
Lo scontro dei memorandum: la frattura Vance-Rubio ridisegna il Medio Oriente
Due binari diplomatici paralleli e incompatibili dividono l’amministrazione Trump su Iran e Libano, con ripercussioni dirette sulla fragile tregua e sugli equilibri regionali.
L’amministrazione statunitense si muove su due piani negoziali distinti e potenzialmente contraddittori in Medio Oriente, generando una tensione che va oltre le smentite ufficiali. Da un lato il vicepresidente J.D. Vance ha negoziato con l’Iran un «memorandum di Islamabad» in quattordici punti, il cui primo articolo esige il ritiro totale di Israele dal Libano. Dall’altro il segretario di Stato Marco Rubio ha favorito un’intesa parallela con Israele e il governo libanese che, secondo fonti libanesi e israeliane, non prevede alcun ritiro ma un semplice «ridispiegamento» delle forze israeliane nel sud del Paese, garantendo all’esercito di Tel Aviv «libertà d’azione» nella zona di sicurezza e il monitoraggio del disarmo di Hezbollah. I due testi, entrambi definiti memorandum d’intesa, delineano visioni opposte del dopoguerra libanese.
Fonti dell’amministrazione, citate dalla stampa americana e mediorientale, descrivono una spaccatura reale, per quanto negata dalla Casa Bianca. Rubio, scettico sulla possibilità di un accordo accettabile con Teheran, avrebbe rifiutato di guidare la delegazione ai primi colloqui di Islamabad, lasciando a Vance l’iniziativa. Il vicepresidente, affiancato dagli inviati Witkoff e Kushner, ha così assunto la regia del dossier iraniano, mentre Rubio, in stretto coordinamento con il consigliere israeliano Ron Dermer, ha plasmato l’intesa sul Libano in linea con le richieste di sicurezza di Israele. La portavoce della Casa Bianca ha parlato di un unico «campo Trump», ma l’ex ambasciatore Dan Fried e altri analisti di Washington leggono nella divaricazione anche il riflesso di ambizioni presidenziali per il 2028.
La reazione libanese è stata immediata. Nabih Berry, presidente del Parlamento e leader del partito sciita Amal, alleato di Hezbollah, ha bollato il memorandum Rubio come «contraddittorio e impossibile da applicare», dettato da «calcoli elettorali» che rischiano di «balcanizzare il Libano». Hezbollah accusa il governo di Beirut di essersi piegato alle pressioni americane, calpestando la clausola del ritiro israeliano prevista dall’intesa Vance. Sul fronte iraniano, la potente Assemblea degli Esperti – organo teologico che nella struttura di potere della Repubblica Islamica sovrasta presidenza e parlamento – ha ammonito i negoziatori a non deviare dai dieci punti fissati dalla Guida Suprema Khamenei, segnalando la rigidità del quadro istituzionale di Teheran.
Per l’Europa e l’Italia, che guida la missione UNIFIL nel sud del Libano, la coesistenza di due tracciati diplomatici inconciliabili aumenta l’instabilità in un’area già satura di profughi siriani e palestinesi. Analisti russi e mediorientali mettono in guardia da una «trappola»: il memorandum con l’Iran concederebbe a Washington il tempo di riorganizzare il campo di battaglia, mentre la tregua resta fragilissima, scossa da ripetuti scambi di fuoco. Al momento non è fissato alcun voto parlamentare a Beirut, e i negoziati con Teheran proseguono in Svizzera senza un orizzonte certo, con il presidente Trump che ha già ironicamente scaricato su Vance la responsabilità di un eventuale fallimento.
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.60 | critical |
Gli USA perseguono saggiamente un approccio a doppio binario che bilancia deterrenza e diplomazia, e gli stati del Golfo sono pronti a sostenere questa strategia calibrata.
Presentando i due memorandum come complementari anziché contraddittori, la narrazione normalizza il coinvolgimento americano e posiziona i mediatori del Golfo come partner indispensabili.
Il blocco omette il rafforzamento militare USA nella regione e le continue violazioni israeliane dei diritti palestinesi, che complicherebbero la cornice positiva della politica americana.
USA e Israele colludono per imporre un nuovo ordine coloniale, e la resistenza non consegnerà le sue armi né i suoi diritti.
La narrazione usa il dispositivo retorico delle 'due facce della stessa medaglia' per delegittimare ogni iniziativa diplomatica USA come intrinsecamente ostile, giustificando così la resistenza armata.
Il blocco omette il programma nucleare iraniano e il ruolo di Hezbollah nell'instabilità regionale, che indebolirebbero la narrazione vittimistica.
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