
La protesta delle “blatte” infiamma Delhi: scontri, arresti e il governo Modi sotto accusa
Dopo la carica della polizia sulla marcia studentesca, l’opposizione porta la sfida davanti alla residenza del premier, mentre il movimento nato da un insulto giudiziario catalizza la rabbia giovanile per le fughe di esami e la disoccupazione.
La mattina del 21 luglio 2026, migliaia di manifestanti sono tornati a occupare il sito di protesta di Jantar Mantar, nel cuore di Nuova Delhi, nonostante le cariche di polizia e i lacrimogeni che il giorno precedente avevano disperso la marcia “Chalo Sansad” (Andiamo in Parlamento) organizzata dal Cockroach Janta Party (CJP). La mobilitazione, che chiede le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan per le irregolarità negli esami di ammissione alla facoltà di medicina, ha registrato un salto di scala quando il leader dell’opposizione Rahul Gandhi, insieme ad altri esponenti del Congresso, ha inscenato un sit-in davanti alla residenza del primo ministro Narendra Modi, venendo poi prelevato e trattenuto per alcune ore dalla polizia. Secondo fonti della polizia di Delhi, negli scontri di lunedì sono rimasti feriti oltre 60 manifestanti e 118 agenti; il CJP denuncia un numero molto più alto di contusi e accusa le forze dell’ordine di aver usato proiettili a pallini e manganelli elettrici.
Nell’ottica del governo, espressa dal ministro per gli Affari parlamentari Kiren Rijiju e dallo stesso ministro Pradhan, l’esecutivo si è detto pronto a un dibattito in Parlamento sulla vicenda NEET e accusa il Congresso di strumentalizzare gli studenti per creare disordine durante la sessione monsonica. Il premier Modi, in una riunione a porte chiuse con gli alleati, avrebbe promesso un sistema di esami “a prova di errore” e punizioni esemplari per i responsabili delle fughe di notizie. L’opposizione, dal canto suo, interpreta la repressione come un attacco al diritto di protesta e chiede non solo le dimissioni di Pradhan ma anche quelle del ministro dell’Interno Amit Shah, oltre al ritiro delle denunce contro i manifestanti. La frattura si è allargata quando il ministro Jitendra Singh ha riferito che Gandhi, dopo aver inizialmente accettato l’offerta di un dibattito, avrebbe aggiunto la richiesta di dimissioni come condizione per sospendere il sit-in, facendo fallire la mediazione.
La protesta affonda le radici in un malessere strutturale che, secondo analisti europei e asiatici, accomuna l’India ad altre democrazie della regione scosse da mobilitazioni giovanili. Il CJP è nato a maggio 2026 come movimento satirico dopo che il presidente della Corte Suprema aveva definito i giovani disoccupati “scarafaggi”, ma ha rapidamente guadagnato milioni di follower online incanalando la frustrazione per un sistema di esami segnato da decine di fughe di notizie in cinque anni – l’ultima, quella del test NEET-UG, ha costretto 2,2 milioni di candidati a ripetere la prova. A questo si somma un tasso di disoccupazione giovanile urbana che nel 2025 superava il 13%, in un’economia che cresce a ritmi elevati ma genera pochi posti di lavoro stabili. L’attivista Sonam Wangchuk, in sciopero della fame dal 28 giugno, è stato trasferito d’urgenza in un ospedale privato per ordine dell’Alta Corte di Delhi, mentre il fondatore del CJP, Abhijeet Dipke, ha annunciato che il movimento sospenderà le marce verso il Parlamento ma manterrà il presidio permanente.
Sul piano istituzionale, il dossier resta aperto: la polizia ha registrato sei denunce per disordini e danneggiamenti e sta esaminando chat che suggerirebbero un coordinamento premeditato, mentre il Parlamento, dopo due giorni di aggiornamenti, dovrebbe calendarizzare un dibattito sulla riforma del sistema di esami. La visita dei ministri Nadda e Singh a Wangchuk in ospedale segnala un tentativo di canale umanitario, ma le posizioni restano distanti. Per Bruxelles e le cancellerie europee, l’evoluzione della protesta rappresenta un test sulla tenuta delle istituzioni democratiche indiane in un momento in cui il governo Modi, pur avendo perso la maggioranza assoluta nel 2024, continua a esercitare un controllo serrato sull’agenda legislativa e sullo spazio di dissenso.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.30 | aligned |
I manifestanti e l'opposizione denunciano la brutalità della polizia e chiedono le dimissioni del governo.
Il blocco utilizza narrazioni emotive e immagini di vittime per suscitare indignazione, presentando la protesta come un movimento pacifico represso con violenza.
Il blocco omette le dichiarazioni di Modi sulla riforma degli esami e la necessità di mantenere l'ordine pubblico, nonché il fatto che la protesta non era autorizzata.
Il governo indiano sottolinea le misure adottate contro le fughe di notizie e la necessità di un sistema d'esame infallibile.
Il blocco utilizza dichiarazioni ufficiali e un tono istituzionale per presentare la risposta del governo come misurata e responsabile, inquadrando la protesta come una sfida all'ordine pubblico.
Il blocco omette le accuse di violenza poliziesca e le richieste di dimissioni dell'opposizione, nonché la portata della repressione.
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