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Economia e Mercatidomenica 28 giugno 2026

La resilienza silenziosa delle microimprese: crescita a due cifre nonostante le crisi

Dal Bangladesh all’Indonesia, le piccole imprese trainano l’occupazione e il PIL, mentre la digitalizzazione avanza a macchia di leopardo e restano nodi di accesso al credito e dati incerti.

In dieci anni, nonostante le catene di approvvigionamento globali in affanno, l’inflazione alle stelle e la scarsità di dollari, il Bangladesh ha visto le sue unità economiche aumentare di quasi il 50%, raggiungendo quota 11,7 milioni di imprese. Il 99% di queste rientra nella categoria delle micro, piccole e medie (CMSME), un arcipelago produttivo che oggi impiega l’85% della manodopera industriale e contribuisce per il 27-30% al prodotto interno lordo. È una vitalità che sfida le narrazioni correnti, al punto che il governo di Dhaka ha fissato al 2030 l’obiettivo di portare il contributo delle CMSME al 35% del PIL, accompagnandolo con un nuovo fondo di rifinanziamento della banca centrale da 5.000 crore di taka e con pacchetti di credito agevolato annunciati nell’ultima legge di bilancio.

Anche in Colombia le microimprese stanno vivendo una trasformazione silenziosa, trainata dalla digitalizzazione dei pagamenti. Secondo gli analisti di Bogotá, i bonifici elettronici superano ormai l’80% nelle imprese medie e piccole, mentre il contante rimane predominante solo tra le micro, dove viene usato nell’83% dei casi. L’adozione di Bre-B, il nuovo sistema di pagamenti istantanei lanciato nell’ottobre 2025, ha già raggiunto un quarto delle aziende, segnalando un potenziale di accelerazione notevole. Eppure le criticità restano profonde: solo il 41,9% delle imprese versa contributi previdenziali, molte mescolano le finanze domestiche con quelle aziendali e persistono divari decisionali tra le unità di sussistenza – che raramente confrontano prodotti finanziari – e le imprese medie. Qui il salto di qualità richiederà un mix di infrastrutture digitali e di educazione finanziaria capillare.

Dall’Indonesia arriva invece un modello di accompagnamento integrato che mostra risultati misurabili. Il programma Rumah BUMN Rembang, gestito dal cementificio statale Semen Indonesia, ha seguito 580 micro e piccole imprese, generando un volume d’affari cumulato di 6,9 miliardi di rupie e oltre 2.100 posti di lavoro locali. I 203 corsi di formazione impartiti – dalla qualità del prodotto al branding, fino alla strategia di vendita online – hanno permesso a un’azienda di batik di passare a un fatturato mensile di 100 milioni di rupie. È la conferma che, quando la grande industria fa da incubatore e fornisce insieme competenze e accesso ai mercati, le microimprese possono diventare un volano di sviluppo regionale.

La nota stonata giunge dall’Iran, dove le statistiche ufficiali assegnano al settore minerario una crescita del 4,1% nell’anno 1404, in piena recessione generale. Fonti della commissione mineraria della Camera di commercio iraniana denunciano però uno scollamento tra i numeri e il terreno: il costo del gasolio, i limiti all’energia e l’aumento dei macchinari stanno mettendo in ginocchio proprio le miniere di piccole e medie dimensioni. La vicenda iraniana ricorda che senza dati affidabili le politiche di sostegno rischiano di mancare il bersaglio. Guardando avanti, l’agenda comune dei paesi emergenti punta a diffondere il credito digitale ‘nano’, a semplificare la documentazione bancaria e a legare le filiere produttive delle grandi imprese alle piccole fornitrici, con la Banca del Bangladesh e le sue omologhe latinoamericane pronte a sperimentare nuovi meccanismi di inclusione finanziaria.

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domenica 28 giugno 2026

La resilienza silenziosa delle microimprese: crescita a due cifre nonostante le crisi

Dal Bangladesh all’Indonesia, le piccole imprese trainano l’occupazione e il PIL, mentre la digitalizzazione avanza a macchia di leopardo e restano nodi di accesso al credito e dati incerti.

In dieci anni, nonostante le catene di approvvigionamento globali in affanno, l’inflazione alle stelle e la scarsità di dollari, il Bangladesh ha visto le sue unità economiche aumentare di quasi il 50%, raggiungendo quota 11,7 milioni di imprese. Il 99% di queste rientra nella categoria delle micro, piccole e medie (CMSME), un arcipelago produttivo che oggi impiega l’85% della manodopera industriale e contribuisce per il 27-30% al prodotto interno lordo. È una vitalità che sfida le narrazioni correnti, al punto che il governo di Dhaka ha fissato al 2030 l’obiettivo di portare il contributo delle CMSME al 35% del PIL, accompagnandolo con un nuovo fondo di rifinanziamento della banca centrale da 5.000 crore di taka e con pacchetti di credito agevolato annunciati nell’ultima legge di bilancio.

Anche in Colombia le microimprese stanno vivendo una trasformazione silenziosa, trainata dalla digitalizzazione dei pagamenti. Secondo gli analisti di Bogotá, i bonifici elettronici superano ormai l’80% nelle imprese medie e piccole, mentre il contante rimane predominante solo tra le micro, dove viene usato nell’83% dei casi. L’adozione di Bre-B, il nuovo sistema di pagamenti istantanei lanciato nell’ottobre 2025, ha già raggiunto un quarto delle aziende, segnalando un potenziale di accelerazione notevole. Eppure le criticità restano profonde: solo il 41,9% delle imprese versa contributi previdenziali, molte mescolano le finanze domestiche con quelle aziendali e persistono divari decisionali tra le unità di sussistenza – che raramente confrontano prodotti finanziari – e le imprese medie. Qui il salto di qualità richiederà un mix di infrastrutture digitali e di educazione finanziaria capillare.

Dall’Indonesia arriva invece un modello di accompagnamento integrato che mostra risultati misurabili. Il programma Rumah BUMN Rembang, gestito dal cementificio statale Semen Indonesia, ha seguito 580 micro e piccole imprese, generando un volume d’affari cumulato di 6,9 miliardi di rupie e oltre 2.100 posti di lavoro locali. I 203 corsi di formazione impartiti – dalla qualità del prodotto al branding, fino alla strategia di vendita online – hanno permesso a un’azienda di batik di passare a un fatturato mensile di 100 milioni di rupie. È la conferma che, quando la grande industria fa da incubatore e fornisce insieme competenze e accesso ai mercati, le microimprese possono diventare un volano di sviluppo regionale.

La nota stonata giunge dall’Iran, dove le statistiche ufficiali assegnano al settore minerario una crescita del 4,1% nell’anno 1404, in piena recessione generale. Fonti della commissione mineraria della Camera di commercio iraniana denunciano però uno scollamento tra i numeri e il terreno: il costo del gasolio, i limiti all’energia e l’aumento dei macchinari stanno mettendo in ginocchio proprio le miniere di piccole e medie dimensioni. La vicenda iraniana ricorda che senza dati affidabili le politiche di sostegno rischiano di mancare il bersaglio. Guardando avanti, l’agenda comune dei paesi emergenti punta a diffondere il credito digitale ‘nano’, a semplificare la documentazione bancaria e a legare le filiere produttive delle grandi imprese alle piccole fornitrici, con la Banca del Bangladesh e le sue omologhe latinoamericane pronte a sperimentare nuovi meccanismi di inclusione finanziaria.

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