
Messi, 39 anni e 21 gol mondiali: l’Argentina dipende dal suo capitano
Con otto reti nel torneo e il primato assoluto di marcature in Coppa del Mondo, il fuoriclasse argentino trascina l’Albiceleste ai quarti contro la Svizzera, tra elogi unanimi e una dipendenza crescente.
Lionel Messi ha riscritto la storia dei Mondiali diventandone il miglior marcatore di sempre con 21 reti, superando il tedesco Miroslav Klose. A trentanove anni, il capitano dell’Argentina guida anche la classifica cannonieri di questa edizione 2026 con otto gol, al pari del francese Kylian Mbappé, e sabato affronterà la Svizzera nei quarti di finale con la concreta prospettiva di avvicinare il secondo titolo consecutivo.
L’impatto di Messi sul cammino dell’Albiceleste è cresciuto fino a una dipendenza quasi assoluta. I suoi otto centri rappresentano il 57% dei quattordici gol segnati dalla squadra, una percentuale che supera nettamente quella già elevata del Mondiale vinto in Qatar (47%) e che stride con il 33% della Copa América 2021 e l’11% di quella del 2024. Secondo i dati raccolti dalla stampa sudamericana, il fuoriclasse ha effettuato diciotto tiri nello specchio, più dei sedici tentativi combinati di tutti i compagni, e guida il torneo per expected goals (5,65). Nonostante l’età, è il quarto argentino per chilometri percorsi (36), segno di un’applicazione tattica che completa un talento ancora intatto.
La progressione realizzativa di Messi ai Mondiali – un gol nel 2006, zero nel 2010, quattro nel 2014, uno nel 2018, sette nel 2022 e otto in questa edizione – racconta una parabola che sfida il tempo. Alle sue spalle, Mbappé (20 reti totali) incalza il primato, ma l’attenzione degli analisti europei si concentra sulla capacità del dieci argentino di adattare il proprio gioco: dosa gli sforzi, cura l’alimentazione e la muscolatura, eppure decide le partite con assist e invenzioni, come nella rimonta contro l’Egitto. Il commissario tecnico della Spagna, Luis de la Fuente, ha dichiarato che «sembra un giocatore di 19 o 23 anni», mentre dalla Svizzera il capitano Granit Xhaka ha ammesso: «Non so se possiamo controllarlo per 90 o 120 minuti».
Il prossimo ostacolo si chiama Svizzera, avversario che i media elvetici affrontano con un misto di rispetto e timore, consapevoli che fermare Messi significa in larga misura fermare l’Argentina. In caso di vittoria, l’Albiceleste tornerebbe in semifinale per la seconda volta consecutiva, un traguardo che a inizio torneo sembrava scontato ma che ora dipende, più che mai, dalla vena realizzativa e dalla leadership di un uomo solo.
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| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
L'Argentina celebra il suo eroe eterno, Messi, che a 39 anni continua a infrangere record e a trascinare la squadra nella sua ultima danza mondiale.
Si costruisce una narrazione di dipendenza totale della squadra da Messi, presentandolo come indispensabile e quasi sovrumano, giustificando l'attenzione esclusiva sulla sua figura.
Viene omessa la minaccia competitiva di Mbappé, che è a un solo gol di distanza, per mantenere una narrazione di grandezza indiscussa.
La classifica dei marcatori si aggiorna: Messi ora è primo con 21 reti, ma Mbappé lo incalza a 20.
Presentando la lista dei migliori marcatori come una semplice graduatoria, si spersonalizza il risultato e lo si inquadra come una gara competitiva, riducendo l'impresa di Messi a un numero.
Viene omessa la cornice emotiva e nazionalistica dell'addio di Messi al Mondiale, presentando il record come una statistica neutra.
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