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Geopolitica e Politicagiovedì 25 giugno 2026

Starmer si dimette, il Regno Unito verso il settimo premier in dieci anni

La caduta del leader laburista apre una corsa alla successione mentre l'economia sconta i costi del Brexit e i negoziati con l'UE restano in bilico.

Keir Starmer ha annunciato le dimissioni da primo ministro e leader del Partito Laburista, meno di due anni dopo la vittoria elettorale che nel 2024 aveva consegnato al partito una maggioranza schiacciante. La decisione, maturata dopo il ritiro del sostegno da parte del gabinetto e del gruppo parlamentare, lo rende il sesto premier a lasciare l'incarico nell'ultimo decennio. Secondo fonti vicine al partito, Starmer ha tentato di gestire l'uscita evitando l'umiliazione di dimissioni di massa come quelle toccate ai conservatori Boris Johnson e Liz Truss, ma il suo discorso di addio è stato interpretato come la confessione di una leadership esaurita. La corsa per la successione vede favorito Andy Burnham, ex sindaco di Manchester, che diventerebbe il settimo capo di governo dal 2016.

A Londra, l'ala laburista attribuisce la caduta a una serie di errori politici e all'incapacità di tenere insieme le correnti interne, dalla sinistra radicale al centro moderato. Starmer avrebbe alienato la base con tagli alle prestazioni sociali e con la nomina di figure discusse, mentre cercava di rassicurare i mercati e l'amministrazione statunitense. A Bruxelles, la sua uscita suscita preoccupazione per il futuro del riavvicinamento tra Regno Unito e Unione Europea. Il governo Starmer aveva avviato negoziati per un accordo sulla mobilità giovanile e per il rientro nel programma Erasmus+ a partire dal 2027, oltre a siglare un partenariato di sicurezza. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riconosciuto il suo contributo al rafforzamento della sicurezza continentale e al sostegno all'Ucraina. Da Kiev, il presidente Volodymyr Zelensky ha ringraziato Starmer per la leadership nella «coalizione dei volenterosi» che coordina gli aiuti militari.

Le dimissioni si innestano su un'economia segnata dal Brexit. Uno studio condotto da economisti della Stanford University e di altri centri di ricerca stima che il PIL britannico sia oggi tra il 6 e l'8 per cento inferiore a quello che sarebbe stato senza l'uscita dall'UE, con una perdita di circa 300 miliardi di dollari. L'export di alimenti e bevande è crollato ai minimi da un decennio, colpito dai dazi statunitensi e dalle barriere commerciali con l'Europa. Gli investimenti sono calati del 12-13 per cento e la produttività ristagna. Per i cittadini italiani e comunitari, la sospensione dei negoziati sulla mobilità giovanile lascia in bilico la possibilità di visti agevolati per studio e lavoro, mentre le rette universitarie per gli studenti UE restano proibitive, avendo contribuito a dimezzare le iscrizioni dal continente.

La sequenza di sette premier in un decennio – da David Cameron a Theresa May, Johnson, Truss, Rishi Sunak, Starmer e ora il successore – riflette, secondo analisti londinesi, una crisi di sistema che affonda le radici nel referendum del 2016. Il Brexit ha esasperato divisioni sociali e territoriali, alimentando un'instabilità cronica che ricorda, per alcuni osservatori, quella italiana del dopoguerra. Il prossimo primo ministro, probabilmente Burnham, dovrà affrontare un'opinione pubblica frammentata, una pressione fiscale crescente e la necessità di aumentare la spesa per la difesa in un quadro di risorse limitate. Le sue dichiarazioni pro-europee fanno sperare in una continuità del dialogo con Bruxelles, ma la sua attenzione prioritaria alle questioni interne rende incerto l'impegno sulla scena internazionale. La leadership laburista sarà decisa nelle prossime settimane; il nuovo premier dovrà immediatamente confermare o meno i negoziati con l'UE e definire la posizione britannica sul sostegno all'Ucraina in vista del vertice NATO.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 6 lingue

20%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa russa e CSI
Stampa europea continentale/ Mediterranea
ScetticismoPragmatismo

La caduta di Starmer è l'ennesimo sintomo di un sistema politico britannico logorato dal post-Brexit. L'instabilità cronica a Downing Street indebolisce la credibilità del Regno Unito in Europa, mentre i governi continentali cercano di consolidare assi bilaterali come quello tra Meloni e Macron. La notizia viene letta con distacco, come un problema altrui.

Stampa russa e CSI/ Statale
SchadenfreudeRevanscismo

L'ennesimo cambio di premier a Londra è la prova che l'Occidente liberale è in declino. La Russia osserva con soddisfazione la crisi politica britannica, vista come una diretta conseguenza della subordinazione agli Stati Uniti e delle sanzioni contro Mosca. La notizia viene inserita in una narrazione più ampia di disgregazione dell'ordine atlantico.

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giovedì 25 giugno 2026

Starmer si dimette, il Regno Unito verso il settimo premier in dieci anni

La caduta del leader laburista apre una corsa alla successione mentre l'economia sconta i costi del Brexit e i negoziati con l'UE restano in bilico.

Keir Starmer ha annunciato le dimissioni da primo ministro e leader del Partito Laburista, meno di due anni dopo la vittoria elettorale che nel 2024 aveva consegnato al partito una maggioranza schiacciante. La decisione, maturata dopo il ritiro del sostegno da parte del gabinetto e del gruppo parlamentare, lo rende il sesto premier a lasciare l'incarico nell'ultimo decennio. Secondo fonti vicine al partito, Starmer ha tentato di gestire l'uscita evitando l'umiliazione di dimissioni di massa come quelle toccate ai conservatori Boris Johnson e Liz Truss, ma il suo discorso di addio è stato interpretato come la confessione di una leadership esaurita. La corsa per la successione vede favorito Andy Burnham, ex sindaco di Manchester, che diventerebbe il settimo capo di governo dal 2016.

A Londra, l'ala laburista attribuisce la caduta a una serie di errori politici e all'incapacità di tenere insieme le correnti interne, dalla sinistra radicale al centro moderato. Starmer avrebbe alienato la base con tagli alle prestazioni sociali e con la nomina di figure discusse, mentre cercava di rassicurare i mercati e l'amministrazione statunitense. A Bruxelles, la sua uscita suscita preoccupazione per il futuro del riavvicinamento tra Regno Unito e Unione Europea. Il governo Starmer aveva avviato negoziati per un accordo sulla mobilità giovanile e per il rientro nel programma Erasmus+ a partire dal 2027, oltre a siglare un partenariato di sicurezza. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riconosciuto il suo contributo al rafforzamento della sicurezza continentale e al sostegno all'Ucraina. Da Kiev, il presidente Volodymyr Zelensky ha ringraziato Starmer per la leadership nella «coalizione dei volenterosi» che coordina gli aiuti militari.

Le dimissioni si innestano su un'economia segnata dal Brexit. Uno studio condotto da economisti della Stanford University e di altri centri di ricerca stima che il PIL britannico sia oggi tra il 6 e l'8 per cento inferiore a quello che sarebbe stato senza l'uscita dall'UE, con una perdita di circa 300 miliardi di dollari. L'export di alimenti e bevande è crollato ai minimi da un decennio, colpito dai dazi statunitensi e dalle barriere commerciali con l'Europa. Gli investimenti sono calati del 12-13 per cento e la produttività ristagna. Per i cittadini italiani e comunitari, la sospensione dei negoziati sulla mobilità giovanile lascia in bilico la possibilità di visti agevolati per studio e lavoro, mentre le rette universitarie per gli studenti UE restano proibitive, avendo contribuito a dimezzare le iscrizioni dal continente.

La sequenza di sette premier in un decennio – da David Cameron a Theresa May, Johnson, Truss, Rishi Sunak, Starmer e ora il successore – riflette, secondo analisti londinesi, una crisi di sistema che affonda le radici nel referendum del 2016. Il Brexit ha esasperato divisioni sociali e territoriali, alimentando un'instabilità cronica che ricorda, per alcuni osservatori, quella italiana del dopoguerra. Il prossimo primo ministro, probabilmente Burnham, dovrà affrontare un'opinione pubblica frammentata, una pressione fiscale crescente e la necessità di aumentare la spesa per la difesa in un quadro di risorse limitate. Le sue dichiarazioni pro-europee fanno sperare in una continuità del dialogo con Bruxelles, ma la sua attenzione prioritaria alle questioni interne rende incerto l'impegno sulla scena internazionale. La leadership laburista sarà decisa nelle prossime settimane; il nuovo premier dovrà immediatamente confermare o meno i negoziati con l'UE e definire la posizione britannica sul sostegno all'Ucraina in vista del vertice NATO.

Divergenza delle fonti

Geopolitica e Politica · 8 testate · 6 lingue

20%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Critico100%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentaleStampa russa e CSI
Stampa europea continentale/ Mediterranea
ScetticismoPragmatismo

La caduta di Starmer è l'ennesimo sintomo di un sistema politico britannico logorato dal post-Brexit. L'instabilità cronica a Downing Street indebolisce la credibilità del Regno Unito in Europa, mentre i governi continentali cercano di consolidare assi bilaterali come quello tra Meloni e Macron. La notizia viene letta con distacco, come un problema altrui.

Stampa russa e CSI/ Statale
SchadenfreudeRevanscismo

L'ennesimo cambio di premier a Londra è la prova che l'Occidente liberale è in declino. La Russia osserva con soddisfazione la crisi politica britannica, vista come una diretta conseguenza della subordinazione agli Stati Uniti e delle sanzioni contro Mosca. La notizia viene inserita in una narrazione più ampia di disgregazione dell'ordine atlantico.

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