
La Russia torna a sventolare la bandiera: il ping pong riapre le porte
La Federazione internazionale di tennis tavolo revoca le restrizioni dopo la decisione del CIO, mentre l’Ucraina denuncia l’isolamento e gli atleti si dividono tra boicottaggio e carriera.
Il 28 luglio i giocatori russi di tennis tavolo torneranno a competere sotto la propria bandiera e il proprio inno. La decisione dell’International Table Tennis Federation (ITTF) completa una rimonta regolamentare iniziata nel 2023 con il reintegro in veste neutrale, proseguita ad aprile con la concessione dei simboli nazionali agli juniores e ora suggellata dal pieno ripristino. È l’ultimo tassello di un’ondata che, dopo il via libera del Comitato Olimpico Internazionale del 7 luglio, ha già riaperto i cancelli a discipline come la scherma, la ginnastica, il nuoto, la lotta e, nelle stesse ore, il volley e il pentathlon moderno.
La svolta affonda le radici nella decisione con cui il CIO ha provvisoriamente revocato la sospensione del Comitato Olimpico Russo, in vigore dall’ottobre 2023, quando Mosca aveva inglobato le organizzazioni sportive dei territori ucraini occupati. Il CIO ha motivato il passo con l’impegno russo a non svolgere attività in quelle aree e con la necessità di garantire «pari accesso» agli atleti in vista delle qualificazioni per Los Angeles 2028 e per i Giochi olimpici giovanili invernali. Già a febbraio la presidente Kirsty Coventry aveva parlato di uno sport in cui ogni atleta possa competere «senza che la politica o le controversie del suo governo lo fermino», e da dicembre l’esecutivo olimpico raccomandava il ritorno dei giovani con i simboli nazionali.
Per gli atleti ucraini, la prospettiva di incrociare le racchette con avversari che, secondo lo skeletonista Vladyslav Heraskevych, restano «strettamente legati al governo russo», apre un bivio amaro. Dalla Scandinavia, la stampa svedese denuncia una scelta «vergognosa» e accusa l’ecosistema olimpico di essere specchio di un mondo in cui convivono libertà e sopraffazione, amministrato da opportunisti che antepongono carriere e denaro ai princìpi. Da Israele si sottolinea la solitudine ucraina, mentre a Mosca i media celebrano il superamento di una fase di «discriminazione» e la Federazione russa di tennis tavolo parla di piena reintegrazione. La stessa ITTF, nel comunicato, tiene a precisare che la decisione «non diminuisce il sostegno all’Ucraina» e che restano attivi canali di aiuto alla comunità tennistavolistica ucraina.
Il ritorno al tavolo non è un caso isolato. Nel 2025 oltre cinquemila atleti russi hanno gareggiato in veste neutrale e oggi 67 federazioni internazionali li ammettono. La strada verso Los Angeles 2028 è però ancora disseminata di condizioni: visti, controlli antidoping e, soprattutto, il nodo della cerimonia olimpica. L’ITTF ha chiarito che la presenza di bandiera e inno ai Giochi non è automatica e dipenderà dalla decisione che il CIO prenderà «al momento opportuno». Il prossimo turno di qualificazione olimpica diventa così il primo banco di prova concreto per una normalizzazione sportiva ancora tutta da scrivere.
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +1.00 | aligned |
| Stampa israeliana | −0.50 | critical |
La comunità sportiva internazionale tradisce i propri principi riammettendo la Russia mentre l'Ucraina sanguina.
Si invocano valori universali dello sport per condannare la decisione, presentandola come una scelta morale inaccettabile.
Non si menziona la posizione del CIO che ha raccomandato la revoca delle sanzioni, né le dichiarazioni della ITTF sul sostegno all'Ucraina.
La Russia riottiene il suo posto legittimo nello sport internazionale, le sanzioni discriminatorie vengono smantellate.
Si presenta la decisione come un atto di giustizia e normalizzazione, enfatizzando il rispetto delle regole e la raccomandazione del CIO, senza menzionare il contesto bellico.
Non si fa alcun riferimento alla guerra in Ucraina, alle vittime civili o alle critiche della comunità internazionale.
La comunità sportiva internazionale sta progressivamente riammettendo la Russia, lasciando l'Ucraina sola.
Si descrive il processo come inevitabile e prevedibile, usando un tono distaccato ma critico, evidenziando l'isolamento ucraino senza condanne esplicite.
Non si menzionano i dettagli della decisione ITTF né le dichiarazioni di sostegno all'Ucraina; si omette la prospettiva russa.
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