
La rivolta dei tifosi contro StubHub: biglietti fantasma e sogni infranti al Mondiale 2026
Una class action accusa la piattaforma di rivendita di pratiche ingannevoli, mentre centinaia di appassionati restano fuori dagli stadi dopo aver speso migliaia di dollari.
Il sogno di assistere al Mondiale 2026 si è infranto per centinaia di tifosi a causa di cancellazioni last minute su StubHub, la piattaforma di rivendita di biglietti. Il caso più emblematico è quello di Sergio Enrique Alvarado Montalvo, che ha speso quasi seimila dollari tra voli, alloggi e tagliandi per portare il padre a Dallas a vedere Argentina-Austria, salvo ritrovarsi fuori dallo stadio con un rimborso inutile. La vicenda è sfociata in una causa collettiva depositata martedì presso un tribunale federale di New York da due acquirenti californiani, Julie Reeker Moghal e Reuben Renteria, che accusano StubHub di aver messo in atto pratiche di vendita “false e fuorvianti”, lasciandoli senza i biglietti per i quali avevano pagato rispettivamente oltre millenovecento dollari.
Secondo gli analisti del settore nordamericano, la radice del collasso è la cosiddetta “speculative ticketing”: venditori non verificati mettono in vendita tagliandi che ancora non possiedono, scommettendo di poterli acquistare a prezzi inferiori vicino alla data dell’evento. Quando il mercato sale, questi operatori annullano la transazione originale per rivendere a cifre maggiorate, lasciando l’acquirente con un semplice rimborso che non copre le spese di viaggio. La denuncia legale stima che le vittime siano centinaia, forse migliaia, e chiede un risarcimento di almeno cinque milioni di dollari, oltre al divieto per StubHub di commercializzare ulteriori biglietti mondiali e la redistribuzione degli eventuali profitti ai clienti danneggiati.
La piattaforma, interpellata, ha declinato ogni commento sul contenzioso ma ha attribuito i disservizi all’infrastruttura digitale della FIFA, sostenendo che la nuova app per i biglietti, lanciata a ridosso del torneo, avrebbe causato “significativi problemi di performance” nei trasferimenti su tutti i canali di rivendita. Da Zurigo, la FIFA replica di non avere alcuna visibilità né controllo sulle transazioni del mercato secondario e respinge ogni addebito, precisando che il proprio sistema funziona in modo affidabile e che l’unico canale garantito resta la piattaforma ufficiale, dove peraltro applica una sovrattassa del 30% su ogni biglietto rivenduto. L’organizzazione aggiunge che i problemi tecnici segnalati dagli utenti di terze parti non sono riconducibili alla propria infrastruttura.
Per i consumatori europei e italiani, la vicenda assume rilievo alla luce della crescente dipendenza dai mercati secondari per eventi ad altissima domanda. Il Mondiale itinerante tra Stati Uniti, Canada e Messico ha già messo in luce le falle di un sistema in cui la garanzia “FanProtect” di StubHub – che promette biglietti sostitutivi o il rimborso completo – si è rivelata, secondo le testimonianze raccolte, inapplicabile quando i prezzi salgono vertiginosamente. La causa è ora all’esame della corte federale di Manhattan, mentre la FIFA ribadisce che l’unica tutela certa per i tifosi è l’acquisto diretto sul proprio portale. Il procedimento potrebbe ridefinire gli obblighi delle piattaforme di secondary ticketing a livello globale, con possibili ripercussioni anche sul mercato europeo degli eventi sportivi.
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