
Iran, la tv di Stato censura il capo negoziatore: si allarga la frattura sul nucleare
L’intervista preregistrata a Ghalibaf interrotta sui temi più delicati dell’intesa con Washington, mentre il regime si prepara ai funerali di Khamenei e alla lotta per la successione.
La televisione di Stato iraniana ha interrotto martedì sera la messa in onda di un’intervista preregistrata a Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e capo negoziatore nei colloqui con gli Stati Uniti. Il gesto ha scatenato un duro scambio di accuse tra il centro media dell’Assemblea consultiva islamica e l’emittente IRIB. Secondo una nota ufficiale del Parlamento, il colloquio era stato consegnato con oltre due ore di anticipo e la decisione di sospenderlo a metà – senza alcun preavviso – viola le procedure consolidate. L’IRIB ha replicato che l’intervista era stata suddivisa in due parti e che la seconda sarebbe andata in onda la sera successiva, ma la ricostruzione del centro media parlamentare indica che le sezioni tagliate riguardavano le ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, gli asset congelati del Paese, un prestito per la ricostruzione da 300 miliardi di dollari e il ruolo del figlio della Guida suprema, Mojtaba Khamenei.
L’episodio mette a nudo la frattura che attraversa il vertice della Repubblica islamica. Da un lato Ghalibaf, sostenitore di un’intesa con Washington che ha permesso – a suo dire – di esportare oltre 40 milioni di barili di petrolio dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz, fino a quel momento bloccato di fatto dalla presenza navale americana. Dall’altro i circoli ultraconservatori vicini all’ex negoziatore nucleare Saeed Jalili e al Fronte della Stabilità, che controllano saldamente la radiotelevisione di Stato e accusano l’esecutivo di aver ceduto senza ottenere vantaggi tangibili. Non è un caso che, secondo fonti interne citate dalla stampa riformista, lo stop sia scattato proprio mentre Ghalibaf stava criticando il fallito accordo del governo Raisi per trasferire sei miliardi di dollari in Qatar a fini umanitari, o quando rivelava l’utilizzo di fondi congelati per l’acquisto di grano.
La crisi esplode in un momento di eccezionale delicatezza. La Guida suprema Ali Khamenei è deceduta – le fonti ufficiali parlano di “martirio” – nel corso del recente conflitto regionale, e il regime si prepara a funerali di Stato che segneranno l’avvio formale della successione. In questo vuoto di potere, il controllo della narrazione pubblica diventa un’arma decisiva. La scelta di oscurare le parole del capo negoziatore, che intendeva anche “chiarire il messaggio strategico” di Mojtaba Khamenei, rivela quanto il conflitto tra l’ala pragmatica e quella radicale si stia ormai giocando sul terreno della legittimazione del futuro leader. Analisti a Teheran osservano che la tv di Stato, guidata da figure legate a Jalili, ha di fatto rivendicato un potere di censura preventiva sul Parlamento, scavalcando il tradizionale equilibrio tra le istituzioni.
Per l’Europa e per l’Italia, che seguono con apprensione il negoziato nucleare e la stabilità del Golfo, il segnale è duplice. Da un lato, la prosecuzione del dialogo con Washington appare appesa alla capacità di Ghalibaf di resistere all’offensiva dei falchi interni; dall’altro, la lotta per la successione rischia di congelare qualsiasi decisione strategica, a cominciare dalla sorte degli stock di uranio arricchito. La seconda parte dell’intervista è attesa per la serata di mercoledì, ma la crisi istituzionale è ormai pubblica. Bruxelles e le capitali europee osservano con il timore che l’Iran post-Khamenei possa scivolare verso una paralisi decisionale, con ripercussioni immediate sui mercati energetici e sulla sicurezza del Mediterraneo allargato.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
Il parlamento iraniano critica l'interruzione dell'intervista di Ghalibaf, mentre l'emittente giustifica la decisione come un normale split.
Riporta le dichiarazioni ufficiali di entrambe le parti senza prendere posizione, creando un'impressione di equilibrio.
Omette l'analisi delle lotte di potere interne all'élite iraniana, presenti in altre fonti.
Ghalibaf dichiara che la capacità missilistica non è negoziabile, mentre fonti interne rivelano manovre per rimuovere il capo della magistratura.
Utilizza informazioni riservate e dichiarazioni forti per dipingere un regime fragile e in lotta.
Non menziona la spiegazione ufficiale dell'emittente che l'intervista era divisa in due parti, che stabilizzerebbe la narrazione.
Il centro mediatico del parlamento iraniano accusa l'emittente di aver interrotto l'intervista senza preavviso, mentre l'emittente afferma che era prevista in due parti.
Presenta i fatti in modo da dare più spazio alla versione del parlamento, suggerendo una mancanza di trasparenza.
Omette le implicazioni politiche più ampie come la lotta per il potere, presenti in altre fonti.
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