
Messico, l’assassinio di una cercatrice di desaparecidos e la scia di violenza quotidiana
Patricia Negrete Tafoya, che da anni cercava la sorella scomparsa, è stata uccisa a Pénjamo. È la quarta attivista assassinata in Guanajuato in pochi mesi, mentre in tutto il Paese si moltiplicano gli attacchi armati.
Una donna che aveva dedicato gli ultimi anni a cercare la sorella scomparsa è stata assassinata a colpi di arma da fuoco la sera del 23 giugno a Pénjamo, nello Stato messicano di Guanajuato. Patricia Negrete Tafoya, membro del collettivo «Una Promesa por Cumplir», stava rientrando a casa in motocicletta dopo il turno di lavoro come addetta alle pulizie nell’ospedale regionale quando due uomini su un’altra moto l’hanno affiancata e le hanno sparato. Secondo le autorità locali, sul posto sono stati repertati bossoli di arma lunga; la vittima è deceduta sul colpo.
L’omicidio si inserisce in una sequenza che le organizzazioni per i diritti umani definiscono allarmante. Con Patricia Negrete, salgono a quattro le donne impegnate nella ricerca di familiari desaparecidos uccise in Guanajuato tra marzo e giugno di quest’anno. Amnistía Internacional, in una dichiarazione ripresa da più organi di stampa, ha chiesto un’indagine «immediata, esaustiva, indipendente e imparziale» e ha ricordato che in Messico almeno 35 persone che svolgevano questa attività sono state assassinate dal 2011, la maggior parte donne. La stessa organizzazione ha sollecitato i governi statale e federale a rafforzare la protezione dei collettivi, sottolineando che la loro è «una labor che spetta allo Stato».
Nelle stesse ore, la cronaca messicana ha registrato altri episodi di violenza letale. A León, sempre in Guanajuato, un commando ha fatto irruzione in un bar mentre veniva trasmessa una partita della Nazionale messicana e ha ucciso due donne – una dipendente e la presunta proprietaria – ferendo un cliente. A Culiacán, Sinaloa, cinque persone sono state uccise in diversi attacchi armati, tra cui una donna e suo figlio minorenne, e un bambino è rimasto ferito. Nella capitale, due aggressioni nel barrio di Tepito hanno provocato la morte di una venditrice di tacos e di una commerciante del mercato, mentre un automobilista è stato ucciso a Tlalpan e un conducente di bicitaxi a Iztapalapa. Le autorità non hanno indicato collegamenti tra i fatti, ma i resoconti della polizia descrivono in quasi tutti i casi l’azione di aggressori armati giunti a bordo di motociclette o veicoli.
La procura di Guanajuato ha aperto un fascicolo per omicidio e sta analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza per identificare i responsabili dell’assassinio di Patricia Negrete. I collettivi di familiari di scomparsi, intanto, hanno chiesto alla governatrice Libia Dennise García Muñoz Ledo e al procuratore generale dello Stato un rapporto pubblico sullo stato delle indagini relative agli omicidi e alle minacce contro i loro membri. Al momento non risultano arresti per l’omicidio della cercatrice, mentre le indagini sugli altri episodi restano in corso.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'omicidio di Patricia Negrete Tafoya, una donna impegnata nella ricerca di persone scomparse, viene presentato come un ennesimo atto di violenza sistematica contro gli attivisti in Messico. Amnesty International chiede un'indagine approfondita, mentre i media locali sottolineano il clima di impunità e il pericolo costante per le buscadoras. La notizia è inserita in un contesto di cronaca nera quotidiana, con numerosi altri omicidi violenti nel paese.
I media giapponesi e coreani non danno copertura all'omicidio della buscadora in Messico, concentrandosi invece su casi di cronaca nera locale come omicidi e furti. La notizia internazionale sui diritti umani viene del tutto ignorata, riflettendo un interesse prevalentemente domestico. Non vi è alcuna analisi o commento sul contesto di violenza in Messico.
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