
La piscina incriminata: alghe, arresti e cifre discordanti nel cuore di Washington
Dopo un restauro da oltre 14 milioni di dollari voluto da Trump, il bacino del Lincoln Memorial è tornato verde. L’amministrazione denuncia sabotaggi e annuncia fermi, ma i numeri ufficiali restano incerti.
Nel cuore della capitale statunitense, la vasca riflettente del Lincoln Memorial — appena riportata all’antico splendore con un intervento da oltre 14 milioni di dollari — è stata invasa da alghe e ha visto scrostarsi la nuova vernice blu. L’amministrazione Trump ha reagito denunciando atti vandalici: secondo la Casa Bianca, ignoti avrebbero versato fertilizzanti nell’acqua e inciso con una lama un taglio di decine di metri nel rivestimento. Nei giorni successivi, le autorità federali hanno comunicato una serie di fermi e denunce.
I dati certi, al momento, sono pochi. La polizia dei parchi nazionali (U.S. Park Police) ha diffuso le immagini di una persona china sul bordo della vasca, invitando il pubblico a collaborare all’identificazione. Un documento depositato in tribunale dal vicedirettore operativo del National Park Service, Frank Lands, conferma che il 9 giugno è stato segnalato un danno alla guarnizione in schiuma, «tagliata con un coltello affilato o una lametta», e che circa settanta cime di paletti di recinzione sono state gettate nell’acqua. L’unico procedimento penale finora registrato nei sistemi giudiziari federali riguarda l’ex canoista olimpico David Hearn, fermato per aver toccato un lembo di vernice che galleggiava; Hearn respinge le accuse e parla di un gesto involontario.
Qui si apre il divario tra le dichiarazioni pubbliche e le carte processuali. Il presidente Trump ha parlato di sei persone arrestate e sette colpite da citazione, mentre il portavoce dell’ufficio del procuratore distrettuale di Washington ha precisato che chi riceve solo una citazione non ha ancora un fascicolo pubblico. Secondo fonti dell’amministrazione interna, gli arresti sarebbero almeno sette, con altre sette citazioni e diciotto denunce, ma i registri accessibili mostrano un’unica incriminazione formale. La discrepanza ha attirato l’attenzione di esponenti del Partito Democratico, che hanno messo a confronto la rapidità di queste azioni con l’assenza di nuovi arresti legati ai documenti del caso Epstein.
La vicenda si inserisce nelle celebrazioni per il duecentocinquantesimo anniversario degli Stati Uniti, inaugurate con un comizio del presidente sul National Mall. Diversi artisti avevano rinunciato a partecipare, giudicando l’evento troppo politicizzato. La piscina, costruita negli anni Venti e da tempo soggetta a perdite e proliferazione di alghe, sarà nuovamente svuotata dopo le festività del 4 luglio per accertare l’entità dei danni. L’inchiesta della polizia dei parchi prosegue, mentre restano da chiarire sia l’origine dei guasti sia il numero esatto delle persone raggiunte da provvedimenti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La vicenda della Reflecting Pool diventa il simbolo della disonestà e della cattiva gestione di Trump. Mentre lui annuncia sei arresti per vandalismo, i documenti ufficiali ne confermano solo uno, smascherando l'ennesima esagerazione e il tentativo di distogliere l'attenzione dai fallimenti della sua amministrazione. Il caso viene usato per sottolineare le priorità distorte, con più arresti per la piscina che per il caso Epstein.
La ristrutturazione fallita della Reflecting Pool è diventata un imbarazzo internazionale per Trump, con alghe e vernice scrostata che trasformano il suo progetto di prestigio in uno zimbello. I presunti atti vandalici e gli arresti vengono trattati con ironia, poiché la vera notizia è l'incompetenza dietro il costoso fiasco. L'episodio viene presentato come una metafora del declino della grandeur americana sotto Trump.
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