
La stretta globale sui social per i minori: dall’Ohio agli Emirati, le nuove barriere legali
Mentre un tribunale USA ripristina l’obbligo di consenso parentale in Ohio, gli Emirati Arabi Uniti vietano l’accesso ai minori di 15 anni e in Libano si discute un divieto analogo, disegnando una mappa mondiale di restrizioni.
Una corte d’appello federale degli Stati Uniti ha ripristinato giovedì la legge dell’Ohio che impone alle piattaforme social – tra cui Instagram, TikTok e YouTube – di ottenere il consenso di un genitore prima di consentire l’accesso ai minori di 16 anni. Con un voto di due giudici contro uno, il Sesto Circuito di Cincinnati ha ribaltato la sospensione cautelare ottenuta dal gruppo industriale NetChoice, stabilendo che l’obbligo di verifica dell’età e di autorizzazione parentale non viola il Primo Emendamento della Costituzione americana. Secondo la maggioranza del collegio, la norma è scritta in modo sufficientemente mirato da servire l’interesse cogente dello Stato a proteggere i minori da piattaforme che, come scrive il giudice Eric Clay, «traggono vantaggio dai bambini e li danneggiano». NetChoice, che rappresenta anche Meta, Alphabet e TikTok, ha annunciato che continuerà la battaglia legale, sostenendo che la legge resta incostituzionalmente vaga e limita l’accesso a contenuti protetti.
La decisione statunitense si inserisce in un movimento internazionale che negli ultimi mesi ha conosciuto un’accelerazione marcata. Negli Emirati Arabi Uniti, una risoluzione del Consiglio dei ministri entrata in vigore nelle scorse settimane vieta l’uso dei social media ai minori di 15 anni e concede alle piattaforme dodici mesi per adeguarsi, pena sanzioni amministrative e possibili restrizioni operative. La normativa emiratina – descritta da commentatori locali come una «politica di protezione sociale e morale» che restituisce centralità allo Stato e alla famiglia – impone sistemi di verifica dell’età basati su identità digitale governativa, stima biometrica tramite intelligenza artificiale o fornitori terzi autorizzati, escludendo la semplice autodichiarazione. In Australia, un divieto analogo per i minori di 16 anni è in vigore dallo scorso dicembre; secondo Canberra, la misura risponde a evidenze scientifiche che collegano l’uso eccessivo dei social a un aumento di ansia, depressione e sfruttamento online tra gli adolescenti.
Anche in Africa e nel Mediterraneo orientale il dibattito si fa più concreto. In Ghana, l’organizzazione Child Rights International ha chiesto al governo di introdurre per legge un’età minima di 17 anni per l’accesso ai social, dopo che un proprio studio ha rilevato che circa l’80 per cento dei bambini tra i 5 e i 12 anni trascorre da due a sette ore al giorno davanti a schermi, spesso senza supervisione e con esposizione a contenuti sessuali e adescamenti. In Libano, il deputato Tony Frangieh ha presentato a fine febbraio una proposta per vietare l’uso dei social ai minori di 14 anni. Gli esperti di telecomunicazioni libanesi avvertono però che l’applicazione pratica resta «quasi impossibile» senza un meccanismo che obblighi le piattaforme globali a rispondere delle violazioni, sul modello australiano, e che l’uso di reti private virtuali (VPN) può eludere i blocchi geografici.
Sul piano tecnico e giuridico, la partita si gioca intorno alla tensione tra protezione dell’infanzia, libertà di espressione e diritto alla privacy. Negli Stati Uniti, NetChoice contesta la vaghezza dei criteri con cui l’Ohio definisce i siti «ragionevolmente accessibili» ai minori, mentre in Europa il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) già impone limiti stringenti alla raccolta di dati dei minori, spingendo le piattaforme a restringere l’accesso. Il Regno Unito ha introdotto l’Online Safety Act, che obbliga le imprese a proteggere i minori da contenuti dannosi, e la Francia sta elaborando una legge che subordina l’uso dei social sotto i 15 anni all’approvazione dei genitori con verifica rigorosa dell’età. Secondo gli analisti di Bruxelles, queste iniziative nazionali potrebbero accelerare un ripensamento delle regole europee, oggi ancorate più alla tutela dei dati che a un divieto generalizzato.
La legge dell’Ohio è ora in vigore, ma NetChoice ha già annunciato che valuterà un ricorso alla Corte Suprema federale. Negli Emirati Arabi Uniti, le piattaforme interessate hanno tempo fino alla metà del 2027 per implementare i nuovi sistemi di verifica, mentre in Libano la proposta di legge attende l’esame parlamentare. Il dossier, alimentato da studi indipendenti e da una crescente pressione dell’opinione pubblica, si avvia a diventare uno dei terreni di scontro regolatorio più osservati a livello globale, con possibili ricadute anche per l’Italia, dove il Garante per la protezione dei dati personali segue con attenzione l’evoluzione dei meccanismi di age assurance.
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Una corte d'appello statunitense ha stabilito che l'Ohio può applicare una legge che impone il consenso parentale per i minori di 16 anni sulle piattaforme social. La corte ha ritenuto che la legge non violi la libertà di espressione, mentre il gruppo industriale NetChoice sostiene che minacci la libertà di parola online.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno vietato l'accesso ai social media ai minori di 15 anni, presentandolo come un dovere nazionale e un modello di leadership responsabile. Il Forum dei Media Emiratini ha sottolineato che proteggere i giovani e la narrazione nazionale è una linea rossa, con un pensiero preventivo che garantisce il futuro del paese.
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