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La Quercia Maggiore di Sherwood non metterà più foglie: addio a un millennio di leggenda

Dopo secoli di pellegrinaggi, siccità e interventi umani, il celebre albero legato a Robin Hood ha smesso di vivere, ma resterà monumento silenzioso della foresta.

La primavera del 2026 è arrivata nel Nottinghamshire senza il risveglio verde che per oltre mille anni aveva scandito il tempo della foresta. La Major Oak, la quercia più celebre d’Europa, legata al mito di Robin Hood e ai suoi «allegri compari», non ha emesso nuove foglie. Per la Royal Society for the Protection of Birds, che gestisce la riserva naturale di Sherwood, si tratta della fine biologica di un gigante vegetale che ha attraversato la storia inglese, dalla conquista normanna all’era dei social media, diventando vittima proprio della devozione che ha saputo ispirare.

Dalla stampa scandinava a quella australiana, passando per i media arabi e russi, la notizia ha avuto un’eco globale che rivela quanto quest’albero appartenesse all’immaginario collettivo ben oltre i confini britannici. Secondo gli osservatori del Nord Europa, la vicenda assume i contorni di un paradosso ecologico: la Quercia Maggiore, che secondo la leggenda offriva rifugio a Robin Hood in fuga dallo sceriffo di Nottingham, è stata in realtà «amata a morte» dai visitatori. Due secoli di pellegrinaggi – intensificatisi dall’epoca vittoriana – hanno compresso il suolo attorno alle radici, impedendo all’acqua piovana di penetrare e soffocando lentamente l’apparato radicale. Le analisi condotte da esperti forestali, citate dalla stampa britannica, parlano di un apparato radicale strangolato e denutrito, nonostante la recinzione installata già negli anni Settanta per proteggere l’area immediatamente circostante.

Non è stato soltanto il peso dei turisti a spegnere la quercia. Le cronache provenienti dalla Russia e dal mondo arabo sottolineano il concorso di fattori climatici e di interventi conservativi rivelatisi controproducenti. Ondate di calore e siccità prolungate, in linea con i mutamenti del clima europeo, hanno indebolito progressivamente la capacità dell’albero di rigenerarsi. Al tempo stesso, le catene metalliche e i sostegni di legno applicati ai rami fin dal 1904, insieme al cemento colato nelle cavità del tronco, hanno ostacolato il naturale invecchiamento della pianta, irrigidendone la struttura e limitandone la resilienza. È una lezione amara per la conservazione del patrimonio arboreo monumentale: l’eccesso di cura, quando non rispetta la fisiologia di un organismo antico, può accelerarne il declino.

Dal punto di vista dell’ecosistema, la morte della Major Oak non rappresenta una perdita assoluta. Come osservano i naturalisti britannici, il legno morto di una quercia di queste dimensioni diventa un habitat prezioso per centinaia di specie di insetti, funghi e uccelli, prolungando la sua funzione ecologica per decenni. La direzione della riserva ha assicurato che il tronco e i rami resteranno al centro di Sherwood, trasformandosi in un monumento naturale che continuerà a raccontare la leggenda di Robin Hood. Per l’Europa mediterranea, abituata a convivere con ulivi millenari e castagni monumentali, la vicenda inglese suona come un monito: la pressione turistica sui grandi alberi simbolo richiede strategie di gestione che bilancino accessibilità e salvaguardia radicale, prima che la leggenda sopravviva soltanto nei libri.

«È straziante per tutti», ha dichiarato un portavoce della RSPB, ma il lascito della Quercia Maggiore non si misura solo nella clorofilla. La sua sagoma contorta, che ha ispirato artisti e pellegrini per generazioni, rimarrà nel cuore della foresta come testimone silenzioso di un rapporto millenario tra uomo e natura, ricordandoci che persino i simboli più possenti hanno bisogno di respiro.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

24%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa atlantica / anglosfera
Stampa europea continentale
pragmatismodistaccoironia

La quercia millenaria di Sherwood, legata alla leggenda di Robin Hood, è morta dopo non aver germogliato in primavera. Siccità, caldo estremo e l'impatto umano, compresi i controversi interventi di conservazione con catene e cemento, hanno accelerato il declino. Il legno morto resterà in piedi, ancora importante per l'ecosistema, mentre il mito sopravvive.

Stampa atlantica / anglosfera
ironiascetticismoschadenfreude

La quercia di Sherwood è stata 'amata a morte' dai turisti, con il suolo compresso che l'ha soffocata. Intanto, la figura di Robin Hood viene riletta in chiave oscura e violenta, come in un nuovo film che trasforma l'eroe popolare in un antieroe. La fine dell'albero sembra rispecchiare il tramonto del mito romantico.

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giovedì 18 giugno 2026

La Quercia Maggiore di Sherwood non metterà più foglie: addio a un millennio di leggenda

Dopo secoli di pellegrinaggi, siccità e interventi umani, il celebre albero legato a Robin Hood ha smesso di vivere, ma resterà monumento silenzioso della foresta.

La primavera del 2026 è arrivata nel Nottinghamshire senza il risveglio verde che per oltre mille anni aveva scandito il tempo della foresta. La Major Oak, la quercia più celebre d’Europa, legata al mito di Robin Hood e ai suoi «allegri compari», non ha emesso nuove foglie. Per la Royal Society for the Protection of Birds, che gestisce la riserva naturale di Sherwood, si tratta della fine biologica di un gigante vegetale che ha attraversato la storia inglese, dalla conquista normanna all’era dei social media, diventando vittima proprio della devozione che ha saputo ispirare.

Dalla stampa scandinava a quella australiana, passando per i media arabi e russi, la notizia ha avuto un’eco globale che rivela quanto quest’albero appartenesse all’immaginario collettivo ben oltre i confini britannici. Secondo gli osservatori del Nord Europa, la vicenda assume i contorni di un paradosso ecologico: la Quercia Maggiore, che secondo la leggenda offriva rifugio a Robin Hood in fuga dallo sceriffo di Nottingham, è stata in realtà «amata a morte» dai visitatori. Due secoli di pellegrinaggi – intensificatisi dall’epoca vittoriana – hanno compresso il suolo attorno alle radici, impedendo all’acqua piovana di penetrare e soffocando lentamente l’apparato radicale. Le analisi condotte da esperti forestali, citate dalla stampa britannica, parlano di un apparato radicale strangolato e denutrito, nonostante la recinzione installata già negli anni Settanta per proteggere l’area immediatamente circostante.

Non è stato soltanto il peso dei turisti a spegnere la quercia. Le cronache provenienti dalla Russia e dal mondo arabo sottolineano il concorso di fattori climatici e di interventi conservativi rivelatisi controproducenti. Ondate di calore e siccità prolungate, in linea con i mutamenti del clima europeo, hanno indebolito progressivamente la capacità dell’albero di rigenerarsi. Al tempo stesso, le catene metalliche e i sostegni di legno applicati ai rami fin dal 1904, insieme al cemento colato nelle cavità del tronco, hanno ostacolato il naturale invecchiamento della pianta, irrigidendone la struttura e limitandone la resilienza. È una lezione amara per la conservazione del patrimonio arboreo monumentale: l’eccesso di cura, quando non rispetta la fisiologia di un organismo antico, può accelerarne il declino.

Dal punto di vista dell’ecosistema, la morte della Major Oak non rappresenta una perdita assoluta. Come osservano i naturalisti britannici, il legno morto di una quercia di queste dimensioni diventa un habitat prezioso per centinaia di specie di insetti, funghi e uccelli, prolungando la sua funzione ecologica per decenni. La direzione della riserva ha assicurato che il tronco e i rami resteranno al centro di Sherwood, trasformandosi in un monumento naturale che continuerà a raccontare la leggenda di Robin Hood. Per l’Europa mediterranea, abituata a convivere con ulivi millenari e castagni monumentali, la vicenda inglese suona come un monito: la pressione turistica sui grandi alberi simbolo richiede strategie di gestione che bilancino accessibilità e salvaguardia radicale, prima che la leggenda sopravviva soltanto nei libri.

«È straziante per tutti», ha dichiarato un portavoce della RSPB, ma il lascito della Quercia Maggiore non si misura solo nella clorofilla. La sua sagoma contorta, che ha ispirato artisti e pellegrini per generazioni, rimarrà nel cuore della foresta come testimone silenzioso di un rapporto millenario tra uomo e natura, ricordandoci che persino i simboli più possenti hanno bisogno di respiro.

Divergenza delle fonti

Società e Cultura · 3 testate · 1 lingua

24%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale14%
Critico86%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa atlantica / anglosfera
Stampa europea continentale
pragmatismodistaccoironia

La quercia millenaria di Sherwood, legata alla leggenda di Robin Hood, è morta dopo non aver germogliato in primavera. Siccità, caldo estremo e l'impatto umano, compresi i controversi interventi di conservazione con catene e cemento, hanno accelerato il declino. Il legno morto resterà in piedi, ancora importante per l'ecosistema, mentre il mito sopravvive.

Stampa atlantica / anglosfera
ironiascetticismoschadenfreude

La quercia di Sherwood è stata 'amata a morte' dai turisti, con il suolo compresso che l'ha soffocata. Intanto, la figura di Robin Hood viene riletta in chiave oscura e violenta, come in un nuovo film che trasforma l'eroe popolare in un antieroe. La fine dell'albero sembra rispecchiare il tramonto del mito romantico.

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