
La minaccia Houthi a Bab el-Mandeb allarga il conflitto mediorientale e mette a rischio le forniture energetiche globali
L'annuncio di un blocco navale contro l'Arabia Saudita da parte dei ribelli yemeniti, già seguito dall'inversione di rotta di petroliere saudite, apre un secondo fronte marittimo accanto alla paralisi dello Stretto di Hormuz e minaccia di spingere il prezzo del greggio oltre i cento dollari.
Lunedì 20 luglio 2026 il movimento yemenita Ansar Allah, noto come Houthi, ha dichiarato un «embargo marittimo» contro l'Arabia Saudita, con effetto immediato. La minaccia, comunicata via radio e per e-mail alle compagnie di navigazione, ha già prodotto conseguenze concrete: nella giornata di martedì due petroliere cariche di greggio saudita destinate a India e Cina hanno invertito la rotta nel Mar Rosso, dirigendosi verso il Canale di Suez anziché attraversare lo Stretto di Bab el-Mandeb. Secondo i dati di tracciamento navale, almeno altre quattro unità hanno modificato i piani di navigazione, mentre i premi assicurativi per i transiti nella zona sono aumentati sensibilmente.
Le posizioni dei contendenti sono nette. Il portavoce militare Houthi, Yahya Saree, ha giustificato il blocco come ritorsione per quello che definisce un «assedio ingiusto» imposto da Riad allo Yemen da oltre un decennio, e ha avvertito che qualsiasi nave diretta o proveniente da porti sauditi sarà considerata un obiettivo militare «in qualsiasi luogo». Il Ministero degli Esteri saudita ha respinto le accuse come «infondate» e ha annunciato che il regno adotterà «tutte le misure necessarie» per proteggere le proprie imbarcazioni, mentre il portavoce della coalizione a guida saudita, Turki al-Malki, ha promesso una risposta «rapida e ferma» contro atti definiti «pirateria marittima». Da Washington, il presidente Donald Trump ha dichiarato che se il blocco dovesse concretizzarsi, gli Stati Uniti «se ne occuperanno», ricordando le operazioni militari già condotte contro il gruppo yemenita.
La posta in gioco è la tenuta di una delle arterie energetiche più vitali del pianeta. Bab el-Mandeb, il «Portone delle Lacrime» che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, vede transitare normalmente circa il 12% del commercio marittimo globale e, secondo le stime di Kpler, oltre 4 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati. Con lo Stretto di Hormuz di fatto paralizzato dagli scontri tra Stati Uniti e Iran, l'Arabia Saudita ha dirottato la gran parte delle proprie esportazioni petrolifere – circa 3,6 milioni di barili al giorno – attraverso il terminal di Yanbu, sul Mar Rosso. Un blocco effettivo, anche solo parziale e condotto con attacchi sporadici, potrebbe ridurre l'offerta globale di petrolio di un ulteriore 7%, sommandosi al 10% già sottratto dalla crisi del Golfo. Per l'Europa e per l'Italia, che dipendono in misura significativa dal greggio mediorientale, lo scenario si traduce in un rischio concreto di nuovi rincari dei carburanti e di un aggravamento delle pressioni inflazionistiche, in un contesto già segnato da costi logistici elevati e rotte alternative che allungano i tempi di navigazione di settimane.
Secondo fonti della sicurezza marittima e analisti mediorientali, l'iniziativa Houthi non è soltanto una reazione alle tensioni bilaterali con Riad – riesplose dopo il bombardamento dell'aeroporto di Sanaa che ha impedito l'atterraggio di un volo iraniano con a bordo una delegazione del gruppo – ma si inserisce in un disegno strategico più ampio. Teheran, che sostiene militarmente e politicamente gli Houthi, avrebbe esercitato pressioni affinché il gruppo yemenita chiudesse Bab el-Mandeb come ritorsione per i continui raid statunitensi contro le infrastrutture energetiche iraniane. L'obiettivo, secondo osservatori europei, sarebbe duplice: aggravare la crisi energetica globale per aumentare il costo politico della guerra su Washington e aprire un secondo fronte che costringa la coalizione a guida saudita a disperdere risorse militari.
Al momento il blocco non è stato attuato in modo sistematico, ma il solo annuncio sta già producendo effetti di deterrenza sul traffico mercantile. Fonti diplomatiche riferiscono che mediatori pakistani e qatarioti hanno presentato a Teheran una nuova proposta di cessate-il-fuoco di dieci giorni, mentre il ministro degli Esteri iraniano ha confermato l'esistenza di canali di comunicazione indiretti con Washington. Tuttavia, in assenza di progressi negoziali, il rischio che la minaccia Houthi si trasformi in una campagna di attacchi asimmetrici – con mine, droni e barchini esplosivi – rimane elevato, con conseguenze potenzialmente sistemiche per la sicurezza energetica europea e per la stabilità dei mercati globali.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.40 | critical |
Gli Stati Uniti e i loro alleati non tollereranno l’interruzione delle rotte marittime vitali da parte degli Houthi; agiremo con decisione per proteggere i rifornimenti energetici globali.
Inquadrando la minaccia houthi come una sfida diretta all’ordine guidato dagli USA e sottolineando la promessa di Trump, la narrazione rende l’intervento americano inevitabile e giustificato.
Viene omesso il contesto umanitario del blocco saudita sullo Yemen che gli Houthi citano come giustificazione, presentando invece l’azione houthi come un’escalation non provocata nel conflitto USA-Iran.
Gli Stati Uniti gestiranno il problema houthi come hanno già fatto in passato; non c’è motivo di allarmarsi.
Ripetendo la promessa di Trump di ‘occuparsi’ degli Houthi, la narrazione riduce un complesso conflitto regionale a una semplice risposta americana, implicando che la minaccia è sotto controllo.
Viene omessa qualsiasi discussione sull’impatto reale del blocco houthi sul traffico marittimo o sull’escalation più ampia tra USA e Iran, concentrandosi esclusivamente sulle parole di Trump.
L’India deve urgentemente assicurarsi forniture petrolifere alternative, poiché il blocco houthi minaccia la nostra linea vitale energetica dall’Arabia Saudita.
Evidenziando l’inversione di rotta di una petroliera diretta in India e avvertendo di un petrolio a 100 dollari, la narrazione crea un senso di vulnerabilità immediata e invoca un’azione politica.
Viene omesso il contesto geopolitico più ampio della guerra USA-Iran e le rivendicazioni houthi, concentrandosi esclusivamente sulle conseguenze economiche per l’India.
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