
Macron a Damasco, la nuova Siria cerca un ancoraggio occidentale
Il presidente francese guiderà una delegazione di investitori per rafforzare i legami economici e discutere gli equilibri regionali, primo leader Ue a visitare il paese dopo la caduta di Assad.
La presidenza siriana ha annunciato domenica l’imminente visita di Emmanuel Macron a Damasco, senza precisarne la data per ragioni di sicurezza. Sarà il primo viaggio di un capo di Stato europeo occidentale in Siria da quando, nel dicembre 2024, il regime di Bashar al-Assad è crollato sotto l’offensiva delle forze guidate da Ahmed al-Sharaa. Macron, che lo scorso maggio aveva accolto Sharaa all’Eliseo, arriverà con un seguito di investitori e rappresentanti di aziende francesi, puntando a rilanciare la cooperazione bilaterale e ad affrontare dossier regionali e internazionali. La visita segue quelle dell’emiro del Qatar, della presidente della Commissione europea von der Leyen e del presidente ucraino Zelensky, ma conferisce alla Francia e all’Europa un’inedita centralità nella ricostruzione dei rapporti con la nuova amministrazione siriana.
Secondo fonti diplomatiche francesi, l’approccio di Parigi si è evoluto rapidamente verso un sostegno quasi incondizionato al presidente Sharaa, malgrado le perplessità iniziali legate al suo passato jihadista. L’Eliseo intende utilizzare la visita per dissipare incomprensioni — come quelle emerse sul dialogo con le forze curde — e agganciare più saldamente la Siria agli interessi occidentali, in un contesto in cui le nuove autorità sono percepite soprattutto come un prolungamento di Turchia, Stati Uniti e monarchie del Golfo. Gli analisti di Bruxelles notano che l’iniziativa, pur priva di leva decisiva, mira a posizionare l’Unione Europea come attore politico in grado di offrire un orizzonte alternativo all’influenza regionale, senza però nutrire illusioni su una transizione democratica che, nelle parole degli esperti francesi, «non rientra nella mentalità» del nuovo potere.
Sul piano interno, il governo Sharaa cerca di consolidare un controllo ancora incerto. La recente formazione di un parlamento di 210 membri — 140 eletti e 70 nominati dal presidente, tra cui quindici donne — rappresenta un passo verso una cornice istituzionale, ma la sessione inaugurale, prevista per lunedì, è stata rinviata proprio in coincidenza con la visita di Macron. La tenuta dell’esecutivo passa dalla capacità di contenere le sfide securitarie, come l’attentato che giovedì ha ucciso dieci persone in un caffè di Damasco, e dalla gestione di minoranze divise: se cristiani e alawiti appaiono in via di integrazione, i rapporti con i drusi restano tesi dopo l’invio di truppe governative nella regione di Sweida. Sul fronte economico, il nodo cruciale è l’inadeguatezza del sistema bancario siriano, che fatica a conformarsi agli standard internazionali, bloccando miliardi di investimenti in attesa dai fondi del Golfo. La presenza di imprenditori francesi al seguito di Macron indica la volontà di affrontare questo snodo.
La missione presidenziale francese si inserisce in un quadro regionale più ampio, dove il dossier libanese e il disarmo di Hezbollah rappresentano priorità condivise con Washington. Macron intrattiene un canale costante con Donald Trump, al quale avrebbe chiarito l’impraticabilità dell’idea di affidare proprio alla Siria il compito di disarmare il partito-milizia sciita. Sul confine tra Libano e Siria, Parigi ha proposto una mediazione per la demarcazione, ostacolata dalla reciproca diffidenza. Per l’Italia e l’Europa, la riapertura di un canale con Damasco rilancia le opportunità di stabilizzazione regionale e di controllo dei flussi migratori, ma resta subordinata a progressi concreti nella riforma finanziaria e nella sicurezza. La data ufficiale del viaggio sarà comunicata soltanto alla vigilia della partenza.
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La Siria e la Francia muovono verso un rafforzamento dei legami; la visita segnala un rinnovato partenariato economico e sostegno diplomatico.
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