di chance di ritrovarsi di fronte l’Argentina in un clásico del Río de la Plata che avrebbe il sapore amaro di un’occasione mancata per entrambe.
L’incertezza non è un incidente, ma l’architettura stessa del nuovo formato. Con 12 gironi da quattro squadre e il passaggio del turno garantito alle prime due più le otto migliori terze, il tabellone completo non può essere compilato finché non si conosce l’esatta combinazione dei ripescati. La FIFA ha predisposto una matrice di 495 scenari possibili, in modo che nessuna squadra possa scegliersi l’avversario in base ai risultati già acquisiti. Come sottolineano gli analisti europei, il sistema ricorda un domino: se il terzo del Gruppo E non si qualifica, l’intera catena di incroci per le vincitrici dei gironi A, D, G e via dicendo si ridisegna automaticamente. È per questo che la Germania, prima nel Gruppo E, attende un avversario che potrebbe uscire da cinque gruppi diversi, e che il Messico, trionfatore a punteggio pieno nel Gruppo A, non sa ancora se affronterà la Scozia o un’altra sorpresa.
In questo quadro fluido, le proiezioni disegnano accoppiamenti di grande richiamo – Germania-Paraguay, Francia-Svezia, Inghilterra-Ecuador – ma ogni gol segnato nell’ultima tornata può riscrivere la geografia della fase a eliminazione diretta. Per l’Italia, assente anche da questa edizione, il nuovo format rappresenta un’occasione di riflessione sul divario che si allarga tra le grandi d’Europa e le selezioni capaci di sfruttare la profondità delle rose. Intanto, venerdì sera, gli occhi di Buenos Aires saranno puntati su Guadalajara e Houston: da quei novanta minuti uscirà il nome della prossima avversaria dell’Albiceleste. Il resto del pianeta Mondiale dovrà pazientare fino all’ultimo fischio della fase a gironi per vedere il quadro completo dei sedicesimi, che si disputeranno dal 28 giugno al 3 luglio e condurranno alla finale del MetLife Stadium del 19 luglio.
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