
Marocco ai quarti per la seconda volta: il progetto reale che sfida il mondo
Con il 3-0 al Canada, i Leoni dell’Atlante centrano il secondo quarto di finale consecutivo e si candidano al trono mondiale, frutto di un investimento strategico lungo quindici anni.
La vittoria per 3-0 sul Canada, che ha spalancato ai marocchini le porte dei quarti di finale, non è stata una sinfonia di gioco. Anzi, i numeri raccontano di una partita ruvida: appena cinque tiri nello specchio della porta avversaria, il minimo storico per una squadra vincente in un match a eliminazione diretta nella storia dei Mondiali, e un primo tempo in cui le ammonizioni hanno superato le conclusioni. Eppure, proprio in questa apparente economia di spettacolo si è manifestata la maturità di una squadra che sa vincere anche quando non incanta, forte di una solidità difensiva e di una capacità di colpire nei momenti decisivi che hanno trasformato ogni occasione in gol.
Il traguardo non è un fulmine a ciel sereno. Per la seconda edizione consecutiva, il Marocco è tra le migliori otto nazionali del pianeta, un’impresa che nessun’altra africana era mai riuscita a ripetere. Alle spalle c’è un’imbattibilità che dura da 34 partite ufficiali – l’ultima sconfitta risale all’agosto 2025 contro il Kenya in un torneo per soli giocatori locali – e un progetto partito da lontano. Dopo la mancata qualificazione a Sudafrica 2010, il regno ha avviato una rifondazione sistematica: l’Accademia Mohammed VI, inaugurata nel 2009, e il centro tecnico nazionale del 2019, un investimento complessivo di 65 milioni di dollari, hanno creato un vivaio che oggi sforna talenti e attrae i figli della diaspora, da Achraf Hakimi a Brahim Diaz, nati in Spagna ma cresciuti con il sogno della maglia dei Leoni dell’Atlante.
Secondo gli analisti spagnoli, come Julio Maldonado, voce tra le più ascoltate della penisola iberica, il Marocco «non ha più un tetto alla propria ambizione» e si presenta come il miglior prodotto africano, capace di competere con le grandi classiche del calcio mondiale. I tecnici marocchini, dal canto loro, sottolineano la necessità di gestire con intelligenza le energie e le ammonizioni in vista della Francia, avversaria ai quarti che evoca il precedente del 2022, quando i nordafricani sfiorarono l’impresa. La posta in palio non è solo sportiva: la FIFA ha già garantito 19 milioni di dollari alla federazione per l’approdo ai quarti, ma il cammino può portare fino a 50 milioni per il titolo, in un’edizione che distribuisce il montepremi più ricco di sempre.
Il modello marocchino è oggi studiato da federazioni di tutto il mondo, dalla Norvegia alla Giordania, come esempio di come un paese possa ribaltare la propria storia calcistica unendo visione politica, investimenti mirati e integrazione delle comunità emigrate. Il ct Mohamed Ouahbi, subentrato da poco a Walid Regragui, ha saputo amalgamare in tempi record un gruppo che mescola veterani e giovani debuttanti, abbassando l’età media della rosa e portando in nazionale ragazzi di 17 e 18 anni. Il risultato è una squadra che non si limita più a stupire: detta legge in Africa e guarda dritto negli occhi l’Europa e il Sudamerica.
Ora l’ostacolo si chiama Francia, in un quarto di finale che per i marocchini vale molto più di una rivincita. Con quattro vittorie nelle fasi a eliminazione diretta, il Marocco ha già eguagliato il totale di tutti gli altri paesi africani messi insieme nella storia del torneo. E se il calcio, come ricorda il ct, «si decide sui dettagli», questa squadra ha dimostrato di saperli curare come nessun’altra. L’appuntamento è per giovedì: in palio non c’è solo una semifinale, ma la conferma che il sogno di alzare la Coppa del Mondo non è più un azzardo, bensì l’approdo naturale di un progetto che ha cambiato il destino di un intero continente.
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Il Marocco celebra il suo trionfo e guarda al futuro con ambizione.
Enfatizza la continuità del successo e la solidità del progetto calcistico, presentando la vittoria come frutto di un lavoro sistematico e non di un caso.
L'America Latina guarda al Mondiale come a un affare economico, concentrandosi sulle proprie squadre.
Sposta l'attenzione dalla partita del Marocco ai premi in denaro e alle scommesse, riducendo l'evento a una questione di guadagno e interesse nazionale.
Omette completamente la vittoria del Marocco, concentrandosi solo su aspetti economici e sulle proprie squadre.
Il Golfo arabo riconosce nel Marocco un modello di successo sportivo e un candidato al titolo.
Utilizza la striscia di imbattibilità e i dati statistici per dimostrare che il Marocco non è una sorpresa ma una potenza consolidata, legittimando le ambizioni di vittoria.
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